Sudan, 23 milioni sotto soglia povertà: con la guerra dal 21% al 71%

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La guerra in Sudan, iniziata nel 2023, ha fatto salire la povertà fino al 71%, con 23 milioni di persone sotto la soglia minima. Quasi metà della popolazione vive in condizioni di grave insicurezza alimentare, con carestia già presente in alcune aree. Per il Pam si tratta della “più grave emergenza umanitaria al mondo”. Oggi conferenza umanitaria a Berlino con anche il ministro Tajani

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Nel terzo anniversario dello scoppio del conflitto civile, il Sudan affronta una crisi che ha avuto un impatto profondo sulle condizioni di vita, facendo aumentare in modo drastico il numero di persone in difficoltà economica e alimentare. Il tasso di povertà “è passato dal 21% al 71%”, ha dichiarato il ministro delle Risorse Umane e del Welfare, Mutasim Ahmed Saleh, precisando durante una conferenza stampa tenuta a Port Sudan che "secondo i rapporti ufficiali" 23 milioni di cittadini sono al di sotto della soglia di povertà. Alla base dell’aumento ci sono la perdita dei mezzi di sussistenza e le difficoltà economiche legate alla guerra. Il Sudan "rimane la più grande emergenza umanitaria al mondo e continua ad aggravarsi senza una fine in vista”, ha riferito il direttore per la Risposta alle Emergenze del Programma alimentare mondiale (Pam), Ross Smith, in una conferenza stampa a Ginevra. Oggi a Berlino è in programma la Terza Conferenza umanitaria per il Sudan, alla quale parteciperà anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Povertà e insicurezza alimentare in crescita

Il ministro Mutasim Ahmed Saleh sta lavorando con la Banca centrale per avviare programmi di microcredito e ampliare i limiti di prestito per sostenere le famiglie e le attività su piccola scala. A inizio mese, l'Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), il meccanismo internazionale sostenuto dall'Onu per la valutazione della sicurezza alimentare, ha fatto sapere che 21,2 milioni di persone, pari al 45% della popolazione sudanese, vivono in condizioni di insicurezza alimentare acuta, con condizioni di carestia già registrate nelle città di El Fasher (Darfur) e Kadugli (Sud Kordofan) a causa di scontri, sfollamenti di massa e restrizioni all'accesso umanitario.

 

Pam: “Carestia accertata a Darfur e Kordofan”

"Da due anni il conflitto affligge alcune zone del Paese con la carestia: una situazione inaccettabile ai giorni nostri”, ha riferito Ross Smith. “Milioni di sudanesi sono intrappolati in una lotta quotidiana per garantire cibo, sicurezza e dignità. Le famiglie hanno esaurito ogni meccanismo di sopravvivenza. I genitori saltano i pasti affinché i figli possano mangiare, e i bambini soffrono la fame. Le comunità sono state sradicate più e più volte, spesso fuggendo senza nulla. Violenza, sfollamenti e collasso economico continuano senza sosta". Per il Programma Alimentare Mondiale, il Sudan rappresenta "una delle operazioni più complesse e impegnative al mondo". "I nostri team operano in un contesto di conflitto attivo, con fronti in continuo movimento, ostacoli burocratici e gravi difficoltà di accesso. Gli operatori umanitari, compresi il nostro personale e i nostri partner, sono presi di mira dai responsabili di questo conflitto. Eppure, continuiamo a fornire assistenza". Due terzi degli aiuti del Pam sono destinati al Darfur e al Kordofan, dove la carestia è accertata e i combattimenti sono più intensi. 

 

Pam: “La crisi in Sudan non è un caso isolato” 

"Per proseguire in questo lavoro, è necessario che le parti in conflitto consentano agli aiuti umanitari di circolare liberamente, in sicurezza e su larga scala. Abbiamo bisogno di molti più finanziamenti internazionali per incrementare urgentemente l'assistenza umanitaria vitale. Dobbiamo esercitare molta più pressione sulle soluzioni esistenti per proteggere i civili, ora, oggi stesso”, ha insistito Ross. La crisi in Sudan, come evidenziato dal Pam , non è un caso isolato, "ora è pericolosamente aggravata dalla più ampia instabilità globale, inclusa l'escalation del conflitto in Medio Oriente. Le interruzioni delle rotte commerciali e marittime, soprattutto attraverso il Mar Rosso, stanno facendo aumentare il costo di cibo, carburante e fertilizzanti, beni essenziali che il Sudan importa in grandi quantità. Questo inciderà sul prezzo di tutti i beni di prima necessità e spingerà un numero ancora maggiore di persone nella fame". "L'attenzione dei media, la volontà politica e i finanziamenti non sono stati al passo con la realtà sul campo”,  ammonisce l'agenzia dell'Onu. “Quindi oggi, in questo triste anniversario, il nostro messaggio è semplice e urgente: non permettiamo che il Sudan diventi un'emergenza dimenticata. Non permettiamo che le crisi globali in altri Paesi oscurino la sofferenza di milioni di famiglie sudanesi".

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