AI, Parolin all'Onu: “Intelligenza umana continui a guidare innovazioni tecniche”

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Il cardinale, segretario di Stato e capo della delegazione della Santa Sede, è intervenuto a New York portando il saluto e il pensiero di Papa Leone XIV. Il cardinale ha espresso preoccupazione per i sistemi d'arma autonomi letali: “La decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati, ma deve rimanere sotto un controllo umano effettivo, consapevole e responsabile", ha detto Parolin

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L’intelligenza artificiale è al centro del dibattito alla 81esima sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sul tema è intervenuto anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato e capo della delegazione della Santa Sede che ha richiamato l’attenzione sull’urgenza di una regolazione etica dell’AI. Per il cardinale, “il progresso tecnologico deve rispettare il primato della persona umana, affinché sia sempre l'intelligenza umana, con la sua coscienza e la sua libertà, a guidare le innovazioni tecniche e a determinarne responsabilmente l'uso e i limiti".

Preoccupazione per i sistemi d'arma autonomi letali

Il cardinale ha espresso particolare preoccupazione per i sistemi d'arma autonomi letali e ha citato i criteri indicati da Papa Leone XIV: "Quando la decisione di colpire diventa automatizzata od opaca, aumenta il rischio di abdicare alla responsabilità". Per questo, ha sottolineato, "la catena della responsabilità deve essere identificabile e verificabile". Proteggere i civili dovrebbe essere il principio alla base di ogni scelta, anche in tempi di guerra: "La velocità e l'efficienza - ha ribadito - non devono mai essere il criterio supremo per decisioni irreversibili prese nel contesto della guerra". Ne consegue che “la decisione di usare la forza letale non può essere delegata a processi opachi o automatizzati, ma deve rimanere sotto un controllo umano effettivo, consapevole e responsabile". Da qui la richiesta di un quadro internazionale condiviso "per contenere la corsa agli armamenti tecnologici e garantire una solida protezione dei civili e delle infrastrutture necessarie alla loro sopravvivenza".

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Parolin: “Dialogo sia strumento ordinario per risolvere conflitti”

Nel suo intervento il cardinale Parolin si è poi focalizzato sull’importanza del dialogo e della diplomazia come “strumenti ordinari per risolvere i conflitti”. Il segretario di Stato vaticano ha portato a New York il saluto di Papa Leone XIV e ha sottolineato che il tema scelto quest'anno dall'Onu, "Restoring Trust, Managing Transformation: A United Nations that delivers for All", ovvero “Ricostruire la fiducia, gestire la trasformazione: Nazioni Unite al servizio di tutti”, non può essere considerato soltanto un auspicio, ma "un urgente imperativo morale e politico". Il cardinale ha sottolineato che "ogni istituzione internazionale, al di là del suo quadro giuridico, ha bisogno della fiducia reciproca tra i suoi membri per essere efficace" e questa fiducia "è un processo continuo", che "si alimenta attraverso il rispetto reciproco e il dialogo" e richiede un impegno costante per la dignità umana e la giustizia. Al contrario, al giorno d’oggi, le relazioni internazionali sono segnate da "una crescente mancanza di fiducia tra gli attori". Il cardinale ha quindi citato l'enciclica Magnifica humanitas del Pontefice per ribadire che "il dialogo è uno strumento diplomatico insostituibile per prevenire i conflitti e ricostruire i legami di fiducia". Gli Stati, ha aggiunto, “dovrebbero andare oltre gli interessi nazionali ed economici e avviare discussioni e decisioni comuni che mettano al primo posto la promozione del bene comune, centrato sulla dignità di ogni persona umana, donata da Dio".

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Parolin: "Gaza e Cisgiordania serve la soluzione dei due Stati"

Il cardinale ha poi dedicato un passaggio del suo discorso alla guerra in Medio Oriente, ribadendo la necessità della soluzione dei due Stati, “nell'ottica di giungere a una pace giusta e duratura". La Santa Sede, per bocca di Parolin, all’Assemblea Onu di New York è tornata a lanciare un appello per “porre fine alle violenze in corso contro la popolazione civile palestinese in Cisgiordania, in particolare all'escalation delle ostilità, alle demolizioni di abitazioni e alle restrizioni alla libertà di movimento, che provocano lo sfollamento delle comunità palestinesi". Parlando nello specifico di Gaza, il cardinale ha affermato che “la Santa Sede resta preoccupata per la grave crisi umanitaria, la distruzione diffusa, gli sfollamenti di massa e le pesanti e persistenti carenze”. 

Parolin: "Bene trilaterale tra Usa, Israele e Libano ma rispettare termini"

La Santa Sede, ha quindi fatto presente Parolin, “accoglie con favore la firma dell'Accordo quadro trilaterale tra Stati Uniti, Israele e Libano, volto a stabilizzare i confini meridionali della Repubblica del Libano e a raggiungere una pace giusta e duratura. Tale accordo rappresenta di per sé un importante sviluppo. Tuttavia, la Santa Sede esprime serie preoccupazioni riguardo alle difficoltà incontrate nella sua attuazione ed esorta le parti coinvolte a rispettare pienamente e ad attuare i termini dell'accordo attraverso azioni concrete". E ha aggiunto: "Il rispetto della sovranità e dei confini costituisce il fondamento essenziale per l'attuazione del piano di pace. Inoltre, la presenza dei cristiani in Libano e in tutto il Medio Oriente non deve essere soltanto salvaguardata come legittima continuazione di una presenza storica, ma deve anche essere incoraggiata dalla comunità internazionale, poiché i cristiani aspirano a essere una forza attiva di pace, spiritualità e cultura all'interno del mosaico di popoli che compongono il Levante, dove ha avuto origine la fede cristiana". 

Guerra in Ucraina

Non è mancato uno sguardo anche all'altra guerra, quella tra Kiev e Mosca. "Dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina, il bilancio delle vittime continua a salire", ha esordito il cardinale Parolin. "Di fronte a questa tragedia, la Santa Sede, pur sollecitando il rigoroso rispetto del diritto internazionale umanitario, sottolinea l'urgente necessità di porre fine alle ostilità e di aprire la strada alla diplomazia. La pace non può essere rimandata; le armi devono tacere e i bombardamenti devono cessare. La Santa Sede incoraggia ogni iniziativa volta a raggiungere un cessate il fuoco immediato, completo ed efficace". 

Rapporti Usa-Cuba e Venezuela

Attenzione anche alle tensioni in America con Cuba e Venezuela. Il Vaticano, ha ribadito il segretario di Stato, "segue con attenzione la situazione tra Cuba e gli Stati Uniti ed esorta tutti i responsabili a favorire un dialogo sincero ed efficace, al fine di evitare qualsiasi azione che possa accrescere le sofferenze dell'amato popolo cubano. In Venezuela, incoraggia ogni sforzo volto al pieno ripristino dell'ordine democratico attraverso mezzi pacifici e inclusivi che rispettino la sovranità nazionale, nonché all'avvio di un processo di riconciliazione nazionale fondato sul dialogo, sul perseguimento del bene comune e sul pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà civili". E ha concluso: "In tale contesto, la situazione talvolta difficile vissuta dai detenuti in Venezuela, così come le sofferenze patite dalle loro famiglie, continuano a destare preoccupazione umanitaria e non devono essere trascurate. La stessa considerazione vale per l'urgente necessità di una rapida ripresa dell'economia nazionale, a beneficio dell'intera popolazione, la cui maggioranza continua a subire condizioni di vita estremamente difficili". 

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