Elezioni in Ungheria, sfida tra Orban e Magyar: cosa può succedere

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Introduzione

L'Ungheria si prepara a un voto storico. Domenica 12 aprile i cittadini ungheresi saranno chiamati alle urne per le elezioni parlamentari, che potrebbero chiudere i sedici anni di governo consecutivi di Viktor Orban aprendo la strada all'opposizione guidata da Peter Magyar. Secondo gli ultimi sondaggi, il partito del Rispetto e della Libertà guidato da Magyar si attesterebbe intorno al 50%, contro il 34-37% dei consensi per Fidesz, il partito dell'attuale premier. Un'eventuale vittoria dell'avvocato 46enne potrebbe cambiare gli equilibri non solo di Budapest, ma anche di tutta l'Europa. Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Quello che devi sapere

Come funziona il voto in Ungheria

Oltre a eleggere il nuovo premier, gli aventi diritto tra i 9,5 milioni di ungheresi dovranno scegliere anche i 199 deputati del parlamento con un sistema misto: 106 in collegi uninominali con sistema maggioritario e 93 con il proporzionale attraverso liste nazionali e delle minoranze, con una soglia di sbarramento del 5%. Si preannuncia un'affluenza addirittura maggiore del voto del 2022, quando si attestò intorno al 70%. 

 

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Le previsioni

Secondo le previsioni, a rivelarsi decisiva nella sfida tra Orban e Magyar potrebbe essere la categoria degli under 30 ungheresi, circa un milione e mezzo: una generazione più esposta ai messaggi di cambiamento. A pesare potrebbe essere anche il voto fuori sede e dall'estero: circa 500mila elettori voteranno per corrispondenza, mentre 90.730 ungheresi temporaneamente fuori dai confini nazionali esprimeranno la propria preferenza nelle rappresentanze diplomatiche. Il voto delle minoranze coinvolge invece 73.791 persone.

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Gli effetti del voto sull'Ue

Oltre a porre fine al lungo governo di Orban, eletto nel 2010, un'eventuale vittoria di Peter Magyar potrebbe determinare un cambio di passo anche nella linea dei 27 Paesi membri dell'Ue nei rapporti con Ucraina, Israele, Nato e Stati Uniti. Un sondaggio recente dell'European Council of Foreign Relations ha evidenziato mche che gli ungheresi sono tutt'altro che a favore di un'uscita dall'Unione europea. Il 77% vuole infatti restare nell'Ue. E il 45% anche degli elettori di Fidesz ritiene che il prossimo esecutivo dovrebbe avere con Bruxelles un approccio "molto diverso" da quello di Orban.

L'appoggio di Trump a Orban

A dimostrare il peso delle elezioni ungheresi è anche la mobilitazione degli ultraconservatori di tutto il mondo. A cominciare dal presidente americano Donald Trump che per la terza volta è tornato a dare il suo endorsement a Orban. "Andate a votare per Viktor Orban. È un vero amico, un combattente e un vincitore, e ha il mio completo e totale sostegno per la rielezione", ha scritto su Truth. L'interesse di Washington per la sorte di Orban hanno fatto muovere anche il vicepresidente JD Vance che, in visita nei giorni scorsi a Budapest, ha accusato l'Unione europea di interferenze nella politica ungherese. Bruxelles, in risposta, ha respinto le accuse. 

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Orban e le accuse di “ingerenze” europee

Da giorni Orban sembra intenzionato a giocare senza scrupoli la carta delle ingerenze di Bruxelles e dell'avversario di sempre, George Soros. "I nostri oppositori non si fermeranno davanti a nulla per prendere il potere", ha detto in un video pubblicato sui social media. Poi ha aggiunto: “Gli avversari sono collusi con servizi segreti stranieri e stanno minacciando i sostenitori del partito di governo Fidesz con la violenza”. 

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In vista del voto, l'attuale premier ha parlato di “un tentativo organizzato di usare caos, pressioni e diffamazione internazionale per mettere in discussione la decisione del popolo ungherese". Uno schema, quello utilizzato da Orban, che ricalcherebbe quello di Trump durante le elezioni del 2020. Come sottolineano alcuni analisti, l'obiettivo sarebbe quello di mettere in dubbio la legittimità del processo elettorale preparando il terreno per un'eventuale contestazione del risultato. 

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Orban contro Bruxelles

Dal 2010 Fidesz ha vinto tutte le elezioni politiche, consolidando un sistema che Orban definisce di "democrazia illiberale": ostile all'immigrazione, ancorato a valori conservatori e cristiani e sempre più in rotta con l'Ue. Il premier accusa Bruxelles di comportarsi come un "impero", contestando le politiche europee su migrazione e diritti di genere e chiedendo di restituire maggiori competenze agli Stati nazionali. Dopo l'invasione russa dell'Ucraina, ha ostacolato anche gli aiuti militari ed economici a Kiev, parlando di un tentativo di Bruxelles e dell'Ucraina di trascinare l'Ungheria in guerra. La Commissione europea continua a tenere congelati fondi destinati a Budapest per preoccupazioni sullo stato di diritto e sulla corruzione, mentre l'Ungheria resta tra i Paesi peggio classificati nell'Ue negli indici internazionali sulla percezione della corruzione.

L'alleanza tra Orban e le destre europee

La sua linea gli ha garantito credito nell'universo sovranista internazionale, mantenendo una stretta sintonia con Donald Trump e invocando in Europa un'alleanza tra le destre, da Giorgia Meloni a Marine Le Pen. Dalla crisi migratoria del 2015, il premier ungherese ha legato l'arrivo dei rifugiati al terrorismo e difeso l'uso dell'esercito contro l'immigrazione illegale.

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La replica di Magyar

Di fronte al nuovo allarme del premier in carica, Peter Magyar ha chiesto agli ungheresi "di non cedere a nessun tipo di provocazione e di restare sereni" e, rivolgendosi al primo ministro, ha ribadito di "accettare il giudizio del popolo ungherese". Poi ha aggiunto: “Fidesz è esperto di frodi elettorali, operazioni di intelligence, disinformazione e fake news”. Attuale presidente del Partito del Rispetto e della Libertà, Magyar conosce bene Orban: per oltre 20 anni, dal 2002 al 2024, ha fatto parte del partito Fidesz, lavorando come stretto collaboratore del premier. 

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