Nato, incognita risorse al vertice di Ankara: quali programmi sono a rischio per l’Italia?
Il 36esimo vertice della Nato, in programma ad Ankara (Turchia) il 7 e l’8 luglio prossimi, avrà tra i temi in agenda il disimpegno degli Stati Uniti in Europa, e si capirà quanto il Vecchio Continente sarà disposto a spendere per potenziare la sicurezza. In che modo l'Italia si presenta all'appuntamento e cosa rischia? Anche di questo si è parlato nella puntata del 3 luglio di "Numeri", approfondimento di Sky TG24
VERSO IL VERTICE NATO DI ANKARA
- In vista del vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio, la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto nella giornata di ieri una conversazione telefonica con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Un'occasione per fare il punto sul summit che si annuncia cruciale per il futuro dell'Alleanza dopo mesi di dissapori, anche tra l'Italia e gli Usa di Donald Trump. Anche di questo si è parlato nella puntata del 3 luglio di Numeri, approfondimento di Sky TG24.
RITIRO F-15 DALL'EUROPA
- Con il "no" ribadito anche di recente dal governo italiano all'utilizzo dei fondi Safe per le spese militari, il rischio è che nel 2026 manchino risorse per acquistare e portare avanti i programmi di ammodernamento previsti. Ad Ankara si parlerà soprattutto del ritiro parziale di alcuni assetti da guerra americani in Europa, la cosiddetta "Nato 3.0" come la chiamano gli americani. Secondo alcune indiscrezioni citate dalla Reuters, verranno meno un terzo dei caccia F15 schierati sul Vecchio Continente, che passerebbero da 150 a 99.
DRONI
- Il progressivo svuotamento nei cieli europei potrebbe riguardare inoltre i droni impiegati per la sorveglianza, che dovrebbero essere dimezzati da 24 a 12.
AEREI CISTERNA
- I tagli si estendono poi agli aerei cisterna che, sempre secondo indiscrezioni Reuters, dovrebbero passare da 79 a 63. Anche su questa unità gli europei si affidano solo agli americani perché al momento non sono in grado di produrre velivoli in grande quantità.
RISCHIO TAGLI SULLA MARINA
- Anche sui mari il rischio è di vedere tagliati da 17 a 9 cacciatorpedinieri, essenziali principalmente per la difesa balistica anti-aerea.
DUE NUOVI CACCIATORPEDINIERI PER LA MARINA.
- Spiragli si intravedono sull'acquisto di due nuovi cacciatorpedinieri per la marina italiana, la cui firma è attesa entro luglio per un costo previsto di 2,7 miliardi di euro. L'Italia dispone attualmente solo di 4 unità e la carenza rappresenta una delle vulnerabilità maggiori rispetto a possibili minacce.
NUOVI CARRI ARMATI
- Come ribadito dal generale Usa a capo delle forze armate in Europa, il posto lasciato dagli americani dovrà essere preso dagli europei. Negli ultimi anni sono stati lanciati alcuni programmi di ammodernamento che, tuttavia, senza soldi "freschi" potrebbero subire ritardi o essere addirittura tagliati. Sui nuovi carri armati, per esempio, ne sono stati annunciati 272 attraverso la joint venture tra Leonardo e Rheinmetall: costo previsto 8,2 miliardi, dei quali solo 5,5 stanziati.
CARRI ARMATI PER L'ARTIGLIERIA
- Tra aumenti dei costi e difficoltà nella progettazione di carri armati di ultima generazione, la prima consegna è slittata dal 2027 al 2030. Sono ingenti le risorse anche per costruire 1.050 mezzi da combattimento per la fanteria. Mentre è stato firmato il primo contratto Leonardo-Rheinmetall per il rilascio di 21 unità, l'incognita riguarda ancora una volta i fondi: dei 16 miliardi ne sono stati stanziati solo la metà, circa 8,3 miliardi.
GCAP, FIRMATO IL PRIMO CONTRATTO
- Sul nuovo caccia di sesta generazione che l'Italia sta progettando insieme a Regno Unito e Giappone è arrivato disco verde. All’appello mancava Londra che ha ritardato il via libera per le dimissioni del governo Starmer. I soldi sono arrivati e con essi il primo contratto vero di sviluppo di questo nuovo caccia che in ogni caso sarà molto costoso, uno stanziamento totale che - stima la joint venture internazionale Edgewing - tocca i 5,4 miliardi euro.
AEREO GCAP, COSTI LIEVITATI
- Secondo dati del Ministero della Difesa, negli ultimi cinque anni lo sviluppo dei caccia di ultima generazione ha visto un'impennata di costi, passati dai 6 miliardi stimati nel 2021 ai 18,6 previsti nell'ultimo decreto.