Elezioni 2018, Di Maio proporrà generale Costa come ministro Ambiente

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Il diretto interessato replica: "Da servitore Stato, disponibile a ministero" e si mette in licenza fino al 6 marzo. Il candidato premier del M5s sullo scenario post voto: no a larghe intese e alleanza con il centrosinistra, sì a contratto su temi - LO SPECIALE

Luigi Di Maio ha fatto il primo nome dei ministri di un eventuale governo del Movimento 5 Stelle: è quello del generale di brigata dei carabinieri Sergio Costa a cui andrebbe il dicastero all’Ambiente. Ma il leader dei pentastellati ha anche ribadito, in vista dei possibili scenari che nasceranno dall’election day del 4 marzo, il suo "no" alle larghe intese e alle trattative sui ministri. Mentre è un "sì" quello su un "contratto vincolante" sui contenuti della diciottesima legislatura. Poi, sempre sul tema del dopo voto, ha spiegato di essere fiducioso di ottenere con il M5s "la maggioranza assoluta dei consensi" che lo metterebbe quindi in condizione di governare (LO SPECIALE ELEZIONI).

No alle larghe intese e ad alleanze con il centrosinistra

"Aspettiamo il 4 marzo per capire la configurazione del Parlamento, ma molti elettori del centro sinistra mi dicono che credono che l'unica battaglia ormai sia tra noi e il centro destra, perché il Pd é al 20%, il centro destra al 30% e noi abbiamo picchi che arrivano al 35%". Niente alleanze con la sinistra, dunque. "Non siamo disposti ad alleanze o larghe intese. Se ci dovessimo trovare la sera delle elezioni con la maggioranza assoluta, saremmo nelle condizioni di governare da soli. Ma se non dovesse esserci questo numero, la squadra di ministri la presentiamo prima, quindi nessuna trattativa sui nomi", ha garnatito il leader di M5s. In quel caso, Di Maio direbbe ai suoi interlocutori: "Di voi non ci fidiamo, ma se vogliamo mettere insieme i temi su cui costruire i programmi di lavoro, noi ci stiamo. Firmiamo un contratto vincolante, su quello votiamo e iniziamo la diciottesima legislatura". 

Il generale Costa e la lotta alle ecomafie

Di Maio ha anche annunciato la presentazione della lista dei ministri al capo dello Stato, "per un gesto di rispetto istituzionale e non per fare campagna elettorale". In questo senso, il primo nome a emergere è stato quello del generale di brigata dei carabinieri Sergio Costa, "da sempre impegnato nel contrasto alle ecomafie e ai Casalesi". E il diretto interessato ha risposto così: "Da servitore dello Stato, qualora il premier incaricato ritenesse di indicarmi come possibile ministro dell'Ambiente, mi renderò disponibile". Il generale ha poi fatto anche sapere che "da oggi fino a martedì 6 marzo sarà in licenza per mantenere il profilo istituzionale più corretto". Di Maio, proprio parlando della lotta di Costa contro le ecomafie, è anche tornato sulla vicenda rifiuti in Campania con l’inchiesta della Procura di Napoli sullo smaltimento dei rifiuti che vede tra gli indagati, con l’accusa di corruzione, anche Roberto De Luca, assessore comunale dimissionario di Salerno e figlio del governatore della Campania, Vincenzo De Luca. L’assessore Roberto De Luca "riceve i camorristi nel suo studio", ha detto Di Maio, sottolineando la diversità tra questa vicenda e la questione dei rimborsi nel M5s: "Da noi chi sgarra viene messo alla porte, nel Partito democratico viene fatto ministro".

 

"Lega? Non mi fido, impediamo vittoria a centrodestra"

Ma il candidato premier del M5s ha parlato anche del centrodestra e a chi gli chiede se la distanza tra il Movimento e la Lega sia aumentata, risponde: "Io non mi fido di nessuno e spero che gli italiani impediscano al centrodestra di Berlusconi di raggiungere un risultato notevole. Questi qui, a differenza di Berlusconi e Bossi, litigano dalla mattina alla sera".

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