Hormuz, audizione Capo di Stato maggiore Marina militare: "Pronti a sminare a fine guerra"
MondoIn Commissione Difesa alla Camera, Giuseppe Berutti Bergotto ha sottolineato come lo stretto rappresenti un cono di bottiglia nella rete commerciale
"La Marina militare è pronta a effettuare un'operazione di sminamento, ovviamente queste operazioni devono essere fatte in una situazione non conflittuale perché sono molto delicate e come tutte le operazioni in aree delicate comportano dei rischi. Il nostro compito è mantenere i rischi al minimo possibile, questo lo facciamo tramite la tecnologia molto avanzata", queste le parole del Capo di Stato maggiore della Marina militare Giuseppe Berutti Bergotto, in Commissione Difesa alla Camera, in merito ad un'eventuale missione italiana nello stretto di Hormuz. L'audizione di Berutti Bergotto avviene nell'ambito di un ciclo di audizioni dei vertici militari delle diverse forze armate sulle linee generali del loro mandato.
L'audizione
Durante l'audizione, Berutti Bergotto ha spiegato che lo stretto di Hormuz è come "un cono di bottiglia nella rete commerciale, e come tutti i coni di bottiglia fa comprendere quanto sia importante garantire la sicurezza della navigazione, il mare dev'essere un ambiente sicuro, come tutti i luoghi di lavoro".
Il Capo di Stato maggiore ha aggiunto che lo stretto è un "check-point fondamentale per il commercio mondiale", anche se quella parte costituisce per l'Italia il passaggio di "solo il 5% del suo fabbisogno petrolifero". Chiuderlo "si può fare rapidamente, anche con poca spesa: bastano poche mine, e quelle collocate dagli iraniani sono poche, costano poco e sono anche datate" ma sono sufficienti per determinare il blocco della navigazione, il che evidenzia "una decrescente sicurezza della zona". Berutti Bergotto ha anche sottolineato: "Abbiamo sempre alcune navi pronte a partire secondo le indicazioni che riceviamo dal governo. Siamo pronti e preparati per questo lavoro. Ovviamente non c'è solo la minaccia delle mine, ma anche quella dei barchini (generalmente usati dai pasdaran, ndr) che vanno sul traffico mercantile e lì è un'altra storia: dovremmo utilizzare delle navi per fare la scorta, ma intervenire in quella zona vuol dire intervenire quando la conflittualità è cessata".
Lo sminamento
A proposito della competenza della Marina italiana nello sminamento, Berutti Bergotto ha sottolineato che "ogni anno sono mediamente 14mila gli ordigni bonificati in mare o sulle spiagge, si tratta ovviamente di residui bellici, e questo ci ha permesso di mantenere una elevata preparazione e capacità". La Marina dispone di 8
unità navali cacciamine che pur datate come anno di costruzione sono sempre stata ammodernate nel tempo. Da sempre la Marina militare mantiene uno stato di prontezza, e siamo preparati per questo lavoro".
Intervento nello Stretto in ambiente internazionale
"Le attività che facciamo in ambienti internazionali vengono fatte o all'interno di coalizioni Nato, dell'Unione europea o di coalizioni internazionali abbastanza corpose, questo perché aiuta l'efficacia dell'operazione: c'è uno scambio di informazioni, ci sono più mezzi a disposizione e anche dal punto di vista internazionale c'è una maggiore sicurezza. Pertanto, credo che un intervento nello stretto di Hormuz, anche se questa è una decisione del governo, possa essere sviluppato in un ambiente internazionale", ha affermato il Capo di Stato maggiore, spiegando: "Anche in Mar Rosso e nell'Oceano Indiano siamo all'interno di una coalizione e siamo lì come Europa, ma mi preme dire che ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane. Nel Mar Rosso attualmente c'è soltanto la nostra nave, noi siamo Force Commander, cioè siamo il Comandante del Mare e agli inizi di maggio farà parte della Forza anche una nave greca, però ad oggi c'è soltanto una nave italiana".