Ungheria verso il blackout, troppo caldo e Danubio in secca: stop centrale nucleare

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Il premier Peter Magyar avverte: sono in arrivo "i cinque giorni più critici", con un'ondata di calore fino a 40 gradi e la centrale nucleare di Paks ferma per la prima volta in oltre quarant'anni. L'impianto, che copre quasi metà del fabbisogno del Paese, gira ormai al 10% della capacità perché il Danubio, il fiume che ne alimenta il raffreddamento, è ai minimi storici. Il governo chiede di tagliare i consumi nelle ore serali di picco, tra le 17 e le 22

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L'Ungheria affronta cinque giorni critici. Il premier Peter Magyar ha parlato dei "cinque giorni più critici" davanti al Paese: da domenica la centrale nucleare di Paks, l'unica del territorio, non produce più energia per la prima volta in oltre quarant'anni, proprio mentre si avvicina un'ondata di calore con punte fino a 40 gradi. "La rete elettrica, i nostri servizi pubblici e noi stessi saremo tutti sotto enorme pressione", ha detto in un video su Facebook, rinnovando l'appello a imprese, istituzioni, enti locali e famiglie a ridurre o spostare i consumi di elettricità nelle ore serali di picco, tra le 17 e le 22.

Perché si ferma la centrale nucleare Paks

La causa è il crollo del livello del Danubio, il fiume che l'impianto utilizza per il raffreddamento e che ha toccato minimi mai registrati. Paks, che ha una potenza di 2 gigawatt e funziona con quattro reattori di costruzione russa, domenica operava a poco più del 10% della capacità totale. La centrale copre da sola quasi metà della produzione elettrica ungherese, il che rende lo stop particolarmente pesante per il sistema. "Domani la centrale di Paks non produrrà, mentre ci aspettano i giorni più caldi, a 40 gradi", ha spiegato Magyar. L'autorità idrica prevede un'ulteriore discesa del fiume, che scorre dalla Germania fino al Mar Nero, nei prossimi giorni.

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Historically low water level of the Danube has revealed the remains of old cars, ships and weapons in its riverbed.
Photo: Marin Franov / CROPIX//HMCROPIX_sipa.15406/Credit:CROPIX/SIPA/2608011426
Croatia, Batina, 01.08.2026 - Historically low water level of the Danube has revealed the remains of old cars, ships and weapons in its riverbed - ©IPA/Fotogramma

Siccità e caldo, un'Europa sotto stress

Lo stop si inserisce in un quadro di caldo e siccità prolungati che ha colpito ampie zone d'Europa, abbassando il livello dei fiumi e alimentando timori per approvvigionamento idrico, navigazione e produzione di energia. In Ungheria la scarsità di piogge ha già intralciato trasporto fluviale e turismo e ha fatto scattare restrizioni all'uso dell'acqua in oltre cento tra città e villaggi, comprese aree alla periferia di Budapest.

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Le misure del governo e l'aiuto di Bratislava

Per alleggerire il carico sulla rete il governo deciderà proprio domenica se imporre da lunedì restrizioni obbligatorie sui consumi per le grandi aziende. Un decreto punta a ottenere tagli volontari dai grandi consumatori, con penali in caso di obiettivi mancati, e consente al gestore di rete Mavir di imporre riduzioni obbligatorie o di staccare temporaneamente alcuni grandi utenti. "Le famiglie saranno le ultime nella catena delle restrizioni", ha assicurato il premier.

 

Da lunedì il traffico ferroviario merci sarà sospeso tra le 17 e le 22, i dipendenti pubblici lavoreranno da casa per i primi tre giorni della settimana e alle aziende sarà chiesto di fare altrettanto dove possibile. Previsti anche lo spegnimento dei fari sugli edifici pubblici e dell'illuminazione non essenziale. Nelle stesse ore gli ingegneri hanno ripristinato 360 megawatt persi per un guasto alla più grande centrale a gas del Paese, a Szazhalombatta, ma Magyar ha ribadito che serviranno misure aggiuntive. Solidarietà è arrivata dalla vicina Slovacchia: il premier Robert Fico ha parlato di una crisi energetica senza precedenti e ha offerto aiuto. "Seguo da vicino la crisi energetica in Ungheria ed esprimo la nostra piena solidarietà al vicino, insieme alla nostra disponibilità ad aiutare", ha scritto, precisando che le centrali nucleari slovacche operano a pieno regime.

Danubio in secca
©IPA/Fotogramma

I costi per l'economia

L'emergenza rischia di pesare anche sui conti pubblici. Secondo Mark Radnai, vicepresidente del partito Tisza di Magyar, il costo potrebbe oscillare tra 100 e 200 miliardi di fiorini (tra circa 315 e 630 milioni di dollari) per l'impennata del prezzo dell'elettricità importata. Magyar ha avvertito che Paks potrebbe restare ferma per settimane, in un momento in cui l'economia ungherese, cresciuta meno del previsto nel secondo trimestre dopo tre anni di stagnazione, resta fragile.

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