Scadono i dazi temporanei Usa, Trump ne introduce subito di nuovi: in vigore da oggi

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La Casa Bianca ha annunciato che il provvedimento è stato determinato dalle preoccupazioni relative al lavoro forzato. Ma arrivano proprio in corrispondenza della scadenza di quelli precedenti

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Gli Stati Uniti impongono nuovi dazi, variabili dal 10% al 12,5%, a molti partner commerciali. Il provvedimento è stato determinato, secondo la Casa Bianca, dalle preoccupazioni relative al lavoro forzato. Le nuove tariffe entrano in vigore oggi, proprio allo scadere dei dazi temporanei del 10% che Trump aveva introdotto per un periodo di 150 giorni dopo l'annullamento, all'inizio di febbraio da parte della Corte Suprema, di quelli precedenti. I prodotti già soggetti a dazi specifici per settore non saranno interessati da questa misura.

Colpiti 60 Paesi

Le misure, diffuse dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa, Jamieson Greer, sono rivolte a 60 Paesi e sostituiscono quelle globali temporanee del 10%. La mossa è il risultato di un'indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all'Ue e al Regno Unito. Nell'indagine figurano anche la Cina e il Brasile.

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Dazi differenziati

 Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall'ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio americano: ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5%, al 12,5%. Entreranno in vigore nello stesso momento di scadenza dei dazi temporanei. Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno interessate dai nuovi provvedimenti che si basano su una disposizione della normativa commerciale frequentemente utilizzata - la Sezione 301 del Trade Act del 1974 - considerata giuridicamente come più solida rispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte Suprema. Esenzioni, inoltre, anche per petrolio, gas e fertilizzanti, oltre ad altri beni che gli Stati Uniti non producono.

I "premi" per chi contrasta il lavoro forzato

I Paesi che compiranno progressi nella lotta al lavoro forzato potrebbero vedere i dazi scendere al 10%. Come nel caso dell'India, ad esempio, 'premiata' con il 10% dopo l'approvazione di una legge contro il lavoro forzato che ha corretto il 12,5% inizialmente previsto. Attualmente, tuttavia, gli Stati Uniti non ritengono che i Paesi dell'indagine tutelino adeguatamente i lavoratori, a prescindere dall'esistenza di leggi in materia: rilievi destinati a creare una nuova bufera legale.

Un escamotage?

La mossa dell'amministrazione Trump, per gli osservatori, ha in realtà l'obiettivo di ricostruire il regime tariffario globale del tycoon del Liberation Day, demolito dalla sentenza della Corte Suprema. E arriva dopo una nuova ondata di dazi del 50% su alcune merci canadesi e la settimana scorsa ha imposto un dazio del 25% su molti prodotti brasiliani. Jamieson Greer, rappresentante commerciale Usa, ha affermato che i dazi sul lavoro forzato "ripristineranno l'equità nel mercato globale per i lavoratori americani" e spingeranno i partner commerciali degli Stati Uniti a "unirsi agli Stati Uniti nell'eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali".

Il governo Lula respinge i nuovi dazi di Trump del 12,5% sul lavoro forzato

 

Nella notte, è arrivata la condanna del governo brasiliano contro i nuovi dazi del 12,5% imposti dagli Stati Uniti sulle esportazioni del Paese per presunte carenze nella lotta al lavoro forzato. L’esecutivo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha definito la misura “completamente arbitraria e ingiustificata”. In una nota ufficiale, il governo brasiliano afferma che l'Ufficio del rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr), "in assenza di una base giuridica interna per sostenere la propria politica commerciale protezionistica, ha scelto di manipolare un tema caro ai diritti umani e alla tutela dei lavoratori di tutto il mondo".   Brasilia sottolinea di aver fornito nel corso dell'indagine "ampie spiegazioni e una vasta documentazione" sulla legislazione nazionale e sull'attività delle autorità doganali per impedire l'importazione di beni prodotti con lavoro forzato. Il governo ricorda inoltre che il Brasile è riconosciuto da decenni dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) per il proprio impegno contro il lavoro forzato, di aver ratificato tutti e quattro gli strumenti dell'agenzia dell'Onu in materia e 66 convenzioni, contro le dieci ratificate dagli Stati Uniti. "Alla luce del carattere completamente arbitrario e ingiustificato delle tariffe annunciate contro il Brasile", conclude la nota, il governo avvierà "immediatamente" le procedure previste dalla legge brasiliana sulla reciprocità economica e porterà il caso davanti al meccanismo di risoluzione delle controversie dell'Organizzazione mondiale del commercio (Omc). 

 

Per il Messico "nessun cambiamento”

 

Il ministro dell'Economia messicano, Marcelo Ebrard, ha dichiarato che il Paese non subirà "nessun cambiamento nel dazio effettivo che il Messico paga”. Secondo Ebrard, l’impatto sul Paese sarà del tutto neutralizzato dalle esenzioni previste per le merci conformi all'accordo di libero scambio nordamericano Usmca, che rappresentano circa l'85% delle esportazioni messicane verso gli Stati Uniti. In un video pubblicato sui social media, Ebrard ha chiarito la situazione relativa alle restanti quote di esportazioni. Un ulteriore 10% dei beni messicani era già sottoposto alle tariffe previste dalla Sezione 122 del Trade Act del 1974, misura in scadenza proprio oggi. "L'una sostituisce l'altra, quindi il trattamento tariffario viene mantenuto", ha concluso il ministro. 

 

Il governo giapponese “deplora” i nuovi dazi di Trump

 

Il Giappone "deplora" i nuovi dazi statunitensi, ha dichiarato il governo, dopo che Tokyo è stata inclusa nella lista di partner commerciali di Washington colpiti da tariffe che vanno dal 10 al 12,5%.  "L'industria e il commercio giapponesi si svolgono in conformità con le norme internazionali. Il Giappone deplora che quest'ultima misura imponga dazi sul Giappone unicamente sulla base del fatto che non esiste un divieto di importazione di prodotti realizzati con il lavoro forzato", ha affermato il portavoce del governo Minoru Kihara.

 

Nuova Zelanda “estremamente delusa” dai nuovi dazi di Trump

 

Il primo ministro neozelandese Christopher Luxon ha definito le nuove tariffe statunitensi “estremamente deludenti”. "L'indagine statunitense non ha fornito prove significative a sostegno delle affermazioni relative al lavoro forzato", ha dichiarato Luxon su X. 

 

Ue: “Nuovi dazi Usa in linea con accordo di Turnberry, rispettare impegni”

L'Ue “prende atto della pubblicazione da parte degli Usa delle misure correttive adottate nell'ambito dell'indagine ai sensi della Sezione 301” e “valuta positivamente il fatto che siano in linea con gli impegni tariffari degli Stati Uniti concordati nell'ambito della dichiarazione congiunta”. Lo ha sottolineato un portavoce della Commissione Ue. “L’Ue ha già adempiuto alla propria parte dell'accordo" e "in prospettiva si aspetta che gli Stati Uniti continuino a rispettare i termini della dichiarazione congiunta Ue-Usa, anche per quanto riguarda eventuali misure correttive nell'ambito di ulteriori indagini ai sensi della Sezione 301”, ha aggiunto.

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