Camera: sì definitivo al riconoscimento dei figli naturali

Politica

È legge il provvedimento che attribuisce ai bambini nati fuori dal matrimonio gli stessi diritti dei figli legittimi. Esteso il vincolo di parentela anche a nonni, zii e cugini. Le nuove norme avranno rilevanza anche ai fini dell’eredità

I figli sono tutti uguali. L'aula della Camera ha approvato in terza lettura la legge che equipara i figli legittimi a quelli naturali, ben 100mila nel nostro Paese, il 20 per  cento dei bambini. Stessi diritti, insomma, senza distinzioni: sono figli e basta.
Il provvedimento, ormai legge, è un testo unificato che ha condensato sei proposte di legge sul tema presentate da centrodestra e centrosinistra. Il disegno di legge è passato con 366 favorevoli, 31 contrari, 58 astenuti.
Assicurato per tutti i figli, dunque, il vincolo di parentela, come stabilito dall'articolo uno della legge, nel quale si stabilisce che "la parentela è il vincolo tra le persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all'interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo". Una novità di non poco conto, dato che avrà rilevanza anche ai fini dell’eredità.

Vincolo di parentela con nonni, zii, cugini - Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre "anche se già uniti in matrimonio con altra  persona all'epoca del concepimento" e il riconoscimento "può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente", stabiliscono le nuove norme. Questa modifica, in sostanza, riconosce anche ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti (nonni, zii, cugini) e non solo con i genitori.
Inoltre, con l'uniformazione del vincolo di parentela, si stabilisce che tutti i figli "hanno lo stesso stato giuridico" e che, in caso di riconoscimento postumo, da parte del padre, il cognome della madre non sarà mai cancellato, ma il figlio potrà affiancargli quello paterno. 

Norme estese anche a figli nati da incesto o violenza - Le norme approvate si estendono anche ai figli nati da violenza o incesto, un'apertura che ha visto in queste  ore un duro contendere nell'aula della Camera. Un fronte guidato dall'Udc ha infatti cercato di affossare questa opzione, ma alla fine è prevalsa la linea già passata a Palazzo Madama, dove non erano  mancati scontri.
L'attuale testo dell'art. 251 c.c. vieta che possano essere riconosciuti i figli nati da persone unite da vincolo di parentela in linea retta all'infinito (padre-figlia ecc..), in linea collaterale  nel secondo grado (fratello-sorella), e tra affini in linea retta  (suocero-nuora). L'eccezione a questa regola è che entrambi i genitori, o almeno uno di essi, all'epoca del concepimento, avessero ignorato il vincolo.
La nuova disposizione prevede invece che il figlio nato da  persone, tra le quali esiste "un vincolo di parentela in linea retta  all'infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un  vincolo di affinità in linea retta", può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all'interesse del figlio e  alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Nella relazione al disegno di legge si parla della possibilità di concedere un'identità, uno status, a questi figli che subiscono le colpe di chi li ha generati.

I diritti e i doveri del figlio
- Introdotti infine anche i "diritti e i doveri del figlio", che modificano l'articolo 315 del codice civile. Il figlio "ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni". Il figlio "ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i  parenti".
Il figlio minore (che ha compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento) "ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano". Il figlio "deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa".
Nel caso però in cui sia venuta meno la potestà genitoriale, il figlio può sottrarsi all'obbligo di prestare gli alimenti a quel genitore. Uno dei decreti attuativi che dovranno essere emanati dal governo riguarderà la disciplina delle successioni e delle donazioni, ai fini dell'eredità.

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