Pd, direzione "thriller". Poi passa la linea Bersani

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Pier Luigi Bersani
BERSANI

Temuta e persino annunciata a metà giornata, alla fine la rottura nel Partito Democratico non si è consumata. La minoranza ha preferito non andare al muro contro muro e uscire dalla sala al momento del voto. Il segretario: “Guidiamo la riscossa del Paese”

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Paventata e persino annunciata a metà giornata, alla fine la rottura nel Pd non si è consumata. Almeno non nel modo clamoroso che la reazione di Movimento Democratico alla scelta di Pier Luigi Bersani di mettere ai voti la relazione aveva per qualche ora lasciato presagire. I veltroniani-fioroniani (la minoranza) hanno preferito non andare al muro contro muro e uscire dalla sala al momento del voto. Così a verbale resterà lo strappo, ma nessun numero che pesi la minoranza. "Sono alla ricerca del massimo di unità visto il passaggio delicato", ha premesso Bersani nell'aprire i lavori (qui il suo discorso), ma "serve anche chiarezza e chiederò che la direzione si assuma le sue responsabilità attraverso un voto". 

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Dopo 8 ore di dibattito, la relazione di Bersani ha ottenuto 127 sì, due astensioni (gli ulivisti Giulio Santaganta e Sandra Zampa) e il voto contrario di Caterina Corea e Liliana Frascà, due esponenti calabresi della direzione in aperta contestazione per il commissariamento del partito regionale. Non vota Sergio Chiamaprino, che lascia la riunione prima del tempo: "Se votassi mi asterrei", ha spiegato, "non c'è nessun passo avanti significativo". Non votano i rottamatori: Matteo Renzi ha fatto appena un'apparizione e Pippo Civati se ne è andato prima della fine. "Ma avrei votato no", ha chiarito Civati.

Il confronto è stato piuttosto teso, per usare un eufemismo. E si è arrivati a un passo dal “che fai, mi cacci” di finiana memoria: Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni hanno rimesso il mandato in segreteria. A scatenare le loro ire, le parole di Gianclaudio Bressa, che a nome di Area democratica ha sollevato dubbi sul fatto che chi non condivide la linea del segretario possa continuare ad avere incarichi importanti di partito. “Questo è gravissimo", ha spiegato il responsabile welfare nel suo intervento, "io e Gentiloni rimettiamo il nostro mandato".

Mandato restituito prontamente da Bersani nella replica. "Erano in minoranza già prima, io sono il segretario e non mi è mai passato per la testa di porre il problema", ha ricordato. Sulla vicenda ha mediato Enrico Letta. "Rivolgo un appello a Veltroni, Gentiloni e Fioroni a non votare contro e a non considerare sfumature diverse solchi che portino a fratture che vanno evitate", ha esortato nel suo intervento. E anche Rosy Bindi ha invitato "alla serietà, a stare dentro il Pd con il cuore e con la testa. Questo è il nostro cantiere non ce ne sono altri, e non ci sono uscite sicurezza per nessuno".

Comunque, ha chiarito Anna Finocchiaro, il Pd non è il Pdl. "C'è la maggioranza e ci sono anche minoranze", detto, ma "nessuno viene cacciato". Serafico Franco Marini: "Nessuna spaccatura nessun dramma, è la democrazia". Certo la direzione non è proprio stata all'impronta del bon ton invocato dal segretario: nella sua relazione aveva chiesto di "fermare la deriva di stile" nei rapporti interni al partito.

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