Processo Open Arms a Palermo, ammessi tutti i testi: deporrà anche Richard Gere

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Salvini: "Ditemi voi quanto è serio un processo dove verrà da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere"

Al via questa mattina nell'aula bunker del carcere Pagliarelli di Palermo l'udienza del processo che vede imputato il leader della Lega Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona e omissioni di atti d'ufficio per aver impedito, da ministro degli Interni, alla nave della ong Open Arms di attraccare a Lampedusa nell'agosto del 2019. A bordo c'erano 147 migranti soccorsi in mare, rimasti sull'imbarcazione diversi giorni senza poter scendere e poi sbarcati a Lampedusa su disposizione del capo della Procura di Agrigento, Luigi Patronaggio.

Il tribunale di Palermo ha ammesso tutti i testi citati dalle parti: ra loro l'ex premier Conte e anche l'attore Richard Gere, che nel 2019 salì a bordo della Open Arms mentre la nave attendeva l'autorizzazione all'attracco.

I testi

Chiamati a testimoniare anche il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese e tre componenti del cosiddetto Conte uno: l'ex vice premier Luigi Di Maio e gli ex ministri ai Trasporti Danilo Toninelli e alla Difesa, Elisabetta Trenta. Citati anche l'ex direttore dell'Aise e l'ex premier maltese Muscat. Il primo è stato citato dalla difesa di Salvini in relazione all'ipotesi di un rischio di infiltrazioni terroristiche tra i 147 migranti bloccati sulla nave Open Arms. Per quanto riguarda la citazione dell'ex premier maltese, secondo l'avvocato difensore Giulia Bongiorno sentire il Governo Maltese è indispensabile perché dimostrerebbe che la Open Arms pur potendo approdare a Malta si rifiutò e proseguì verso l'Italia.

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All'uscita dall'aula bunker del Pagliarelli, il senatore Salvini ha commentato: "Ditemi voi quanto è serio un processo dove verrà da Hollywood a testimoniare sulla mia cattiveria Richard Gere. Spero che duri il meno possibile perché ci sono cose più importante di cui occuparsi. Mi dispiace solo per due cose, per il tempo che tolgo ai miei figli e per i soldi che gli italiani spendono per questo processo politico organizzato dalla sinistra". Ieri, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Palermo, aveva affermato: "Ritengo di aver fatto semplicemente il mio dovere non di ministro ma di cittadino italiano visto che l'articolo 52 della Costituzione scrive che la difesa della Patria è un dovere sacro. Se ciò mi deve costare un processo con una condanna che può arrivare a 15 anni di carcere, sono pronto in totale serenità e con l'orgoglio di aver servito il mio Paese", aveva aggiunto sottolineando di entrare "in quell'aula di tribunale forte del fatto che un altro tribunale su un episodio identico ha stabilito che non c'è stato nessun reato. Se a Catania la pensano così, confido che a Palermo accada la stessa cosa", riferendosi al caso Gregoretti. "Abbiamo salvato vite e difeso il nostro Paese", eppure, aveva concluso, "credo di essere l'unico ministro in Europa che va a processo non per questioni di soldi, ma per aver fatto il proprio lavoro, oltretutto diminuendo il numero di morti e dispersi in mare".

Le parole del fondatore della ong, Oscar Camps

"Siamo qui per avere giustizia. Assicurare un porto sicuro non è una scelta politica ma di umanità", ha sottolineato Oscar Camps, il fondatore della ong Open Arms prima di entrare nell’aula bunker del carcere Pagliarelli. "Noi abbiamo rispettato le  convenzioni internazionali- dice -. A prescindere dalla politica le persone soccorse in mare vanno salvate". "Salvare persone non è un delitto - continua - ma è un obbligo non solo dei capitani, ma per gli Stati tutti. Agevolare l'individuazione di un porto sicuro, indipendentemente dalla situazione amministrativa di uno Stato e dagli accordi di uno Stato, non ha nulla a che vedere con la situazione politica. E' un atto umanitario".

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Intanto davanti al carcere Pagliarelli è stato esposto un cartello con la scritta: "Signor Salvini è così che lei salva vite innocenti?" durante un flash mob del movimento artistico-culturale Our Voice. Nella performance viene rappresentato Salvini seduto su una sedia, mentre ai suoi piedi ci sono quattro ragazzi seminudi colorati d'oro e d'argento che allungano le braccia verso altri due giovani di pelle bianca e nera. "Con questa performance - dice Sonia Bongiovanni, fondatrice di Our voice - denunciamo che i politici, come Salvini, spesso non si impegnano per proteggere e salvare le persone in mare. Nella raffigurazione il politico ha in mano le risorse dell'Africa, che vengono rubate dal capitalismo occidentale. I ragazzi d'oro e d'argento rappresentano appunto le risorse che vengono estirpare, gli altri due ragazzi Thierno Mbengue, originario del Senegal, e Dennis Pinzone di origini boliviane, rappresentano l'unione dei popoli in tutto il mondo".

