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BYD vs Stellantis, sospesa la campagna pubblicitaria contro il PureTech

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L’Istituto per l’Autodisciplina Pubblicitaria ha giudicato sleale la campagna messa in piedi dal colosso cinese dopo il ricordo del gruppo guidato da Antonio Filosa, le comunicazioni andranno rimosse da tutti i canali

E’ tempo di scrivere la parola fine su “Operazione Purefication”. La campagna pubblicitaria promossa dal colosso cinese BYD va fatta cessare secondo quanto stabilito dal Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria (IAP). L’ente ha infatti sottolineato come la pubblicità diffusa attraverso diversi mezzi di comunicazione dalla casa automobilistica asiatica vada contro gli articoli 2 (riguardante la comunicazione commerciale ingannevole), 14 (denigrazione) e 15 (comparazione). 

Le motivazioni dell'IAP

Per questo l’IAP ne ha disposto la cessazione immediata. Perché, in accordo con gli articoli richiamati, il messaggio della pubblicità di BYD è considerato non corretto per quel che concerne la comparazione oltre ad essere considerato lesivo per l’immagine di Stellantis e fuorviante per i consumatori. In particolare la campagna pubblicitaria del marchio cinese faceva leva sui problemi dei motori PureTech di alcuni veicoli Stellantis e in particolare a quelli legati alla cinghia a bagno d’olio. Nella pubblicità si invitavano gli automobilisti alla permuta con la possibilità di ottenere bonus fino a 10.000 euro per l’acquisto di uno dei modelli di BYD.

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La reazione di Stellantis

A questo punto si attende la pubblicazione integrale del provvedimento, che tuttavia è già stato trasmesso alle concessionarie che gestiscono la pubblicità. La decisione è arrivata dopo il ricorso del gruppo Stellantis che ha accolto con favore la decisione del Giurì: "Stellantis accoglie con soddisfazione la decisione odierna del Giurì dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria relativa alla recente comunicazione commerciale 'Operazione Purefication' diffusa da BYD Italia", dice la società. "La pronuncia ha ritenuto tale campagna ingannevole, denigratoria ed illecita sotto il profilo comparativo, disponendone la cessazione e rappresenta un importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti”.

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