Attentato gasdotto Nord Stream, "Ex modella hard ucraina Freya tra i sabotatori"

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Il sabotaggio dei gasdotti è avvenuto il 26 settembre 2022, quando una serie di esplosioni sottomarine, con conseguenti perdite di gas, danneggiarono 3 delle 4 condotte dei gasdotti Nord Stream 1 (NS1, inaugurato nel 2011) e Nord Stream 2 (NS2, mai entrato in funzione)

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Istruttrice di immersioni tattiche militari con un passato da pornostar. A quasi quattro anni dall'attentato al gasdotto tra Russia e Germania nel Mar Baltico - il più grande atto di sabotaggio su un'infrastruttura dell'Ue - Bojan Pancevski (capo corrispondente dall’Europa del Wall Street Journal) rilancia la storia del Nord Stream nel suo nuovo libro "The Nord Stream Conspiracy". Intervistato dal quotidiano tedesco Bild, il giornalista racconta di aver incontrato i presunti autori e mandanti dell'operazione tra i quali spicca la figura di una ex modella pornografica ucraina, identificata con lo pseudonimo di "Freya". Oggi, secondo la ricostruzione, la donna farebbe formalmente parte delle forze armate ucraine.

Il sabotaggio e il presunto ruolo di Freya

Il sabotaggio dei gasdotti è avvenuto il 26 settembre 2022, quando una serie di esplosioni sottomarine, con conseguenti perdite di gas, danneggiarono 3 delle 4 condotte dei gasdotti Nord Stream 1 (NS1, inaugurato nel 2011) e Nord Stream 2 (NS2, mai entrato in funzione). Secondo quanto scrive Panchevski, Freya (ma il suo vero nome sarebbe Svitlana) era una protagonista della vita notturna di Kiev e lavorava part-time come modella erotica. Era però anche un’appassionata subacquea, e fu proprio questa caratteristica a portarla a unirsi al commando che realizzò l’attentato. La giovane sarebbe stata reclutata tramite contatti nel mondo subacqueo da un’unità ucraina d’élite, finanziata da privati e guidata da due veterani dell’intelligence. Alla proposta di partecipare a una missione contro le fonti di finanziamento della Russia, avrebbe risposto senza esitazione, accettando il coinvolgimento. Freya, definita dal giornalista “una delle subacque più determinate del gruppo”, avrebbe preso parte direttamente al sabotaggio effettuando immersioni ripetute con circa 80 chilogrammi di equipaggiamento per collocare gli esplosivi sui gasdotti, affrontando condizioni meteo e operative estremamente difficili. 

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Il dossier

Svezia e Danimarca hanno chiuso i rispettivi fascicoli, riconoscendo la natura intenzionale del sabotaggio ma senza portare il caso a processo nei loro ordinamenti. La procura svedese guidata dal pubblico ministero Mats Ljungqvist, ha spiegato che “la giurisdizione svedese non si applica”. Le autorità danesi hanno parlato di sabotaggio deliberato, ma senza basi sufficienti per proseguire penalmente a Copenaghen. Così il dossier è finito soprattutto nelle mani della giustizia tedesca. A Karlsruhe, la Procura federale tedesca sostiene che il gruppo abbia usato una barca a vela partita da Rostock, noleggiata attraverso documenti falsi e intermediari. Uno dei sospettati, Serhii K., cittadino ucraino identificato da diverse ricostruzioni come Serhii Kuznietsov, è stato arrestato in Italia e poi trasferito in Germania. Gli inquirenti lo considerano uno dei coordinatori dell’operazione. Lui nega ogni coinvolgimento e ha sostenuto di trovarsi in Ucraina, dove prestava servizio come capitano dell’esercito.

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