Iran, media GB: polizia spara ai genitali delle manifestanti. Meloni: governo indignato

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I medici, che trattano i feriti in segreto per evitare l'arresto, hanno rivelato al Guardian di aver notato che le donne spesso arrivano con ferite diverse rispetto agli uomini. Governo italiano: indignati di fronte alla condanna a morte di Moshen Shekari

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Le forze di sicurezza iraniane sparano da distanza ravvicinata alle donne, durante le manifestazioni contro il regime, colpendole al volto, agli occhi, al petto e ai genitali, secondo medici e sanitari intervistati dal Guardian in tutto il Paese. I medici, che trattano i feriti in segreto per evitare l'arresto, hanno detto di aver notato che le donne spesso arrivano con ferite diverse rispetto agli uomini, colpiti da pallini di fucile nelle gambe, nelle natiche e nella schiena.

Condanna da parte del governo italiano per bocca del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo l'esecuzione del giovane manifestante che era stato condannato a morte dal regime iraniano: "Il governo italiano è indignato di fronte alla condanna a morte di Moshen Shekari - scrive Meloni in una nota - giovane che si era unito alle manifestazioni per la libertà in Iran. Questa inaccettabile repressione da parte delle autorità iraniane non può lasciare indifferente la comunità internazionale, e non potrà fermare la richiesta di vita e libertà che viene dalle donne e dai giovani iraniani".

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Gli operatori sanitari intervistati hanno fornito al Guardian le foto delle ferite devastanti su tutto il corpo dei manifestanti e hanno sottolineato che i colpi agli occhi di donne, uomini e bambini sono particolarmente comuni. Un medico della provincia centrale di Isfahan ha affermato di ritenere che le autorità stessero prendendo di mira uomini e donne in modi diversi "perché volevano distruggere la bellezza di queste donne": "Ho curato una donna sui vent'anni, che è stata colpita ai genitali da due pallottole. Altri dieci pallini erano nella parte interna della coscia. Questi 10 pallini sono stati rimossi facilmente, ma quei due pallini erano una sfida, perché erano incastrati tra la sua uretra e l'apertura vaginale ", ha raccontato. Traumatizzato dall'esperienza il medico, che ha parlato a condizione dell'anonimato come tutti gli intervistati per paura di rappresaglie, ha affermato di aver avuto difficoltà ad affrontare lo stress e il dolore a cui ha assistito. "Avrebbe potuto essere mia figlia", ha detto.

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