Introduzione
Il nuovo leader laburista Andy Burnham, che si insedierà come premier domani, lunedì 20 luglio, dovrà subito prendere decisioni difficili. L’imperativo è ridurre la spesa pubblica e in particolare il costo delle pensioni di Stato. In linea generale, comunque, l’intento è quello di tracciare una "strada nuova" per il Regno Unito. "Sono pronto, ho un piano", garantisce. "Questa è l'ultima chance per cambiare", ma "insieme ce la possiamo fare". Ecco quali saranno le sfide più difficili che l’ex sindaco di Manchester si troverà ad affrontare.
Quello che devi sapere
Il nodo delle pensioni
Il tema pensionistico è di primaria importanza nell'agenda di Burnham, e del Paese. L’imperativo è ridurre il costo delle pensioni di Stato che è lievitato in modo insostenibile e che quest’anno ha superato i 146 miliardi di sterline, più del doppio del budget della difesa.
La possibile strategia è quella già indicata dal ministro del Tesoro: l’età alla quale si può ricevere la pensione di Stato sarà aumentata dagli attuali 66 a 68 anni già a partire dal 2037, invece che dal 2044 come previsto. Poi si salirà ulteriormente a 69 anni intorno al 2070.
Un’altra modifica su cui si potrebbe ragionare è quella del “triplice vincolo” (triple lock) sulle pensioni di Stato, che stabilisce che l’aumento annuale sia pari al valore più alto tra tre parametri: il tasso di inflazione, la crescita media dei salari o una soglia minima garantita del 2,5%. Ma su questa misura, che nel Regno Unito è molto popolare, il premier entrante finora ha dichiarato di voler rispettare il manifesto elettorale laburista del 2024, che si impegna a mantenere il triple lock.
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Il riequilibrio dei poteri territoriali
Il successore di Keir Starmer promette "un riequilibrio dei poteri" territoriali senza precedenti, che vada oltre la devolution in vigore dal 1998 fra le nazioni del Regno, e rafforzi il peso di autorità regionali e sindaci di aree che lamentano da tempo immemore la marginalizzazione imposta dal "centralismo" londinese. Di qui l'annuncio di una succursale di Downing Street nella sua Manchester, ma anche l'impegno a favorire tutti "i distretti postali" dell'isola.
Più controllo pubblico sui servizi
Burnham punta poi a "un maggiore controllo pubblico" sui servizi. A cominciare dalla nazionalizzazione di Thames Water, gestore privato di risorse idriche al centro di accuse d'inefficienza e inquinamento.
Edilizia
Una parte importante nei piani di Burnham è dedicata anche all’edilizia. Si punta a un grande rilancio delle costruzioni, progetti d'edilizia popolare inclusi, come quello che a livello locale ha contribuito nell'ultimo decennio a una certa ripresa di Manchester. Ma questa idea si scontra con il lascito di Starmer: che aveva a sua volta promesso 1,5 milioni di case in più, salvo avviarne nei fatti non più di 204.000.
Immigrazione
Per l'immigrazione Burnham evoca continuità con il suo predecessore, sostenendo che il flusso "deve calare ancora". Ma per ora ha rinunciato a fissare target precisi.
Economia
Il neo-premier vuole dare impulso pubblico verso "la reindustrializzazione" e ha come obiettivo anche una riforma di riduzione dei costi del welfare che sia "equa quanto durevole".
Tasse e spesa pubblica
Burnham non ha escluso, pur restando sul vago, incrementi su qualche forma di tassazione a carico dei più ricchi.
Difesa
Da gestire è sicuramente l'impennata di spese per la difesa che sono già in cantiere, con gli stanziamenti extra da 3 miliardi di sterline all'anno del piano strategico nazionale rinnovato in extremis da Starmer. Piano che apre un buco da 9 miliardi da coprire nei prossimi anni.
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