Secondo un’inchiesta dell'agenzia, il celebre artista di graffiti, rimasto anonimo per anni e autore di murales politicamente provocatori che hanno segnato la scena artistica britannica e internazionale, sarebbe un uomo originario di Bristol che nel tempo avrebbe cambiato nome in David Jones
Il mistero che per decenni ha alimentato il mito dell’arte urbana contemporanea potrebbe essere arrivato a una svolta. Un’inchiesta pubblicata da Reuters sostiene infatti di aver scoperto l’identità di Banksy, il celebre artista di graffiti rimasto anonimo per anni e autore di murales politicamente provocatori che hanno segnato la scena artistica britannica e internazionale. Secondo l’indagine, lo street artist sarebbe Robin Gunningham, nato a Bristol nel 1973, che nel tempo avrebbe cambiato nome in David Jones.
L’inchiesta di Reuters sull’identità di Banksy
Nel reportage intitolato "In Search of Banksy", i giornalisti Simon Gardner, James Pearson e Blake Morrison descrivono una lunga indagine per scoprire l'identità dell'artista. Il centro dell'inchiesta si è focalizzato sulle opere apparse in Ucraina alla fine del 2022, la cui paternità era stata confermata dallo stesso Banksy tramite il suo profilo Instagram. Tra gli elementi citati ci sono anche una disputa con il fotografo giamaicano Peter Dean Rickards, che avrebbe pubblicato immagini del suo volto, e un arresto avvenuto a New York nel 2000, durante il quale sarebbe stata trovata una confessione firmata e scritta a mano. L’inchiesta respinge invece una delle ipotesi più diffuse, quella che identifica Banksy con Robert Del Naja, frontman della band Massive Attack, spesso associato allo street artist per il suo passato nel mondo dei graffiti e per le posizioni politiche espresse nella musica. L'indagine si è complicata anche perché Del Naja si trovava in Ucraina nel 2022, ma, secondo Reuters, era accompagnato da un'altra persona, identificata dai reporter proprio come Banksy. La tesi che collega Banksy a Gunningham riprende anche un’inchiesta pubblicata nel 2008 dal Mail on Sunday.
Le contestazioni dell’avvocato
L’avvocato di Banksy, Mark Stephens, ha scritto a Reuters affermando che il suo cliente "non accetta che molti dei dettagli contenuti nell'inchiesta siano corretti". Stephens ha inoltre sostenuto che la diffusione di queste informazioni violerebbe la privacy dell’artista, interferirebbe con il suo lavoro e lo esporrebbe a possibili pericoli, oltre a danneggiare l’interesse pubblico. "Lavorare in anonimato o sotto pseudonimo serve interessi sociali fondamentali", ha scritto il legale, spiegando che ciò permette agli artisti di "dire la verità al potere senza timore di ritorsioni, censura o persecuzioni". Reuters ha comunque deciso di pubblicare l’inchiesta, ritenendo che l’identità e la carriera di una figura con un’influenza così duratura sulla cultura, sull’industria dell’arte e sul dibattito politico internazionale rappresentino una questione di interesse pubblico.
Banksy: la sua ultima opera
Tra le opere più celebri di Banksy figura "La ragazza con il palloncino", diventata virale quando, subito dopo essere stata venduta all’asta, venne parzialmente distrutta da un meccanismo nascosto nella cornice. L’opera, ribattezzata “Love Is in the Bin”, arrivò successivamente a valere circa 25 milioni di dollari. Nel reportage si sostiene anche che un uomo somigliante a Gunningham fosse presente nella sede londinese di Sotheby's quando l’opera venne triturata, osservando la reazione del pubblico. L'ultima opera attribuita a Banksy, comparsa lo scorso settembre, raffigurava un giudice che colpisce con il martelletto un manifestante disarmato. Intitolata
“Royal Courts of Justice”, è stata interpretata come una critica alla repressione delle proteste filo-palestinesi in Inghilterra ed è stata rapidamente rimossa.