Lo speciale sull'incendio di Crans Montana
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Incendio Crans Montana, Jessica Moretti: "Non sono scappata con la cassa"

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Intercettata dal Corriere della Sera presso il commissariato di Sion, dove sono in corso le audizioni, la donna comproprietaria del Constellation ha rotto il silenzio: "Capisco la rabbia delle vittime, ma l'indagine accerterà la verità. E la verità aiuterà anche loro"

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"Basta menzogne, specialmente quella sulla mia presunta fuga con l’incasso. Non sono mai scappata e sono qui perché pretendo la verità". Jessica Moretti, comproprietaria del club Constellation di Crans-Montana, rompe il silenzio dopo il rogo di Capodanno costato la vita a 41 persone. Intercettata dal Corriere della Sera presso il commissariato di Sion, dove sono in corso le audizioni — incluso l'interrogatorio di Jean-Marc Gabrielli — la donna ha espresso vicinanza alle famiglie delle vittime: "Capisco il loro dolore. Collaborerò totalmente con la giustizia perché solo la verità può aiutare tutti noi". Ha inoltre dedicato un pensiero a Cyane, la cameriera sospettata di aver innescato accidentalmente l'incendio: "Mi chiamava "tata Jessica"". Moretti e la moglie - indagati per la strage - sono al momento a piede libero, dopo che è stata versata la cauzione di 400 mila franchi. L'identità di chi abbia versato quel denaro è tuttora ignota.


La lettera dei coniugi Moretti agli ex dipendenti

I coniugi Moretti hanno anche inviato una lettera agli ex dipendenti, diffusa dai media svizzeri come Le Nouvelliste, per smentire le voci di un loro abbandono: "Eravate i nostri protetti e lo siete ancora. Ci assumiamo ogni responsabilità senza colpevolizzare nessuno. Dal primo gennaio portiamo il peso di questa tragedia e di chi non c'è più". Oggi Jessica Moretti ribadisce l'isolamento della coppia: "Siamo soli, ma era fondamentale chiarire la nostra posizione. La lettera è stata il nostro unico scudo contro le diffamazioni". Moretti e la moglie - indagati per la strage - sono al momento a piede libero, dopo che è stata versata la cauzione di 400 mila franchi. L'identità di chi abbia versato quel denaro è tuttora ignota.

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