Aumentano le vittime del sisma: sono oltre 2.600. Non ce l'ha fatta il bambino di 9 anni intrappolato da otto giorni sotto le macerie di un edificio crollato a Caraballeda, nello Stato di La Guaira. La premier Meloni su X: "Migliaia di vite spezzate, tra cui sono state riconosciute anche sedici vittime di origine italiana. L'Italia continuerà a fare la propria parte"
Non si ferma in Venezuela la macchina dei soccorsi. Ma non ce l'ha fatta Fabio, il bambino di nove anni intrappolato da otto giorni sotto le macerie di un edificio crollato a Caraballeda: "Non sono stati rilevati segnali", hanno dichiarato i soccorritori dopo aver utilizzato sonar e georadar, senza ottenere alcun risultato. Invece il capo della polizia dello Stato venezuelano di La Guaira, Gustavo Romero Matamoros, è ancora vivo sotto le macerie del condominio Oasis Beach di Catia La Mar, crollato durante i terremoti del 24 giugno. Lo riferiscono i soccorritori, citati dai media locali che accompagnano le operazioni di salvataggio. Intanto il bilancio ufficiale sale: le vittime sono oltre 2.600 secondo l'ultimo rapporto del Ministero del Potere Popolare per le Comunicazioni e l'Informazione, divulgato oggi dal presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez. Ed è salito a 16 il numero dei bambini morti nel crollo dell'ospedale pediatrico di Catia La Mar. "Il devastante terremoto che ha colpito il Venezuela continua, purtroppo, a restituirci il suo bilancio più doloroso. Migliaia di vite spezzate, tra cui sono state riconosciute anche 16 vittime di origine italiana", ha scritto su X la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che garantisce: "L'Italia continuerà a fare la propria parte, con spirito di solidarietà e amicizia, per sostenere il Venezuela in questo momento così difficile".
Meloni: "Medaglia 'eroe Venezuela' rende onore a nostri soccorritori"
La premier Meloni, dopo aver tracciato il bilancio delle vittime di origine italiana, ha sottolineato: "Un pensiero di profonda gratitudine va ai nostri soccorritori. Il diploma con medaglia di “Héroe de Venezuela” - il più alto riconoscimento del Paese per chi si distingue nelle operazioni di soccorso e assistenza umanitaria, conferito da Delcy Rodriguez alla Repubblica Italiana - rende onore allo straordinario lavoro svolto da tutto il personale impegnato nelle operazioni di soccorso. Il vostro coraggio, la vostra professionalità e l'umanità con cui rappresentate l'Italia rendono orgogliosa tutta la Nazione. Grazie per ciò che avete fatto e per ciò che continuate a fare".
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Romero ha stabilito un contatto con i soccorritori
Intrappolato da nove giorni, Romero sarebbe riuscito nelle ultime ore a ristabilire un contatto con le squadre di ricerca, che hanno intensificato le operazioni di salvataggio. Poche ore prima, la notizia della sua localizzazione - insieme ad altre 20 persone - era stata diffusa dalla giornalista Aymara Lorenzo in un video sui social network. Nelle immagini, rilanciate dai media locali, un soccorritore spiega alla moglie del viceammiraglio che Romero ha una mano schiacciata e non riesce a muovere bene un braccio, motivo per cui comunica con le squadre di ricerca attraverso il codice Morse. In un secondo filmato, i soccorritori chiedono alle persone presenti di mantenere il silenzio ogni volta che viene fatto un segnale con la mano, per poter percepire i colpi provenienti da sotto le macerie. "Sappiamo che è lì e continua a rispondere", afferma uno dei membri delle squadre di ricerca, spiegando che durante la notte Romero ha continuato a battere contro una parete, ma è sempre più debole e occorre evitare di affaticarlo mentre proseguono le delicate operazioni di recupero.
Rodriguez: "Politicizzare crisi come questa è spregevole"
Intanto, la presidente ad interim del Venezuela ha denunciato i "laboratori mediatici" che, a suo dire, avrebbero cercato di condizionare l'opinione pubblica sostenendo che le autorità sarebbero entrate in azione in ritardo, fino a 72 ore dopo il terremoto. "Le nostre autorità sono intervenute immediatamente. Il dispiegamento di agenti di polizia e militari ha raggiunto quota 4.000 unità entro 24 ore, 11.000 entro 48 ore e ora ne conta 19.000", ha dichiarato Rodríguez nella prima conferenza stampa a otto giorni dal sisma. Per la stessa ragione, ha difeso la sua scelta, contestata da più parti, di militarizzare lo stato de La Guaira, controllando l'accesso alla zona più colpita.
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Scompare il leader dei volontari che aveva denunciato i ritardi negli aiuti
Intanto non si hanno notizie da giorni di Wilmer Antonio Cruz, noto come "El Topo de La Guaira". Considerato il leader dei soccorritori volontari, nei giorni difficili dell'emergenza post-terremoto è diventato una figura simbolo della protesta contro la cattiva gestione del governo nella risposta al terremoto. La preoccupazione sul suo destino era emersa di recente in rete. Ora però è Provea, la più antica organizzazione per i diritti umani attiva in Venezuela, a lanciare l'allarme sulla sua presunta scomparsa forzata. Secondo la denuncia formalizzata dai parenti e raccolta da Provea, Cruz è stato avvicinato tre giorni fa, intorno alle 16:00 ora locale a Caraballeda, da una commissione di funzionari vestiti di nero senza identificazione visibile che si sono presentati come membri della Direzione delle Indagini Criminali (Dip) della Polizia Nazionale Bolivariana (Pnb). Da allora non si sa nulla di lui. Con la scusa di dargli un martello pneumatico per continuare la ricerca delle vittime, gli agenti lo hanno portato via senza ulteriori spiegazioni. Alcuni vicini hanno segnalato che sarebbe stato trasferito nel carcere dell'Helicoide, nella sede di Caracas della Sebin, la potente e controversa agenzia di intelligence e polizia segreta della Venezuela, spesso accusata di operare come strumento di repressione politica. Ma là pare che non sia mai stato detenuto.
Onu: "Nessun ostacolo agli aiuti"
Il Coordinatore residente e Coordinatore umanitario delle Nazioni Unite in Venezuela, Gianluca Rampolla del Tindaro, dal canto suo, ha chiarito che "non esiste assolutamente alcuna barriera all'accesso degli aiuti umanitari in Venezuela". Ha quindi escluso che vi siano ostacoli all'ingresso dei soccorsi internazionali dopo il terremoto. "Tutte le squadre di ricerca e soccorso che sono arrivate sono entrate. È necessario un coordinamento, ma non ci sono limitazioni di accesso", ha affermato il funzionario dell'Onu. "Parliamo di oltre mille edifici colpiti, di una cinquantina di squadre di soccorso internazionali, oltre ai team della Protezione civile venezuelana. Raggiungere ogni edificio richiede tempo", ha osservato, sottolineando che la presenza di familiari impegnati nelle ricerche è una realtà comune nelle grandi catastrofi.