Il ragazzo, di origini pugliesi e residente con la famiglia a Malta da cinque anni, è accusato di procurato allarme bomba a scuola. I genitori denunciano: “Una detenzione illegale”. Il 19 agosto la prossima udienza
"Non si tratta di un caso di scherzo telefonico o di un singolo episodio isolato. È accusato di una vasta gamma di reati gravi, tra cui associazione a delinquere, partecipazione e coinvolgimento attivo in un'organizzazione criminale, reati relativi alla produzione, distribuzione e possesso di materiale pedopornografico, diffusione di false informazioni, minacce aggravate e intimidazione". A parlare è il ministro dell'Interno maltese, Glenn Bedingfield, interpellato dall'ANSA sul caso del 15enne italiano detenuto da oltre 70 giorni in un carcere maltese con l'accusa di procurato allarme bomba nella scuola che frequentava. Una vicenda che Malta - spiega Bedinfield - sta gestendo in collaborazione con Europol e sulla quale "saranno i tribunali a pronunciarsi sulla base delle prove presentate".
Il racconto del padre
A raccontare il caso era stato ieri il padre del ragazzino, Antonio Santoiemma. "Mio figlio, un 15enne italiano, è in isolamento da 70 giorni nel carcere minorile Coors a Malta. È stato arrestato il 25 maggio scorso dalle autorità maltesi". In un’intervista all’Ansa, l’uomo aveva raccontato le condizioni di detenzione dell’adolescente, definite "allarmanti". "Nostro figlio – aveva detto - per 4 giorni è stato detenuto in isolamento presso la divisione 6 del carcere di Corradino per adulti, dove per il forte stress si è autolesionato. Trasferito presso il carcere minorile Coors ha trascorso 35 giorni chiuso 22 ore al giorno, costretto a mangiare in piedi e per 3 giorni a nutrirsi con le mani perché nessuno si è preoccupato di fornirgli delle posate".
Approfondimento
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"Trattato con dignità"
Fonti del dipartimento carcerario, interpellate al proposito, hanno riferito che il ragazzo viene tenuto lontano dai coetanei nel penitenziario minorile per motivi di sicurezza "anche nei confronti degli altri detenuti". La Correctional Services Agency (CSA) che gestisce i penitenziari maltesi "opera nel pieno rispetto delle norme e dei diritti umani", ha precisato il ministro maltese sottolineando che la Csa "è incaricata della custodia sicura, protetta e legale di tutte le persone rinviate a giudizio o condannate dai tribunali, in conformità con le leggi maltesi e gli obblighi internazionali". "Ogni persona in custodia, indipendentemente dai reati che si presume abbia commesso o per i quali sia stata condannata, ha il diritto di essere trattata con dignità", ha ribadito Bedingfield, precisando che restano comunque attive le necessarie misure di sicurezza e supervisione per la sicurezza del ragazzo e degli altri detenuti.
Team multidisciplinare
Il ministro ha infine assicurato che "la comunicazione con la famiglia del detenuto rimane una priorità", con contatti regolari tra il responsabile del centro e i genitori, e che il caso è monitorato costantemente da un team multidisciplinare ed ha concluso affermando che l'Agenzia continuerà ad adempiere ai propri doveri legali "rispettando pienamente l'indipendenza del processo giudiziario e astenendosi dall'esprimere ulteriori commenti su questioni che sono attualmente all'esame dei tribunali".