Al via il processo in California sugli algoritmi e le funzioni di piattaforme social come Youtube (di proprietà di Google) e Instagram (di Meta), che indurrebbero dipendenza nei giovani. Zuckerberg in aula si è scusato per il malfunzionamento del filtro di Instagram che avrebbe dovuto individuare e quindi bloccare l'accesso ai minori di 13 anni
Mark Zuckerberg si è scusato per il malfunzionamento del filtro di Instagram che avrebbe dovuto individuare e quindi bloccare l'accesso ai minori di 13 anni. Il capo di Meta ha testimoniato a Los Angeles davanti ad una giuria nell'ambito di un processo contro diverse piattaforme social accusate di causare dipendenza. Invitato a commentare le lamentale provenienti anche dall'interno dell'azienda, secondo cui non si starebbe facendo abbastanza per evitare che i minori di 13 anni utilizzino la piattaforma, l'imprenditore 41enne ha affermato che sono stati apportati miglioramenti, ma "avrei voluto che ci fossimo riusciti prima".
Zuckerberg era il testimone più atteso nel processo in California che si concentra sui danni alla salute mentale dei giovani e sulla creazione di dipendenza da parte di piattaforme social come Youtube (di proprietà di Google) e Instagram. Era la prima volta che il capo di Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp) testimonierà davanti a una giuria, sotto giuramento, sulla sicurezza delle sue applicazioni utilizzate da miliardi di persone.
Il caso di Kaley G. M.
I 12 giurati di Los Angeles dovranno stabilire entro la fine di marzo se YouTube (Google) e Instagram (Meta) siano in parte responsabili dei problemi di salute mentale di Kaley G.M., una ventenne californiana fortemente coinvolta nell'uso dei social media fin dall'infanzia. Oltre al caso specifico di questa giovane donna, utente di YouTube all'età di 6 anni, di Instagram dagli 11 anni, di TikTok e Snapchat, il processo mira a stabilire se Google e Meta abbiano consapevolmente progettato le loro piattaforme per incoraggiare un consumo incontrollato da parte dei giovani utenti di Internet, a scapito della loro salute mentale.
Processo apripista per migliaia di cause simili
Il caso, insieme a due processi simili in programma a Los Angeles quest'estate, mira a stabilire uno standard per la risoluzione di migliaia di cause legali che accusano i social media di alimentare un'epidemia di depressione, ansia, disturbi alimentari e suicidio tra i giovani. Il procedimento si concentra esclusivamente sulla progettazione delle app, sugli algoritmi e sulle funzionalità di personalizzazione, poichè la legge statunitense garantisce alle piattaforme un'immunità pressochè totale dalla responsabilità per i contenuti generati dagli utenti.