Riforme, sul presidenzialismo Fini frena Berlusconi

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Il modello francese non dispiace nessuno, ma piace a pochi. Mentre il premier da Parigi rilancia con forza sul tema, lo stop arriva dal presidente della Camera. Pd: “sono altre le riforme prioritarie”. E il Pdl discute su chi deve guidare il processo

Il presidente della Repubblica ha chiesto concretezza sul tema delle Riforme e da Parigi il premier rilancia il presidenzialismo sul modello francese. Ma lo stop arriva proprio dall’interno della sua maggioranza con il presidente della Camera Gianfranco Fini che dice: “Non è possibile introdurre il modello francese con una legge elettorale proporzionale a turno unico”. Per Fini quel modello funziona con il maggioritario a doppio turno, inoltre, invita a seguire l'interesse generale. ''L'approccio mi sembra molto “sloganistico” -ha aggiunto-, rischiamo di ripetere vicende già conosciute come le riforme varate dal centrodestra e bocciate dal referendum, ovvero di “tante chiacchiere e pochi fatti”. Proprio l’opposto di quanto auspicato dal Quirinale.

Intanto, dal convegno di Confindustria che si è tenuto a Parma, sul tema è intervenuto anche il segretario del Pd Pierluigi Bersani che chiede se sia possibile conciliare il federalismo con il sistema francese: "Quando si parla di presidenzialismo, di semipresidenzialismo, cose che esistono nel mondo, si tenga conto però della particolare situazione italiana e del fatto che stiamo  avviandoci verso un sistema a forti connotati federali". Insomma, "chi tiene assieme" il Paese? si chiede Bersani.

Ma l’appello del Capo dello Stato a non buttare via questa legislatura non ha lasciato indifferente nessuno. Dalla maggioranza e dall’opposizione arrivano apprezzamenti, ma anche tanti distinguo. Il Pdl spinge sull’accelleratore e si affida alle parole di Daniele Capezzone per un appello all’opposizione “Noi le riforme le vogliamo fare, speriamo che la sinistra abbia voglia di essere al nostro fianco”.

Per i  “Finiani” la preoccupazione maggiore è chi guiderà il processo riformatore. E vedono un tridente alla guida, come spiega Italo Bocchino: “Il direttore d’orchestra deve essere il presidente del Consiglo, coadiuvato dal ministro per le Riforme, Umberto Bossi, e da Presidente della Camera come collegamento con il Parlamento”.

L’ unico che rimane fuori dal coro e Antonio Di Pietro:"Bisognava, piuttosto, dare poco spazio a riforme “ad personam” della Costituzione e magari inviare un messaggio alle Camere sulla crisi".
     
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