Brexit, il Regno Unito verso il ritorno nell’Ue? Quali Paesi sono favorevoli e quali no
MondoIntroduzione
A oltre dieci anni dal referendum che ha portato il Regno Unito fuori dall’Unione europea, qualcosa sembra essere cambiato a Londra. Il primo ministro laburista Andy Burnham ha detto chiaramente che il Paese deve riavvicinarsi a Bruxelles perché "la Brexit ha fatto più male che bene" al Regno Unito e perché restare ancorati a "uno status quo" che non funziona sarebbe una "diserzione dal dovere". Parole che sembrano aprire a un possibile ritorno nell’Ue. E i sondaggi mostrano come metà dei britannici sostenga il rientro e quasi il 60% consideri un errore l'uscita.
Quello che devi sapere
Cosa dicono i sondaggi
Un sondaggio condotto su oltre 11mila persone e pubblicato questo mese indica che il 50% dei britannici è favorevole al ritorno nell'Unione, contro il 28% di contrari e una restante quota di indecisi. E nonostante ci siano potenziali rischi nel riaprire il dossier - da una nuova campagna referendaria incendiaria a una possibile vittoria alle prossime elezioni di Farage, il grande fautore della Brexit - il tema è tornato al centro della politica inglese. Tanto che Sky News Uk, in occasione del Consiglio europeo dei giorni scorsi, ha chiesto a diversi leader dei Paesi Ue quale sia la loro posizione sul tema.
Leggi anche: Uk, premier Burnham: "Interferenze della Russia sul referendum Brexit del 2016"
Le posizioni di Spagna e Germania
Il primo ministro uscente della Spagna, Pedro Sanchez, ha commentato l’ipotesi ventilata da Burnham di riportare il Regno Unito nell’Unione europea: "Lo apprezzo molto. Penso che staremmo meglio uniti. Per l’Europa è molto importante rafforzare la nostra rilevanza geopolitica, e per farlo è molto importante avere il Regno Unito" come membro dell’Ue. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è invece allontanato prima di ricevere la domanda.
Leggi anche: Cinque premier dieci anni: la stabilità perduta del Regno Unito
I Paesi favorevoli al ritorno di Londra
Tra i leader intervistati da Sky News Uk, il presidente della Lituania Gitanas Nauseda ha detto supporterebbe "assolutamente" il ritorno del Regno Unito nell’Ue. Il presidente di Cipro, Nikos Christodoulides, ha risposto: "Se il Regno Unito è pronto a tornare, noi siamo pronti ad accoglierlo". Il primo ministro della Croazia, Andrej Plenkovic, si è invece chiesto: "Hanno voglia di ritornare?". Mentre la prima ministra della Danimarca, Mette Frederiksen, alla domanda se fosse disponibile a riaccogliere Londra ha risposto: "Certo, sempre".
Chi è apparso più tiepido
Tra I leader europei c’è anche chi ha offerto posizioni più sfumate. Il primo ministro dei Paesi Bassi, Rob Jetten, ha detto che "in fin dei conti devono essere i cittadini britannici a decidere come dovranno essere le relazioni" con l’Unione europea. Rumen Radev, primo ministro della Bulgaria, interrogato sul fatto se sia o meno favorevole a un rientro di Londra nell’Ue, ha risposto: "Certo, ma questa volta il Regno Unito deve imparare la lezione". Andrej Babis, primo ministro della Repubblica Ceca, ha risposto tra il serio e il faceto: "Sì certo, abbiamo bisogno di più soldi".
Il peso della Russia sulla Brexit
Il primo ministro della Lituania, Andris Kulbergs, ha fornito un’ulteriore chiave di lettura della situazione: "Penso che il Regno Unito dovrebbe tornare in famiglia". Lasciare l’Unione "non era la volontà di tutta la popolazione, è stato orchestrato e aiutato dalle attività della Russia, e vediamo adesso come funziona" questo meccanismo. Un apparente riferimento a quanto dichiarato dal premier Burnham, secondo cui Mosca ha interferito con il referendum per la Brexit.
La posizione delle istituzioni europee
E per quanto riguarda i rappresentanti delle istituzioni europee? L’Alta rappresentante per la politica estera e la sicurezza, Kaja Kallas, ha sottolineato che "tutti i nostri amici sono benvenuti" nell’Unione. E la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha detto che sosterebbe "assolutamente" un rientro di Londra "non solo come presidente del parlamento ma anche come cittadina del Paese da cui provengo", Malta, che storicamente ha stretti legami con il Regno Unito.
Chi è contrario al rientro di Londra
Non risultano dichiarazioni di leader europei apertamente contrarie al ritorno del Regno Unito nell’Unione europea. In ogni caso, qualora Londra davvero decidesse di provare ad aderire di nuovo all’Ue, sarebbero necessarie trattative per stabilire a quali condizioni questo ritorno potrebbe concretizzarsi, e non è detto che tutti e 27 i membri siano sulla stessa lunghezza d’onda a tal riguardo.
A che condizioni Londra potrebbe tornare
Le possibili criticità del resto sono già state evidenziate lo scorso anno, da un sondaggio condotto da YouGov e ripreso dal Guardian: guardando solamente ai quattro Paesi più popolosi dell’Ue - Germania, Francia, Italia e Spagna - in tutti e quattro la maggioranza della popolazione si era detta a favore del ritorno di Londra nell’Ue. Ma interrogati sulla possibilità che il Regno Unito rientri nell’Unione con gli stessi privilegi che aveva in passato - per esempio non adottare l’euro e non aderire all’area Schengen - soltanto un terzo dei cittadini di Germania, Francia, Italia e Spagna si è detto favorevole.
Il "modello Svizzera" per il rientro
E nel dibattito che si è acceso nel Regno Unito su una potenziale nuova adesione all’Ue, è emerso uno scenario che riporterebbe Londra molto vicina a Bruxelles in pochi mesi: come riferito dal Guardian, per Bernd Lange, eurodeputato tedesco che fu molto coinvolto nelle negoziazioni per la Brexit, per il Paese sarebbe possibile ottenere un accordo nello stile di quello da poco siglato tra Svizzera e l’Unione europea.
Che cos’è il "modello Svizzera"
Ma in cosa consisterebbe questa intesa? La Svizzera non è un membro a tutti gli effetti dell’Unione europea, ma lo scorso anno ha siglato un accordo con il Blocco che prevede un "accesso senza ostacoli" al mercato unico tramite una fitta rete di oltre cento specifiche intese. Questo permette al Paese di avere accesso al mercato dell’energia dell’Ue, ai programmi spaziali, all’Erasmus, e di partecipare all’European Centre for Disease Prevention and Control e altro ancora. In cambio, la Svizzera ha accettato la libertà di movimento delle persone e paga ogni anno 375 milioni di euro destinati ai fondi di coesione dell’Ue.
Leggi anche: Brexit, 10 anni dall’addio del Regno Unito all’Ue: tutte le tappe