Secondo i giudici della Corte Costituzionale, la misura costituisce una "limitazione sproporzionata" alla libertà di espressione. Macron ha incaricato Lecornu di trovare una nuova soluzione entro il 2027
Il divieto dell’utilizzo social da parte dei governi continua a far discutere. L’ultimo caso riguarda la Francia, dove il Consiglio costituzionale francese ha bocciato il divieto per i minori di 15, ritenendo che la misura costituisca una "limitazione sproporzionata" della loro libertà di espressione. I giudici costituzionali hanno stabilito che l'articolo 1 della legge, volta a proteggere i minori dai rischi legati all'utilizzo dei social network, comporta una limitazione della libertà di espressione e comunicazione degli under 15 che "non è adeguata, necessaria e proporzionata". Essendo stato chiamato a pronunciarsi esclusivamente sull'articolo 1, il Consiglio costituzionale non si è espresso sul divieto di utilizzare il telefono cellulare nelle scuole superiori a partire dal 1° settembre, previsto sempre dalla stessa legge.
La decisione
La massima istituzione giurisdizionale era stata chiamata in causa a fine luglio da un gruppo di deputati socialisti e de La France Insoumise sull'articolo 1. Pur riconoscendo "l'esigenza costituzionale della protezione dell'interesse superiore del minore", i giudici insistono sul fatto che questo divieto così ampio "si applicherebbe a servizi di comunicazione online i cui rischi per la salute e la sicurezza dei minori non sono appurati".
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Macron: "Trovare un'altra soluzione"
Il presidente francese, Emmanuel Macron, appresa la decisione del Consiglio costituzionale di bocciare alcune parti della legge adottata dal parlamento che vieta i social network ai minori di 15 anni, ha incaricato il premier, Sébastien Lecornu, di procedere a una nuova redazione della legge per arrivare ad una soluzione "entro la primavera 2027". Lo ha fatto sapere l'Eliseo.