Cos'è l'ICE, l'agenzia che controlla l'immigrazione negli Usa

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Introduzione

Agenzia federale istituita nel 2003 dopo gli attentati dell’11 settembre, la United States Immigration and Customs Enforcement (ICE) agisce come branchia del Dipartimento per la sicurezza interna (DHS), con compiti che spaziano dal controllo delle frontiere interne al contrasto al crimine transnazionale. Da quando Donald Trump è diventato presidente degli Usa per la seconda volta, molto si è parlato dell'ICE. La struttura, con sede a Washington DC, è finita ad esempio nel mirino delle proteste per gli arresti a Minneapolis, in Minnesota, del gennaio 2026, che hanno visto anche la morte di due persone per mano dei suoi agenti.

Quello che devi sapere

Perché Bush istituì l'ICE

Obiettivo dell’apparato, voluto dall’allora presidente George W. Bush Junior e che oggi conta oltre 21mila operatori, era di rafforzare i controlli interni sull’immigrazione come misura preventiva di minacce alla sicurezza nazionale.

 

Per approfondire: Minneapolis, agente ICE uccide altro uomo. Trump: "Sindaco e governatore incitano all'insurrezione"

George W. Bush Junior

Come opera l'ICE

Dotata di un budget autonomo, che nel 2018 ha superato i 7,6 miliardi di dollari, l’ICE agisce prevalentemente nelle città, nei luoghi di lavoro e di riunione. Spetta invece alla US Border Patrol pattugliare le migliaia di chilometri di frontiere terrestri e marine che separano gli Stati Uniti dai Paesi vicini, a partire da Messico, Canada, Russia e Cuba.

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Due apparati

L’agenzia federale, diretta dal marzo scorso da Patrick J. Lechleitner, opera attraverso due apparati:

  • Il primo è l'Enforcement and Removal Operations (Ero): è la struttura incaricata di rintracciare, arrestare ed eventualmente deportare persone irregolari che transitano nel territorio. Sotto la giurisdizione dell'Ero rientra inoltre la rete di centri di detenzione civile, strutture separate dai penitenziari federali e statali che ospitano oltre 41mila persone e che il presidente Usa ha promesso di sfoltire deportando migliaia di irregolari nel carcere extaterritoriale di Guantanamo.
  • Poi c'è la Homeland Security Investigations (Hsi), che indaga anche all'estero su crimini federali di varia natura, dal cyberterrorismo al traffico di droga, esseri umani, armi o denaro. Gli agenti dell'ICE possono condurre indagini sotto copertura e arrestare individui per violazioni civili dell’immigrazione anche senza reati.

I primi arresti e le retate simboliche

Sin dai primi giorni dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’ICE ha condotto retate simboliche in diversi Stati, dall’Illinois alla Florida, come prova del cambio di passo sul tema dell'immigrazione irregolare. Secondo la strategia della nuova amministrazione repubblicana, l’agenzia dovrebbe compiere fino a 3mila arresti al giorno, oltre il doppio della media registrata in passato.

Un agente della US Customs and Border Patrol
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Le retate contro le “città santuario”

L’accelerata sugli arresti dell'ICE promossi dai “falchi” dell’amministrazione come il vice-capo di gabinetto Stephen Miller e dal funzionario Tom Homan si è indirizzata innanzitutto sulle cosiddette “città santuario”. Los Angeles è capofila di comuni, contee e località che limitano la collaborazione con il governo federale in materia di immigrazione con l’obiettivo di proteggere i migranti privi di documenti dalla deportazione fornendo loro assistenza sanitaria e istruzione. L'operazione lanciata da Trump all'inizio del suo secondo mandato, denonimata "Operation at large", ha visto impegnati circa 5mila agenti federali (non solo ICE) in blitz che hanno coinvolto varie città, da Los Angeles a New York e Chicago, da Atlanta a Miami.

Sconti tra governo federale e locale

Leggi come la SB 54 vietano il ricorso a fondi locali per appoggiare interventi federali in materia di immigrazione. I blitz, condotti senza l’avallo delle amministrazioni comunali, hanno colpito in larga misura lavoratori arabi, latinoamericani o asiatici privi di precedenti penali ma solo tacciati di aver commesso reati.

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Interventi in luoghi simbolo

Ad accendere la miccia delle sommosse contro Trump e l'ICE sono state soprattutto le modalità “militaresche” con cui gli agenti hanno eseguito le verifiche sui permessi di soggiorno. Così è stato ad esempio a Los Angeles nel 2025: muniti di granate stordenti, veicoli non contrassegnati e tenute tattiche, le operazioni condotte in luoghi simbolo della città, dal Fashion District ai quartieri popolari di Westlake e Paramount, hanno suscitato un senso di intimidazione nella popolazione.

Una maglietta con scritto "ICE out of LA!"

Il duello Trump-Newsom

I disordini hanno spinto il presidente Usa Trump a inviare 4mila militari della Guardia Federale e 700 Marines inasprendo uno scontro istituzionale con il governatore democratico della California Gavin Newsom che non aveva chiesto l'intervento federale e che ha sporto una doppia denuncia al governo. Da lì i toni tra i due non si sono più calmati.

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Minneapolis e il Minnesota

Il 7 gennaio del 2026, un agente dell'ICE ha sparato e ucciso Renee Nicole Good, una donna di 37 anni, cittadina statunitense, durante un’operazione di controllo dell’immigrazione. La città ha risposto con forti proteste. Altrettanto dura la repressione degli agenti. Una settimana dopo, un uomo venezuelano è stato ferito alla gamba a North Minneapolis. Poi, il 24 gennaio, un altro uomo è stato ucciso. Molto si è discusso anche della detenzione di un bambino di cinque anni, fermato mentre tornava da scuola: l'immagine del piccolo con lo zaino da scuola ha fatto il giro del mondo. Anche una bambina di appena due anni è stata detenuta insieme al padre. 

 

Per approfondire: Usa, Guardian: “Ice ha arrestato un uomo e la figlia di 2 anni a Minneapolis”

Proteste a Minneapolis, gennaio 2026
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