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Stellantis, stop definitivo di Acc alla gigafactory a Termoli

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©IPA/Fotogramma

La joint venture tra Mercedes, Stellantis e Total ha annunciato lo stop definitivo. "Come concordato un anno fa al Mimit puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento”, ha precisato Stellantis, garantendo “continuità lavorativa all'interno di Stellantis” agli “attuali dipendenti dell'Acc"

Acc ferma il progetto per la gigafactory di Termoli, in provincia di Campobasso. La joint venture tra Mercedes, Stellantis e Total ha annunciato lo stop definitivo. "Come concordato un anno fa al Mimit puntiamo a sostenere il Made in Italy e a garantire il futuro dello stabilimento”, ha precisato Stellantis, garantendo “continuità lavorativa all'interno di Stellantis” agli “attuali dipendenti dell'Acc". La holding multinazionale ha poi ribadito che “prende atto della decisione di Acc di avviare discussioni con le parti sociali al fine di bloccare i progetti delle gigafactory in Germania e in Italia”, sottolineando che “stiamo monitorando attentamente la situazione e restiamo pienamente mobilitati per valutarne le implicazioni industriali e sociali".

La nota di Stellantis

Stellantis ha poi ribadito che "indipendentemente dalla strategia di investimento di Acc” ha preso “decisioni forti volte a proteggere i dipendenti in un contesto difficile per l'industria automobilistica in Europa”. A Termoli Stellantis ha annunciato che “l'arrivo della linea di produzione del cambio e-Dct è stato confermato entro la fine del 2026”. Inoltre, “è previsto un investimento sui motori GSE conformi alla normativa Euro 7, garantendone la piena utilizzabilità anche dopo il 2030 sia nella gamma di prodotti attuale che in quella futura", precisa ancora l'azienda.

L'annuncio di Acc

Acc ha dato l'annuncio sottolineando che "nell'ambito della nostra riorganizzazione industriale, non si prevede che saranno soddisfatti i prerequisiti per riavviare i progetti di Acc in Germania e in Italia, che sono in standby ormai da maggio 2024". L'azienda "deve impiegare le proprie risorse per massimizzare la propria competitività, maturità tecnologica ed eccellenza industriale". E ancora: "Sono state implementate misure strategiche in tutti i siti di Acc per ottimizzare le nostre prestazioni operative e la sostenibilità finanziaria, al fine di garantire che il contributo alla transizione verso la mobilità elettrica avvenga da una posizione di resilienza e solidità economica". Acc ha poi rimarcato che "mentre si stanno valutando diversi scenari, abbiamo avviato un dialogo costruttivo con i rappresentanti del works council in Germania e con i sindacati in Italia per lavorare sulle condizioni relative all'eventuale interruzione dei progetti delle gigafactory di Kaiserslautern e Termoli". Infine, la joint venture "mantiene la propria capacità industriale in Francia, utilizzando il sito di Billy-Berclau/Douvrin come principale polo di innovazione per concentrarsi sul miglioramento dell'efficienza e della competitività della produzione. Senza un sostegno immediato e mirato alla produzione locale, l'Europa rischia di rinunciare alla propria autonomia strategica in una delle tecnologie più critiche del XXI secolo". 

Fiom: “Il futuro di Termoli è legato alle decisioni di Stellantis”

Secondo Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile settore mobilità, e Ciro D'Alessio, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil, la notizia "sostanzialmente pone una pietra tombale sulle due fabbriche in Germania e Italia (in Francia è produttiva)”. La situazione “era ormai chiara da tempo pur se non ancora definitiva”, mentre la situazione “del sito di Termoli resta quindi legata esclusivamente a Stellantis e alle sue decisioni".
La decisione di Acc, spiegano Lodi e D'Alessio, è “strettamente legata alle scelte di Stellantis, essendo l'azionista di maggioranza relativa del consorzio” e “pone sempre maggiori preoccupazioni per la prospettiva dell'automotive in Italia”. Secondo Fiom, Stellantis “deve aprire un confronto vero con i sindacati perché la situazione in Italia è a livello emergenziale. Confronto che deve anticipare il piano industriale”. Per Lodio e D'Alessio, “la Presidenza del Consiglio non può continuare ad ignorare la situazione e deve convocare le parti a Palazzo Chigi".

 

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