Dazi sui farmaci generici, Trump: “Dal 2028 saliranno al 100%, poi al 200%”

Economia

Introduzione

Donald Trump sarebbe pronto ad annunciare nuovi dazi nei confronti di circa 60 Paesi. Una misura di cui, al momento, non si conoscono ancora i dettagli, mentre indicazioni precise sono già arrivate per il settore farmaceutico: dal primo agosto 2026 i farmaci generici importati negli Stati Uniti resteranno esenti da tariffe per due anni, poi saranno sottoposti a un dazio del 100% per un anno e successivamente del 200%. La misura sui farmaci è stata annunciata da Trump su Truth Social.

Quello che devi sapere

Trump: "Dazi zero sui farmaci generici per due anni"

“A partire dal primo agosto 2026, tutti i farmaci generici introdotti negli Stati Uniti continueranno ad avere un dazio pari allo zero per cento per un periodo di 2 anni”, ha scritto il presidente americano in un post su Truth. 

Dazi saliranno al 100% nel 2028, poi al 200%

Terminato questo periodo “il dazio salirà al 100% per un anno e, successivamente, al 200%”, ha aggiunto Trump. La misura ha l’obiettivo di “riportare negli Stati Uniti la produzione di farmaci generici” e prevede una penalizzazione per “quelle aziende che decidono di non costruire stabilimenti e impianti produttivi entro il periodo di tempo loro concesso”.

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Invariate le regole per i farmaci brevettati

Trump ha precisato che “la normativa relativa ai farmaci brevettati, di marca o innovativi rimarrà invariata, che ha già dato ottimi risultati, rimarrà invariata”. “In tutti gli Stati Uniti si stanno costruendo stabilimenti farmaceutici a ritmi senza precedenti", ha aggiunto. 

I generici finora esclusi dai dazi

Finora i farmaci generici sono rimasti esclusi dai dazi statunitensi sui prodotti farmaceutici annunciati ad aprile, che possono raggiungere il 100%. Trump aveva però concesso al segretario al Commercio un anno di tempo per riesaminare la situazione e, se necessario, raccomandare nuove misure sulle importazioni di medicinali generici.

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Possibili nuovi dazi su 60 Paesi

Trump sarebbe inoltre pronto a introdurre “nuovi dazi nei confronti di circa 60 Paesi” già a partire da questa settimana, in cui andranno a scadere quelli globali del 10% che la Casa Bianca ha imposto a febbraio, dopo che la Corte Suprema ha invalidato l'infrastruttura legale su cui poggiavano i dazi "reciproci" del "Liberation Day" presentati dal presidente statunitense ad aprile 2025. Lo riferisce il Financial Times, citando fonti informate.

Tariffe tra il 10% e il 12,5%

Secondo il quotidiano, i funzionari dell’amministrazione hanno preparato diverse opzioni per consentire a Trump di imporre nuovi dazi, anche se i consiglieri del presidente favorirebbero un approccio più cauto. Le nuove tariffe potrebbero variare tra il 10% e il 12,5% e si baserebbero sui risultati di un’indagine avviata a marzo sulle pratiche di lavoro forzato.

Trump
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L’indagine basata sulla Sezione 301

L’indagine è stata condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974. Questa strategia permetterebbe a Trump di evitare il ricorso ai poteri di emergenza utilizzati per i dazi del “Liberation Day”, successivamente bocciati dalla Corte Suprema. I nuovi dazi dovrebbero essere in linea con quelli del 10% già in vigore, ma l'amministrazione "sta lavorando anche ad altre indagini che potrebbero conferirle l'autorità legale per proporre dazi più elevati". 

I consiglieri invitano alla cautela

Dietro le quinte, tuttavia, i consiglieri del presidente lo starebbero esortando a non rischiare nuovi shock economici in vista delle elezioni di metà mandato. Secondo due fonti citate dal Financial Times, avrebbero suggerito a Trump “mantenere la stabilità con i partner commerciali e di onorare gli accordi che Washington ha stretto con loro per ridurre i dazi nel 2025”. 

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