Dopo Berlino e Berna, anche Vienna ha ripreso a rimandare i “dublinanti" nel nostro Paese, da cui erano arrivati. Sarebbero già quattro i trasferimenti eseguiti. Intanto prosegue il dialogo con la Germania: il ministro Tajani ha condiviso con l'omologo Wadephul la “necessità di garantire protezione alle frontiere europee” e la preoccupazione dopo Ceuta
Prima la Germania, poi la Svizzera, adesso l’Austria. Con l’entrata in vigore del nuovo Patto europeo sulle migrazioni, sono ripresi i trasferimenti di migranti verso il sud dell’Europa. Dalla data spartiacque del 12 giugno, Vienna ha rimandato in Italia quattro “dublinanti”, richiedenti asilo di cui secondo le regole deve farsi carico il Paese di primo ingresso in Ue. Il governo di centrodestra di Christian Stocker non si sbilancia su quanti altri potrebbero prendere la strada dell'Italia. Ma c’è l'incognita di un effetto domino.
I numeri del Viminale
Dal dicembre 2022 alla fine del 2025 sull'Italia si sono accumulate circa 80mila richieste di presa in carico, mentre i trasferimenti si sono praticamente fermati dopo la circolare con cui Matteo Piantedosi aveva chiuso ai rientri. Sono stati anni di rientri sostanzialmente azzerati, mentre nel quinquennio precedente erano invece tornati oltre 17mila dublinanti. Ora il nuovo Patto - su cui Roma aveva puntato per alleggerire il peso del vecchio sistema di Dublino - mostra che i partner possono tornare a chiedere all'Italia di riprendere in carico chi aveva fatto rotta verso il resto d'Europa. Una platea che, stando ai dati di Eurostat, supererebbe le 24mila persone. Di cui, finora, ne sono rientrate appena 85.
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Lo scontro sulla data
I casi precedenti al 12 giugno, nella lettura del governo, appartengono a una partita chiusa; per quelli successivi si gioca invece con le nuove regole. Una linea sottile sulla quale si è aperto il braccio di ferro con Berlino, dopo il no del Viminale a tre vecchi trasferimenti che Roma considera coperti dalla "sanatoria" concordata lo scorso anno, compreso il caso della somala Faduma Abdirisaq Warsame. Sui vecchi conti, viene ribadito, si tira una riga. Sui nuovi si tratta, mettendo sulla bilancia anche le compensazioni previste dal nuovo Patto, che alle ricollocazioni consente di sostituire un contributo finanziario calcolato sulla base di 20mila euro a persona. Un gioco di pesi e contrappesi nel quale Roma punta a far valere anche gli sbarchi delle ong di altri Paesi, con lo sguardo rivolto soprattutto alla Germania di Friedrich Merz, alle prese il 6 settembre con le urne in Sassonia, dove l'ultradestra dell'AfD arriva forte di un vantaggio di circa venti punti nei sondaggi, costruito soprattutto sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.
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Tajani sente Wadephul, prosegue dialogo Italia-Germania
Proprio con la Germania prosegue il dialogo dopo le tensioni dei giorni scorsi. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con l'omologo tedesco Wadephul: “Priorità alle migrazioni: condividiamo la comune preoccupazione per Ceuta e la necessità di garantire massima protezione alle frontiere esterne europee. Confermiamo l'esigenza di un contrasto coordinato ai trafficanti e rafforzamento della dimensione esterna della Ue”.