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Direzione Pd: "Ora tocca a Di Maio e Salvini". Passa proposta Martina

Politica
Foto Ansa

La direzione nazionale ha approvato il documento finale. Definito il prossimo futuro del partito. Il vicesegretario guida nella fase di transizione: "No subito al congresso, prima un progetto". Orlando: "Vogliamo garanzie" e chiede dimissioni segreteria

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Documento finale approvato (con sette astenuti, che dovrebbero far capo all’area Emiliano) e relazione del vicesegretario Maurizio Martina recepita. È questo il risultato della direzione nazionale del Pd, la prima dell’era post-Renzi dopo la sconfitta alle elezioni politiche del 4 marzo. A mediare, all'interno del partito, fino all’assemblea nazionale di aprile ci sarà il reggente Martina (CHI È). Mentre manca una tempistica per il congresso. Proprio il ministro delle Politiche agricole e guida ad interim della segreteria ha ribadito: "Il Pd continuerà a servire i cittadini dall'opposizione. Ora tocca a Di Maio e Salvini". Dello stesso parere Graziano Delrio che spiega: "Abbiamo ricevuto una cartolina netta, chiara, dagli elettori. Noi staremo dove ci hanno messo gli elettori: all'opposizione". Gentiloni guarda al futuro: "Dalla sconfitta il Pd saprà risollevarsi, con umiltà e coesione". Mentre Andrea Orlando chiede "garanzie" perché "l'ultima direzione ha creato un vulnus nei rapporti". (LO SPECIALE ELEZIONI)

Le prossime tappe: verso l'assemblea nazionale

La prossima sfida che attende il partito è quella dell'assemblea nazionale di aprile che, secondo il vicesegretario Martina, "anziché avviare il congresso e le primarie dovrebbe dar vita a una Commissione di progetto per una fase costituente e riorganizzativa". "La prossima assemblea nazionale dovrebbe avere la forza di aprire una fase costituente del partito democratico in grado di portarci nei tempi giusti al congresso - ha detto il vicesegretario - Perché il nostro progetto ha bisogno ora più che mai di nuove idee e non solo di conte sulle persone".

Renzi assente, Gentiloni: "Esempio stile. Ora umiltà e coesione"

All'assemblea hanno partecipato tutti i big, da Delrio a Orlando, a Emiliano. Assente, invece, Matteo Renzi che, nell' ultima Enews aveva fatto sapere: "Io non mollo. Mi dimetto da segretario del Pd come è giusto fare dopo una sconfitta. Ma non lasceremo mai il futuro agli altri". Sul suo passo indietro è intervenuto anche Paolo Gentiloni che ha definito le dimissioni di Renzi un "esempio di stile e coerenza politica". "Dalla sconfitta", ha poi scritto su Twitter, "il Pd saprà risollevarsi, con umiltà e coesione. Ora fiducia in Maurizio Martina".

Martina: "M5s e Lega, ora non avete più alibi"

Proprio la nuova guida del Pd, Martina, ha colto l'occasione per ribadire con forza la linea del partito nello schierarsi all'opposizione: "Il Pd continuerà a servire i cittadini dall'opposizione, dal ruolo di minoranza parlamentare. Alle forze che hanno vinto diciamo una cosa sola: ora non avete più alibi. Ora il tempo della propaganda è finito. Lo dico in particolare a Lega e Cinque Stelle: i cittadini vi hanno votato per governare, ora fatelo. "La nostra sconfitta è stata netta - ha proseguito Martina - intendiamo rispettare profondamente il voto di tutti gli italiani e saremo coerenti con gli esiti del 4 marzo. Ora tocca a chi ha ricevuto maggior consenso l'onore e l'onere del governo del Paese".

Martina: "Guiderò il partito con il massimo della collegialità"

"La segreteria si presenta dimissionaria a questo appuntamento - ha detto Martina nella sua relazione - Con il vostro contributo cercherò di guidare il partito nei delicati passaggi interni e istituzionali a cui sarà chiamato. Lo farò con il massimo della collegialità e con il pieno coinvolgimento di tutti, maggioranza e minoranze, individuando subito insieme un luogo di coordinamento condiviso. Chiedo unità". Martina aveva iniziato la sua relazione parlando delle dimissioni di Renzi da segretario: "Sento innanzitutto il bisogno di riconoscere la scelta che il segretario ha compiuto dopo il voto, con le sue dimissioni, e voglio ringraziarlo per questo atto forte e difficile ma soprattutto per il lavoro e l'impegno enorme di questi anni".

Orlando: vogliamo garanzie, dimissioni segreteria

In direzione Pd è anche intervenuto Andrea Orlando che ha spiegato: "La collegialità è essenziale, non è una concessione ma un'assunzione di responsabilità. Non capisco però il residuo di classe dirigente precedente". La sua richiesta è quella delle dimissioni della segreteria: "Non guardateci male se chiediamo qualche garanzia. L'ultima direzione ha creato un vulnus nei rapporti", ha detto.

Emiliano: "Appoggio esterno a M5s o pericolo Aventino"

Tra gli esponenti del Pd, però, c'è anche chi vorrebbe un'apertura al Movimento 5 stelle, come il governatore della Puglia Michele Emiliano: "Il Partito democratico può decidere se far unire il Movimento 5 Stelle e Salvini e rimanere fuori da ogni controllo democratico di questo processo difficile", ha detto. "Mi è venuto in mente l'Aventino il cui risultato è stato la deriva autoritaria dell'Italia. Ci sono molte cose se ci possono fare, concordando un programma sostenendolo dall'esterno", ha spiegato.