Usa-Cina, la "trappola di Tucidide" evocata da Xi: ecco cosa significa

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Introduzione

Donald Trump è volato in Cina in quello che è il primo viaggio di un presidente americano nel Paese asiatico da quasi nove anni. Durante l'incontro il leader cinese Xi Jinping ha evocato la "Trappola di Tucidide" invitando gli Usa ed il tycoon ad evitare un eventuale conflitto tra superpotenze. Ma cosa significa, nello specifico, questa espressione?

Quello che devi sapere

Il politologo Graham Allison

Il riferimento fatto dal presidente cinese in occasione dell'atteso faccia a faccia con il capo della Casa Bianca rappresenta uno dei concetti più frequenti tra quelli che si scelgono per raccontare il rapporto tra Washington e Pechino. "La Cina e gli Stati Uniti possono superare la trappola di Tucidide e creare un nuovo paradigma di relazioni tra grandi Paesi?" si è domandato lo stesso Xi. Il riferimento diretto è all'espressione diventata ormai celebre grazie al politologo di Harvard, Graham Allison per indicare il rischio che il confronto tra una potenza in ascesa ed una che già domina la scena mondiale possa degenerare in un conflitto armato. 

La Grecia del V secolo

Oltre a questo riferimento, occorre riavvolgere ancora il nastro della storia e, nello specifico, risalire alla Grecia del V secolo avanti Cristo e alle pagine della "Guerra del Peloponneso" che raccontano le motivazioni dello scontro titanico tra Sparta e Atene per comprendere più da vicino la citazione legata alla "trappola di Tucidide". 

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Tucidide ed il rapporto Usa-Cina

Tucidide è stato un influente storico, un militare ateniese ed uno dei principali esponenti della letteratura greca proprio grazie all'opera "La Guerra del Peloponneso", che rappresenta una delle fonti principali a cui gli storici moderni hanno attinto per ricostruire alcuni eventi della storia dell'antica Grecia. Secondo lo storico greco, è stata "l'ascesa di Atene e il timore che questa ispirò a Sparta" a rendere la guerra di fatto inevitabile. Allison ha utilizzato questa chiave di lettura legandola al rapporto tra Stati Uniti e Cina, anvanzando la teoria che la crescita economica, tecnologica e militare cinese possa essere ineluttabilmente causa di attriti con l'ordine internazionale guidato dagli Usa. 

TAIWAN USA CHINA POLITICS

Un "nuovo crocevia"

Allison stesso, però, non si è fermato alla "inevitabilità" del conflitto, ma ha voluto sottolineare che entrambe i contendenti possono riconoscere la natura strutturale della sfida per governarla politicamente. Proprio il presidente cinese Xi ha fatto riferimento ad un mondo giunto ad un "nuovo crocevia", condizionato da trasformazioni "mai viste in un secolo", oltre che da una situazione internazionale "fluida e turbolenta". Si tratta di una fotografia che Pechino ha scelto di utilizzare per descrivere il passaggio da un ordine globale a guida occidentale ad un sistema nel quale la Cina stessa possa rivendicare un ruolo da grande potenza.

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Una relazione tra pari con meno competizione

Nella domanda che il presidente cinese ha voluto rivolgere a Trump, Xi ha fatto riferimento alla Cina come una potenza responsabile, interessata a superare l'idea dello scontro frontale e a collaborare sui dossier globali. Il tutto con l'obiettivo primario di chiedere, in maniera indiretta agli Stati Uniti, di non considerare la sua ascesa come una minaccia da contenere. In sostanza, "superare la trappola di Tucidide" significa per Pechino tessere una relazione tra pari con meno competizione ideologica, meno pressione militare nel Pacifico, più riconoscimento degli interessi cinesi su dossier sensibili come Taiwan, commercio, tecnologia e sicurezza regionale. Anche considerando che la rivalità Usa-Cina, più di recente, si è allargata ad altri ambiti, come ad esempio quello legato ai semiconduttori, all'intelligenza artificiale oppure alle catene di approvvigionamento.

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Un avvertimento politico

Secondo quanto emerso dall'incontro, Xi avrebbe correlato il tema della stabilità globale all'idea primaria che Cina e Stati Uniti continuino a rimanere "partner e non rivali", seppur nell'ambito di un confronto ed una competizione sempre più preponderante. Viste queste premsse, la scelta di citare Tucidide non è stato visto solamente come un esercizio accademico ma piuttosto come un avvertimento politico sperando che la spirale di sfiducia tra la potenza dominante e quella emergente non raggiunga livelli incontrollabili. Ma, dicono gli analisti, potrebbe anche suggerire che esiste ancora spazio per evitare che il destino delle relazioni tra Usa e Cina porti effettivamente ad uno scontro militare. 

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Regole di convivenza

Uno scontro armato si può evitare a patto che entrambe le superpotenze accettino di definire regole vicendevoli di convivenza riconoscendosi di fatto come grandi attori nell'ambito dello scacchiere mondiale. Per Washington la "trappola di Tucidide" potrebbe rappresentare anche un invito alla prudenza, ma anche come una richiesta di accettare senza ritrosie la presenza globale della Cina. Per Pechino, invece, sarebbe il modo per sostenere che il vero pericolo non sarebbe l'ascesa cinese in quanto tale, ma piuttosto la reazione americana.

Le parole di Trump e Xi

"Dobbiamo essere partner, non rivali", ha ribadito il leader cinese, auspicando che il 2026 possa diventare un anno decisivo per il rilancio delle relazioni bilaterali. Donald Trump, dal canto suo, ha risposto con toni piuttosto concilianti. Il tycoon ha definito la visita in Cina "un onore come pochi" e ha elogiato Xi Jinping chiamandolo "un grande leader". Il leader Usa ha fatto poi riferimenti alla presenza di alcuni imprenditori statunitensi presenti nella delegazione americana, spiegando che rappresentano un segnale di fiducia verso Pechino. "Abbiamo i migliori imprenditori del mondo", ha detto Trump, aggiungendo che la loro partecipazione all'incontro ha voluto rappresentare "rispetto verso la Cina".

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