Introduzione
Secondo un’inchiesta condotta da Adnkronos a Roma, diversi meccanici della Capitale hanno raccontato di aver riscontrato negli ultimi tempi "una crescita del 25-30%" di mezzi danneggiati da rifornimenti "allungati", ovvero da carburanti diluiti, che aumentano il guadagno dei distributori e causano ad auto e moto danni molto costosi da riparare. Ecco come accorgersi se è successo al proprio veicolo e come procedere per chiedere un risarcimento.
Quello che devi sapere
I controlli della Guardia di Finanza
A inizio agosto, dopo la pubblicazione dell’inchiesta, la Guardia di Finanza ha condotto alcuni controlli in distributori a campione nella zona di Roma e Provincia: "Circa il 20% degli impianti controllati è risultato irregolare, sia per quanto riguarda la qualità del prodotto erogato, sia per l'esposizione al pubblico dei prezzi sia per il rapporto tra carburante risultato erogato e prodotto effettivamente sceso a terra", ha riferito il colonnello Daniele Corradini, comandante del I Gruppo Roma della Guardia di Finanza che ha coordinato la maxi-operazione. Dati confermati anche dalle analisi di laboratorio effettuate dai tecnici dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: "Abbiamo riscontrato alcune anomalie dovute alla presenza di sostanze diverse da quelle che dovevano essere naturalmente presenti. In media, troviamo un campione adulterato ogni 10-15 analizzati, e che quindi non rispetta le norme, sia quelle commerciali sia quelle fiscali. Ed è un fenomeno in crescita in questi ultimi periodi", ha detto all'Adnkronos Fabrizio Apruzzese, dirigente dell'ufficio laboratorio di Roma Dell’Adm. Un fenomeno "dovuto alla miscelazione di altri prodotti con il gasolio per accrescerne il volume". "Inoltre - ha aggiunto Apruzzese - nella benzina in qualche caso abbiamo riscontrato delle anomalie dovute alla presenza di acqua".
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I segnali di un rifornimento annacquato
Come spiega il sito specializzato inSella, fra i principali segnali per riconoscere la presenza di acqua nel carburante ci sono:
- Un avviamento difficoltoso del motore, che può anche spegnersi subito dopo essere stato acceso;
- Vibrazioni o rumori anomali
- Un’improvvisa perdita di potenza durante la guida
- Consumi più elevati di carburante.
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La differenza fra auto nuove e più datate
Mentre le auto meno recenti possono non dare immediatamente segnali di malfunzionamento, "le auto moderne sono dotate di sensori che, quando rilevano un carburante non conforme, possono bloccare l’avviamento del motore o addirittura spegnerlo per evitare danni ancora più gravi. In molti casi compare una spia sul quadro strumenti oppure il motore perde potenza, si spegne improvvisamente o non riparte più. Il problema, però, è che spesso il consumatore si accorge del carburante contaminato soltanto quando il danno è già avvenuto", spiega Vincenzo Borgomeo, Direttore del portale di settore FormulaPassion, citato da Consumerismo.
Cosa fare se si sospetta un rifornimento diluito
"Il primo errore che molti automobilisti commettono è continuare a utilizzare il veicolo o buttare via la ricevuta del rifornimento. Se dopo il rifornimento compaiono anomalie, spegnimenti improvvisi, perdita di potenza o difficoltà di avviamento, è fondamentale fermare l’auto appena possibile e iniziare subito a raccogliere tutte le prove utili", avverte l’avvocato Paolo Di Donato, Direttore Nazionale degli Sportelli +Tutela Consumerismo. Le raccomandazioni sono quindi quelle di:
- Conservare la ricevuta o lo scontrino del rifornimento;
- Annotare data, ora, importo e stazione di servizio;
- Fotografare il quadro strumenti con eventuali spie accese;
- Far trasportare il veicolo presso un’officina qualificata;
- Chiedere al meccanico una relazione scritta che attesti la compatibilità del danno con carburante contaminato;
- Conservare, se possibile, un campione del carburante estratto dal serbatoio.
Di chi è la responsabilità?
Per scongiurare eventuali risarcimenti, molti gestori di distributori attribuiscono la colpa alla compagnia petrolifera o al fornitore del carburante. Tuttavia, spiega ancora l’avvocato Paolo Di Donato, "il riferimento per il consumatore è chi gli ha venduto quel carburante. Anche se il gestore prova a scaricare la responsabilità sulla compagnia petrolifera, il cliente ha acquistato un bene non conforme presso quella stazione di servizio. È il venditore che risponde dei danni causati al motore, salvo poi rivalersi eventualmente sui propri fornitori".
Come procedere per ottenere un risarcimento
Per chiedere il risarcimento, sottolinea Consumerismo, va inviata una diffida formale, tramite PEC o raccomandata A/R, alla stazione di servizio e, per conoscenza, alla compagnia petrolifera. Nella richiesta devono essere allegati:
- Ricevuta del rifornimento;
- Relazione del meccanico;
- Fatture delle riparazioni;
- Fotografie;
- Eventuali analisi o campioni del carburante.
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Segnalare alle autorità
Infine, è fondamentale presentare anche una segnalazione alla Guardia di Finanza e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).
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