L'attivista detenuta in un carcere di Zanjan, nel Nord del Paese, avrebbe subito un attacco cardiaco all'inizio di marzo. A denunciarne le condizioni, dopo una visita "sotto stretta sorveglienza" dei suoi legali e di un familiare, sono stati i suoi sostenitori
Rischia la vita Narges Mohammadi, vincitrice del Premio Nobel per la Pace nel 2023 incarcerata in Iran, dopo essere stata colta da un presunto attacco cardiaco a inizio marzo per il quale ha ricevuto cure inadeguate. A dare la notizia sono stati i sostenitori dell’oppositrice del regime di Teheran a seguito di una visita finalmente concessa “sotto stretta sorveglianza” al suo team legale e a un familiare domenica 29 marzo, dopo mesi di detenzione. Narges Mohammadi era già stata rilasciata da una precedente detenzione a fine 2024 proprio per motivi di salute e problemi cardiaci.
"Condizioni estremamente percarie"
"Le sue condizioni di salute generali erano estremamente precarie e, quando è stata portata in sala colloqui da un'infermiera del carcere, appariva pallida e debole, con una significativa perdita di peso - si legge nella dichiarazione ufficiale dei suoi sostenitori - La sua vita è in imminente pericolo". Si afferma inoltre che il 24 marzo Mohammadi è stata trovata "priva di sensi nel suo letto, con gli occhi rovesciati all'indietro", in uno stato che è durato oltre un'ora. Tuttavia, è stata curata solo nell'infermeria del carcere e non portata in ospedale "nonostante questa emergenza medica e i chiari segni di un attacco cardiaco".
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Il tasferimento nel Nord del Paese
Arrestata il 12 dicembre dello scorso anno a Mashhad, nella parte orientale del Paese, dopo aver criticato le autorità clericali iraniane durante una cerimonia funebre, Mohammadi è stata trasferita senza preavviso a febbraio dal carcere di Evin a Teheran in un altro nella città settentrionale di Zanjan, dove le è stato consentito solo un contatto molto limitato con la sua famiglia. La città dove ha sede il carcere è stata attaccata dai raid della guerra che Stati Uniti e Israele hanno mosso all’Iran (IL LIVEBLOG), aumentando le preoccupazioni sulle condizioni di Mohammadi.
Le parole del marito Taghi Rahmani
Il marito di Mohammadi, Taghi Rahmani, si è detto ''molto preoccupato'' per le condizioni di salute della moglie. Rahmani ha parlato con l'Adnkronos da Parigi, dove vive in esilio dal 2012, e dove riesce a essere aggiornato solo sporadicamente e frammentariamente sulla moglie. Rahmani ha espresso la sua ''ferma condanna'' per la decisione del regime iraniano di non rilasciare i detenuti politici dopo l’inizio della guerra, affermando che ''devono essere liberati in modo che possano salvarsi''. Per Rhamani, attivista iraniano definito da Reporters sans frontieres ''il giornalista più spesso incarcerato'', 'quello che sta facendo il regime iraniano “è un'azione criminale” perché ''esiste un regolamento che impone agli stati di liberare i prigionieri non pericolosi nelle situazioni di conflitto armato, ma il regime non lo sta facendo''. I media internazionali hanno riferito di diversi centri di detenzione colpiti e danneggiati dai raid dall’inizio della guerra e secondo alcune fonti, gli iraniani starebbero anche usando i prigionieri come ''scudi umani''.