Tremonti: nessun passo indietro. E spunta la cabina di regia

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Non si fermano le critiche del Pdl per l'assenza al voto sull'arresto del suo ex collaboratore Milanese. Il ministro: non mi dimetto. Ma i parlamentari del partito del premier adesso pretendono maggiore condivisione

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Dice di voler pensare solo agli interessi dell'Italia, di lavorare per il bene del Paese. Giulio Tremonti va avanti, non intende minimamente fare un passo indietro. Da via XX settembre si ribadisce che il ministro dell'Economia, nonostante gli attacchi subiti, non è certamente intenzionato a dimettersi.
Tornerà da Washington domenica 25 settembre per ripendere in mano il dossier sulla crescita. A due giorni esatti dalle critiche del Pdl per la mancata presenza al voto sulla richiesta d'arresto riguardante Marco Milanese, suo ex braccio destro, il ministro dell'Economia non intende, però - spiegano fonti parlamentari della maggioranza - neanche fare da capro espiatorio.

Intanto, si è mosso il Pdl. Da Gasparri a Cicchitto, tutti cercano di mediare. La tensione resta, ma sono proprio i fedelissimi del premier a 'frenare', ad eliminare innanzitutto l'opzione dimissioni del superministro dal tavolo.
Perché c'è il timore che qualora Tremonti decida di fare un passo indietro possa crollare tutto, che possa tornare ad aleggiare il fantasma del governo tecnico. Certo, si fa presente che la richiesta di una maggiore collegialità, di una cabina di regia non è in discussione. Anzi fonti parlamentari sottolineano che se il professore di Sondrio non dovesse sedersi al tavolo per un confronto la situazione potrebbe ugualmente precipitare. Per questo motivo i 'big' del partito lanciano un appello alla moderazione.
Anche se, secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta avrebbe avvertito il premier: "Se cade Giulio, cade anche il governo".

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