Il flash mob a Palermo
Il flash mob a Palermo - ©Ansa

L'udienza

L'udienza, dedicata all'ammissione delle liste testi di accusa e difesa e alle produzioni documentali, si è svolta davanti ai giudici della seconda sezione del tribunale. L'udienza è cominciata con le questioni preliminari poste dalla Procura di Palermo. L'accusa è rappresentata in aula dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Marzia Sabella e dai pm Gery Ferrara e Giorgia Righi. Tra le richieste probatorie, 59 documenti e l'interrogatorio del senatore Salvini. Tra i documenti richiesti figurano le comunicazioni intercorse tra le autorità coinvolte nella vicenda, dal momento dalla prima richiesta di porto sicuro avanzata dalla nave allo sbarco a Lampedusa, il decreto ministeriale che sancì il divieto di ingresso della Open Arms, gli atti della Procura dei Minori sulla presenza dei minorenni a bordo, le relazioni psicologiche e mediche sullo stato delle persone che si trovavano sulla imbarcazione spagnola. I pm hanno chiesto l'ammissione anche di una serie di atti come la decisione del Tar che annullava il divieto di sbarco deciso dal Viminale, i verbali della Polizia Scientifica sulle condizioni dei migranti a bordo della Open Arms, la sentenza del gup di Siracusa che ha assolto il comandante della Open Arms in un altro processo, la decisione a carico dell'Italia del Comitato Onu in un caso di omesso soccorso e la corrispondenza tra l'ex premier Conte e Matteo Salvini sulla vicenda della nave spagnola.

La Procura di Palermo si è opposta alla citazione a deporre dell'attore Richard Gere, avanzata dal legale della ong spagnola. Il procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, intervenendo al processo, ha escluso la rilevanza della testimonianza di Gere e ha parlato di "spettacolarizzazione e risonanza che non interessano alla procura". Per i pm per descrivere le condizioni dei naufraghi soccorsi in mare e in attesa di sbarco "ci sono testi ben più qualificati". 

Le richieste della difesa

Per la difesa, l'Italia non era competente ad assegnare il porto sicuro alla nave della ong Open Arms. Il legale di Salvini, l'avvocato Giulia Bongiorno, ha chiesto, oltre all'esame del leader della Lega, l'acquisizione di due decreti di archiviazione che escludono, in casi analoghi a quello della Open Arms, la competenza italiana nell'assegnazione del Pos (Place of safety) e, sempre in tema di assenza di competenza italiana, le note del ministero degli Esteri in cui si ribadiva che a stabilire il porto sicuro doveva essere la Spagna. La difesa ha chiesto, inoltre, di acquisire la direttiva del 2019 che stabiliva i provvedimenti da adottare a carico delle ong che disattendevano le indicazioni di uno Stato. Nella lista dei documenti chiesti dalla difesa di Salvini anche le indicazioni del Governo che evidenziavano la politica italiana in materia di sbarchi e che sancivano la necessità di arrivare a un accordo in sede europea sulla distribuzione dei migranti prima dell'assegnazione del Pos e dell'autorizzazione allo sbarco. La Procura non si è opposta alle richieste di acquisizione documentale dell'avvocato Bongiorno se non all'ammissione di articoli di giornale o comunicati stampa.

"Manca presupposto del reato di sequestro"

Per l'avvocato Giulia Bongiorno, "non c'è stato nessun ritardo per lo sbarco dei migranti, semmai il tempo necessario per stabilire di chi era la competenza e dove dovevano sbarcare i migranti". "Il sequestro di persona è un reato previsto nel caso in cui la vittima è costretta a stare in un posto - sostiene il legale - In questo caso la nave aveva la possibilità di andare in Spagna o a Malta e non era costretta a stare in Italia, quindi mancano i presupposti del sequestro". "Noi abbiamo insistito su una cosa - aggiunge Giulia Bongiorno - Catania e Palermo sono processi gemelli. Chi ha assistito a quello di Catania ha avuto modo di ascoltare da tutti che ci fu una condivisione nel governo di allora, un vero e proprio consenso da parte dei ministri e del presidente del Consiglio in particolare, al fine di cambiare il tipo di linea politica: prima di tutto la salute, ma contemporaneamente la richiesta di aiuto all'Europa - sottolinea la penalista - Prima si fanno gli accordi di redistribuzione e poi i migranti possono sbarcare. Significa che anche con l'inizio del governo Conte 2 Lamorgese ha seguito la stessa procedura: prima si fanno gli accordi e poi si sbarca".

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