Il post della Casa Bianca: "Da che parte stai, groenlandese?"

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Da una parte il futuro "radioso" con gli Usa, dall'altra la tempesta con Russia e Cina

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"Da che parte stai, groenlandese?". È la domanda che si legge sul post pubblicato dalla Casa Bianca su X. Nell'immagine, dal taglio volutamente caricaturale, una slitta trainata da cani - simbolo stereotipato dell'isola - si trova davanti a un bivio geopolitico. A sinistra, gli Stati Uniti, rappresentati come la strada verso un futuro "radioso". A destra, la "tempesta" che porta verso Russia e Cina. Un messaggio semplice, diretto e chiaramente provocatorio, che arriva in un momento in cui l'isola più grande del mondo è al centro della competizione globale. 

Il post gioca su una contrapposizione netta: Washington come partner affidabile, garante di stabilità e sviluppo; Mosca e Pechino come minaccia, incarnate da un cielo scuro e tempestoso. La scelta narrativa è volutamente binaria, quasi propagandistica, e punta a rafforzare l'idea che la Groenlandia debba schierarsi senza esitazioni con gli Stati Uniti.

La linea di Trump

Dietro la grafica ironica si nasconde una partita molto seria, che intreccia potere economico, strategico e militare. Trump ha ribadito pubblicamente che il controllo della Groenlandia è una priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Una posizione che riprende un tema già emerso negli anni scorsi: l’isola  come frontiera strategica, da presidiare per evitare l'avanzata di potenze rivali.

Ma la sicurezza non è l'unico motivo. Fin dall'inizio, l'interesse del presidente per la Groenlandia è stato alimentato anche da un altro fattore: le ingenti riserve di metalli rari presenti nel sottosuolo groenlandese. Materiali fondamentali per tecnologie avanzate, batterie, sistemi militari e dispositivi elettronici.

La domanda resta aperta

"Da che parte stai, groenlandese?" è una provocazione, ma anche un avvertimento. La Groenlandia, pur autonoma e legata alla Danimarca, si trova oggi al centro di una contesa globale che difficilmente si placherà. E la comunicazione della Casa Bianca dimostra che, per Washington, la battaglia per l'isola più grande del mondo passa anche attraverso i social.

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