Tra il 1915 e il 1923 le autorità dell'Impero Ottomano avviarono una campagna di persecuzione, deportazione e sterminio contro la popolazione armena, causando circa 3 milioni di morti. In occasione del 111° anniversario, la tragedia continua a interrogare la coscienza internazionale, tra richieste di riconoscimento e commemorazioni. Molti storici hanno riconosciuto questi eventi come un genocidio, altri - tra cui la Turchia - si oppongono a questa visione
Il 24 aprile segna ogni anno una data simbolo per la memoria storica globale: l’anniversario del genocidio armeno. Tra il 1915 e il 1923 le autorità dell'Impero Ottomano avviarono una campagna sistematica di persecuzione, deportazione e sterminio contro la popolazione armena, causando circa 3 milioni di morti. In occasione del 111° anniversario, il ricordo della tragedia continua a interrogare la coscienza internazionale, tra richieste di riconoscimento e commemorazioni per preservare la memoria. Molti storici riconoscono ampiamente questi eventi come un genocidio, altri invece - tra cui il governo turco - si oppongono a questa visione ritenendo che l'Impero ottomano non avesse un progetto di sterminio. A più di cento anni di distanza, il genocidio armeno rappresenta uno dei primi grandi crimini del Novecento.
Il genocidio degli armeni
Il genocidio armeno fu una campagna sistematica di persecuzione, deportazione e sterminio condotta a partire dal 1915 dalle autorità dell’Impero Ottomano contro la popolazione armena, una minoranza cristiana presente da secoli nell’Anatolia orientale. La data simbolica in memoria delle vittime è quella del 24 aprile 1915, quando a Costantinopoli centinaia di intellettuali, leader politici e religiosi armeni furono arrestati e poi deportati o uccisi. Nei mesi successivi, il governo ottomano, guidato dal movimento dei Giovani Turchi, ordinò la deportazione forzata della popolazione armena dalle regioni orientali dell’Anatolia verso il deserto della Siria ottomana, in particolare nell’area di Deir ez-Zor. Le deportazioni avvenivano attraverso marce forzate e, spesso, lungo il percorso, centinaia di migliaia di persone morivano per fame, sete, malattie o violenze. Oltre alle marce, si verificarono anche uccisioni di massa in numerose località.
Il riconoscimento del termine "genocidio"
Alcuni storici riconoscono ampiamente questi eventi come un genocidio, altri si oppongono a questa visione ritenendo che l'Impero ottomano non avesse un progetto di sterminio nei confronti della popolazione armena. Tra questi c'è la Turchia, secondo cui le morti si verificarono in un contesto di guerra civile e carestia. Nel corso degli ultimi anni, il numero di Paesi che hanno riconosciuto ufficialmente il genocidio armeno è cresciuto, includendo anche gli Stati Uniti, che nel 2021, sotto l’amministrazione dell'ex presidente Joe Biden, hanno formalmente utilizzato questo termine per definire gli eventi.
Le commemorazioni per il 24 aprile
Come ogni anno, il genocidio armeno viene commemorato il 24 aprile in numerosi Paesi con cerimonie ufficiali, eventi culturali e momenti di raccoglimento. A Erevan, migliaia di persone si recano al memoriale di Tsitsernakaberd per deporre fiori e rendere omaggio alle vittime. Anche in Italia sono previste iniziative istituzionali e manifestazioni promosse dalle comunità armene, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria. "Il genocidio degli armeni fu una tragedia immane che è nostro dovere non dimenticare. Un dramma di violenza assoluta che si abbatté su un popolo di antichissima fede cristiana e vide il massacro di almeno un milione e mezzo di persone innocenti", ha detto Giulio Centemero della Lega, presidente dell'intergruppo di amicizia Italia-Armenia. "Ricordare oggi questa atrocità significa rinnovare il monito verso quei governanti che, per meri interessi, alimentano divisioni e guerre regionali, con il rischio di creare i presupposti di nuovi e più ampi conflitti", ha aggiunto Centemero.
"Lavorare ancora per la pace"
Centemero ha poi rimarcato che "a questa memoria si lega anche la preoccupazione per la distruzione del patrimonio storico, culturale e religioso armeno, come avvenuto recentemente nel Nagorno-Karabakh: segni tangibili di un'identità millenaria che rischiano di essere cancellati insieme alla storia di un popolo". La politica, per il deputato "deve lavorare incessantemente per la pace, contro quelle spinte ideologiche che riducono i popoli in condizioni disumane o li conducono alla morte. La storia è memoria: gli errori del passato devono rappresentare un perentorio insegnamento per il futuro."