Lo speciale di Sky TG24 sulla guerra in Iran
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Hormuz, Cina e Russia bloccano risoluzione Onu su sicurezza stretto

Mondo
©IPA/Fotogramma

Posto il veto sul testo messo a punto dal Bahrein (e sostenuto dagli Stati Uniti). Inviato Usa: "Rotta troppo cruciale per il mondo per essere usata come ostaggio"

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Russia e Cina hanno posto il veto al Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla bozza di risoluzione messa a punto dal Bahrein (e sostenuta dagli Stati Uniti) sulla sicurezza nello Stretto di Hormuz. Il testo chiedeva lo sblocco della cruciale rotta marittima senza menzionare più l'autorizzazione all'uso della forza. 

La votazione

La bozza di risoluzione ha ricevuto undici voti a favore, due contrari (Russia e Cia) e due astensioni (Colombia e Pakistan). Il testo, presentato da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Kuwait e Qatar, chiedeva sforzi coordinati per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz: incoraggiava fortemente gli Stati a "coordinare gli sforzi, di natura difensiva, commisurati alle circostanze, per contribuire a garantire la sicurezza della navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz, anche attraverso la scorta di navi mercantili e commerciali, e per scoraggiare i tentativi di chiudere, ostruire o comunque interferire con la navigazione internazionale attraverso lo Stretto di Hormuz". La bozza richiedeva inoltre che gli sforzi di coordinamento dei membri del Consiglio fossero "di natura difensiva" e adottassero "tutte le misure appropriate" per garantire che le loro attività fossero "condotte in piena conformità con il diritto internazionale umanitario". Chiedeva inoltre di tenere "debito conto dei diritti e delle libertà di navigazione" degli Stati terzi, al fine di garantire "un passaggio senza ostacoli e senza impedimenti attraverso lo Stretto di Hormuz.

Il testo iniziale

Inizialmente la bozza autorizzava i Paesi a usare "tutti i mezzi necessari" – formulazione che includerebbe l'azione militare – per garantire il transito attraverso lo Stretto di Hormuz e scoraggiare i tentativi di chiuderlo. Dopo che Russia, Cina e Francia, tutti paesi con diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, si erano espressi  contro il riferimento all'uso della forza, la risoluzione era stata rivista per eliminare tutti i riferimenti ad azioni offensive, autorizzando solo "tutti i mezzi difensivi necessari". Ma anche questo testo è stato respinto.

Le reazioni

"Lo Stretto di Hormuz è di importanza troppo vitale per il mondo per essere usato come ostaggio, per essere soffocato, reso un'arma, da un qualsiasi Stato", ha affermato il Rappresentante permanente degli Stati Uniti al Palazzo di Vetro di New York, Mike Waltz, sottolineando: "Da tempo sappiamo che questi Paesi sono capaci di atti di ostruzionismo, si trattava di una risoluzione semplice. Russia e Cina avrebbero potuto scegliere partner migliori. Avrebbero potuto stare dalla parte dei nostri alleati del Golfo, ma invece la Russia ha preferito essere un fornitore di equipaggiamenti militari critici dell'Iran. Il mondo sa ora con precisione chi alla stabilità preferisce l'ostruzionismo". 

Anche il ministro degli Esteri del Bahrain Abdullatif bin Rashid Al Zayani ha espresso rammarico: "Il Consiglio non è riuscito ad assumersi le proprie responsabilità in relazione a una condotta illegale che richiede senza indugi un'azione decisa".

Prima della votazione aveva ricordato come l'importanza internazionale dello Stretto risieda nel fatto che esso funga da "via di transito per circa il 38% del commercio mondiale di greggio, il 29% del gas di petrolio liquefatto, il 19% del gas naturale liquefatto e il 20% dei prodotti petroliferi raffinati, incluso il petrolio ad alto tenore di zolfo, che costituisce una componente essenziale nella produzione di fertilizzanti".

L'ambasciatore cinese all'Onu ha spiegato il veto di Pechino alla risoluzione presentata dal Bahrein, parlando di "tempismo molto negativo" nel chiedere all'Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz. "Abbiamo sentito tutti ciò che ha detto il presidente degli Stati Uniti", ha aggiunto Fu Cong, parlando a margine dei lavori. Il riferimento dell'ambasciatore è alla minaccia di Trump di far "scomparire l'intera civiltà" iraniana.

 

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