Elezioni in Thailandia, il Paese verso lunghi negoziati sulla formazione del governo

Mondo

Francesco Radicioni, Bangkok

©Getty

Sullo sfondo una nazione divisa tra chi chiede riforme democratiche e un establishment conservatore

ascolta articolo

Dopo aver cambiato tre primi ministri in poco più di due anni, la Thailandia è andata al voto con la speranza di spezzare il lungo ciclo di instabilità politica e stagnazione economica. Sullo sfondo rimane però un Paese diviso tra chi chiede riforme democratiche e un establishment conservatore determinato a mantenere il potere saldamente nelle proprie mani.

 

Al di là dell’alta affluenza e dietro la facciata di democrazia, a muovere i fili della politica di Bangkok rimangono istituzioni non-elette: le forze armate, che si vedono come il bastione a difesa della monarchia, ma che negli ultimi venti anni hanno rovesciato con un golpe i governi espressione della volontà popolare. O la draconiana legge sulla lesa maestà che punisce con pene fino a 15 anni di carcere chi osa criticare il Palazzo Reale.

Oltre a scandali politici e a disastri naturali, gli ultimi mesi sono stati segnati in Thailandia dall’esplosione per due volte dagli scontri militari sul confine conteso con la Cambogia.

Il conflitto con la Cambogia è stato usato dalla politica per alimentare il nazionalismo. Una mossa che sembrerebbe aver premiato il Bumjaithai: il partito conservatore dell’attuale primo ministro che dovrebbe raddoppiare i seggi nel prossimo parlamento di Bangkok.

 

L’opposizione liberale e riformatrice del Partito Popolare si conferma comunque tra le più grandi forze del Paese.  La forza politica che aveva sfidato il palazzo reale, le forze armate e i grandi monopoli industriali - diventando così il più grande partito della Thailandia - è stata già costretta a cambiare nome e leadership attraverso sentenze di tribunale e a oltre a dover mettere da parte le riforme la proposta di riformare la legge sulla lesa maestà.

Leggi anche

Giappone, maggioranza Camera alla coalizione della premier Takaichi

Dai primi conteggi, nessuna forza politica sembra avere la maggioranza per governare. E la Thailandia si prepara a lunghi negoziati dove un ruolo chiave sarà giocato ancora una volta dal partito populista della dinastia politica degli Shinawatra che ha dominato il Paese negli ultimi vent’anni.

Un nuovo tradimento del voto potrebbe spingere di nuovo i thailandesi per le strade come già avvenuto con le grandi proteste del 2020.

 

Una spirale di incertezza politica che pesa sull’economia. Anche se al centro della regione più dinamica del mondo, La Thailandia cresce meno dei suoi vicini del sud-est a causa del rallentamento del turismo, la poca capacità di innovazione e l’alto debito delle famiglie. Tanto che quella che negli anni Novanta era considerata come una delle tigri asiatiche, viene ormai descritto come il malato del continente.

Approfondimento

Elezioni presidenziali Portogallo, oggi il ballottaggio Seguro-Ventura

Mondo: I più letti