Lo speciale sull'alluvione in Nepal e Tibet
Arrow-link
Arrow-link

Alluvione Nepal, Kathmandu chiede danni a Cina, Usa e India: "Colpo del loro inquinamento"

Mondo

Dopo l'alluvione che ha causato oltre 1.100 morti e quasi 4mila dispersi, il governo di Kathmandu ha avviato un'iniziativa diplomatica per ottenere un risarcimento dai maggiori produttori di gas serra. Il ministro degli Esteri Shisir Khanal ha indicato Cina, Stati Uniti e India come responsabili di una catastrofe legata, secondo l'esecutivo nepalese, al cambiamento climatico

ascolta articolo

Con un bilancio salito a 1.114 morti e 3.916 dispersi, il Nepal ha deciso di chiedere il conto ai grandi inquinatori del pianeta. Il governo di Kathmandu ha avviato un'iniziativa diplomatica per ottenere un risarcimento dai Paesi ritenuti responsabili delle emissioni di gas serra, ritenute all'origine della devastante inondazione che ha travolto le vallate dell'Himalaya. A guidare la richiesta è il ministro degli Esteri Shisir Khanal, che ha puntato il dito contro Cina, Stati Uniti e India.

La richiesta di risarcimento

Il ministero delle Finanze nepalese ha inviato ai partner internazionali una formale richiesta di risarcimento per i danni provocati dalla catastrofe, riconducibile al crollo di un ghiacciaio. In un'intervista alla televisione Khantipur, Khanal ha individuato nei tre grandi produttori di gas serra i soggetti chiamati a rispondere, attribuendo loro una "responsabilità storica di risarcire nazioni vulnerabili come il Nepal". Una posizione che il ministro ha inquadrato in termini netti: "Non è una questione di beneficenza, è una questione di responsabilità legale e morale".

Leggi anche

Alluvione Nepal e Tibet, sale a oltre 1.000 il numero dei morti

"Tsunami di montagna"

Per l'esecutivo di Kathmandu la causa ultima della tragedia è il riscaldamento globale. "Il rapido scioglimento dei ghiacciai e questi catastrofici 'tsunami di montagna' sono conseguenze dirette del cambiamento climatico globale", ha dichiarato Khanal. La richiesta si inserisce nel più ampio dibattito internazionale sui risarcimenti per perdite e danni climatici che oppone i Paesi più vulnerabili alle grandi economie responsabili della maggior parte delle emissioni.

Vedi anche

Nepal, soccorritori cercano operai dispersi nelle gallerie

Le ricerche degli operai dispersi

Sul fronte dei soccorsi, tra i dispersi restano circa 600 gli operai impiegati negli impianti idroelettrici della zona, un dato in calo di circa 300 unità rispetto al giorno precedente. L'aggiornamento tiene conto delle 279 persone tratte in salvo nei giorni scorsi nelle gallerie degli impianti. Non è però chiaro quanti lavoratori si trovassero effettivamente nei tunnel al momento del disastro: dopo essere entrate lunedì in una delle gallerie, le squadre di soccorso ne sono uscite senza aver trovato nessuno. Le operazioni proseguono con ruspe e cariche esplosive per aprire varchi nel fango.

La situazione in Tibet

Al di là del confine, in Tibet le autorità cinesi hanno riferito di 16 morti e 546 dispersi, cifre difficili da verificare in una regione preclusa ai giornalisti stranieri. Alcuni attivisti accusano Pechino di sottostimare il reale numero delle vittime. Le squadre di emergenza cinesi hanno intanto dichiarato "praticamente aperta" una via di accesso terrestre verso la contea di Gyirong, epicentro della devastazione oltre confine: un "corridoio di soccorso" che consentirà l'ingresso via terra di soccorritori e rifornimenti dopo giorni di lavori ostacolati da frane e distruzioni.

Mondo: I più letti