Sindaci-parlamentari: la Consulta boccia il doppio incarico

Politica
Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania e senatore del Pdl

La Corte Costituzionale cassa la legge che consentiva a chi occupa un seggio a Roma di diventare primo cittadino di un Comune con più di 20mila abitanti. La sentenza obbligherà il sindaco di Catania Stancanelli a scegliere una delle due cariche

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Niente più doppio incarico per i sindaci-parlamentari. La Consulta ha bocciato la legge 60, risalente al 1953, nella quale non si prevede incomapatibilità tra la carica di parlamentare e quella di sindaco di un Comune con più di 20mila abitanti.

La questione era stata sollevata dal Tribunale civile di Catania in seguito al ricorso di Salvatore Battaglia, un cittadino siciliano. Raffaele Stancanelli, sindaco della città etnea, è infatti diventato primo cittadino nel giugno 2008, quando già ricopriva la carica di senatore tra i banchi del Pdl. Stancanelli ha mantenuto il doppio incarico ma la decisione n.277 della Corte Costituzionale lo costringerà a rinunciare a una delle due poltrone.

La Consulta è intervenuta per colmare un vuoto legislativo. La legge statale, infatti, prevede che non siano eleggibili alla carica di parlamentare i presidenti delle Province ed i sindaci dei Comuni con più di 20mila abitanti, ma non dice nulla riguardo all'ipotesi inversa, e cioè nel caso in cui un sindaco o un presidente della provincia vengano eletti in parlamento. In questo modo, sgombrando il campo da possibili interpretazioni, non sarà più possibile avere il doppio incarico.

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