Julian Assange, dall’asilo all'arresto: la vicenda giudiziaria del fondatore di Wikileaks

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Nel 2012 il fondatore di Wikileaks si è rifugiato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra per sfuggire alla richiesta di estradizione della Svezia. Dopo 7 anni, l’11 aprile 2019, viene arrestato dai servizi britannici. Il 4 gennaio 2021 un giudice britannico ha respinto la richiesta di estradizione degli Usa. Ecco le tappe principali 

Per sette anni la sua casa è stata una piccola ambasciata nel cuore di Londra, dove aveva trovato riparo dopo la richiesta di estradizione inoltrata dalla Svezia per rispondere a una controversa denuncia per abusi sessuali poi archiviata. Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, è rimasto rifugiato nella sede diplomatica dell’Ecuador dal 19 giugno 2012 fino all’11 aprile 2019, quando il Paese sudamericano ha deciso di ritirargli la cittadinanza e lo ha espulso, consentendo ai servizi segreti britannici di arrestarlo (LE REAZIONI). Assange è accusato negli Usa di violazione dell'Espionage Act (contestato per la prima volta in un caso di pubblicazione di documenti riservati sui media) per aver contribuito a svelare dal 2010 documenti segreti del Pentagono relativi a crimini di guerra in Afghanistan e Iraq. Rischia una condanna a 175 anni di carcere, ma intanto il 4 gennaio 2021 una giudice britannica ha respinto la richiesta di estradizione negli Stati Uniti. Ecco la storia degli ultimi anni della vita dell’attivista australiano, dalla concessione dell’asilo politico al coinvolgimento nello scandalo Russiagate.

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“Quest'uomo è un figlio, un padre, un fratello. Ha vinto dozzine di premi per il giornalismo. È stato nominato per il premio Nobel per la pace ogni anno dal 2010. Potenti attori, tra cui la CIA, sono impegnati in uno sforzo sofisticato per disumanizzarlo, delegittimarlo e imprigionarlo”. Con queste parole Wikileaks, la creatura che ha contribuito a fondare, descrive su Twitter Julian Assange. Classe 1971, giornalista, hacker e programmatore, nel 2007 è tra i promotori del sito web che, tra le altre cose, rivela centinaia di migliaia di file segreti del governo statunitense sulle guerre in Afghanistan e in Iraq, sui rapporti delle ambasciate Usa e sulle schede dei detenuti di Guantanamo. Dal 2010 è in corso un'inchiesta del Grand Jury di Alexandria, in Virginia, per la pubblicazione dei documenti riservati. Negli Stati Uniti viene bollato come “nemico pubblico”.

L’accusa di stupro e il rifugio in ambasciata

Nell’agosto del 2010, una donna accusa Assange di aver approfittato del sonno per stuprarla, senza preservativo. I due erano a Stoccolma per una conferenza. Lei afferma di avergli sempre rifiutato un rapporto sessuale non protetto. A dicembre l’australiano viene arrestato in Gran Bretagna e poi rilasciato su cauzione. Nel febbraio del 2011 Londra approva la richiesta di estradizione inoltrata dalla Svezia e invita Assange a presentarsi davanti a un tribunale per il 29 giugno 2012. Il 19 giugno Assange decide però di non presentarsi e chiede, invece, asilo all'Ecuador, che lo accoglie nella sua ambasciata a Londra. L'Ecuador, allora guidato dal presidente Rafael Correa, gli concede protezione perché ritiene fondate le preoccupazioni del fondatore di Wikileaks che l'estradizione in Svezia lo esponga al rischio di estradizione negli Stati Uniti.

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Nel 2017 esplode negli Stati Uniti il caso Russiagate, un'inchiesta giudiziaria nata a seguito di sospette ingerenze da parte della Russia nella campagna elettorale per le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016. Secondo l'intelligence americana, l'organizzazione guidata da Julian Assange ha collaborato con il Cremlino per condizionare le elezioni. Il 13 novembre 2017 Donald Trump Jr. pubblica lo scambio di messaggi con WikiLeaks durante le presidenziali negli Stati Uniti. Due mesi prima era invece filtrata la notizia che il deputato repubblicano Dana Rohrabacher avesse proposto a Donald Trump di offrire l’immunità ad Assange in cambio della sua disponibilità a escludere che fosse stata la Russia a fornire a Wikileaks le mail hackerate ai democratici durante la campagna per le presidenziali.

L’arresto

Il 19 maggio 2017 la Svezia archivia le accuse. Riaprirà il caso solamente se Assange rientrerà nel Paese entro agosto 2020, altrimenti scatterà la prescrizione. Resta, per Londra, l'accusa di aver violato gli obblighi legati alla cauzione. L’11 gennaio 2018 l'Ecuador afferma di aver concesso la cittadinanza ad Assange, chiedendo inoltre a Londra di riconoscerlo come diplomatico in modo da evitargli l'arresto e la probabile estradizione negli Stati Uniti dove deve rispondere della pubblicazione di documenti segreti militari e diplomatici nel 2010. Londra respinge la richiesta. Il presidente dell'Ecuador, Lenin Moreno, chiede "una soluzione positiva a breve termine". Il 6 febbraio 2018 il giudice britannico conferma il mandato di cattura. L’11 aprile 2019 l'Ecuador revoca l'asilo concesso ad Assange e l'ambasciata ecuadoregna a Londra lo espelle. Ad attenderlo le autorità britanniche che lo arrestano.

Le incriminazioni negli Usa e la richiesta di estradizione negata

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A maggio 2019 Assange viene incriminato negli Stati Uniti. A suo carico vengono presentati 17 capi d'accusa sulla base dell'Espionage Act per avere cospirato per ottenere informazioni classificate poi diffuse online. I documenti erano stati forniti dall'ex militare Chelsea Manning, condannato negli Usa e poi graziato da Barack Obama. Se ritenuto colpevole, Assange rischia 10 anni per ogni capo d'accusa mosso nei suoi confronti. Nel febbraio 2020 inizia il processo per l’estradizione negli Usa ma il 4 gennaio 2021, la giudice distrettuale londinese Vanessa Baraitser ha respinto l'istanza americana con un verdetto di primo grado, contro il quale con ogni probabilità arriverà il ricorso di Washington. La giudice Baraitser ha motivato la sua decisione citando le condizioni di salute mentale di Assange, ritenute molto precarie da diversi medici e dai suoi legali. 

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