Natalia Vovk, chi è la donna che secondo Mosca avrebbe ucciso Darya Dugina

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I servizi di sicurezza russi dell'Fsb hanno diffuso un video che mostrerebbe i movimenti della donna ucraina indicata come l’assassina della figlia del politologo considerato l'ideologo di Vladimir Putin, Aleksandr Dugin. Nata nel 1979, avrebbe affittato un appartamento nello stesso complesso della vittima. "L'Ucraina non è certamente coinvolta nell'omicidio", ha detto Mykhailo Podolyak, principale consigliere del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky

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Secondo l’Fsb - i servizi russi di intelligence - sarebbe stata una donna ucraina, Natalia Vovk, a uccidere Darya Dugina, la figlia di Aleksandr Dugin, politologo considerato ideologo e consigliere di Vladimir Putin. "Il crimine - si legge in una nota dell’agenzia russa - è stato preparato e commesso dai servizi segreti ucraini. L'esecutrice è la cittadina ucraina Natalia Vovk, nata nel 1979, arrivata in Russia il 23 luglio insieme alla figlia Sofia Shaban e uscita dal Paese dalla regione Pskov, da dove ha raggiunto l’Estonia”. Fonti di sicurezza russe avrebbero dichiarato alla Tass che Natalia Vovk potrebbe aver usato la figlia per piazzare la bomba nell'auto della politologa e giornalista, morta in seguito all'esplosione della vettura. "L'Ucraina non è certamente coinvolta nell'omicidio della signora Dugina - ha detto alla Bild Mykhailo Podolyak, principale consigliere del presidente ucraino, Volodymyr Zelensky - Non ha senso per l'Ucraina per molti motivi. La famiglia Dugin non è parte degli organizzatori e dei gestori attivi della guerra. Sono solo elementi del sistema generale di propaganda isterica della Russia". "Le azioni terroristiche mirate, che eliminano qualcuno sul territorio della Federazione Russa, non sono la via dell'Ucraina - ha aggiunto Podolyak - L'Ucraina sta combattendo una guerra di liberazione. Della morte della signora Dugina approfitta quella parte dello spettro politico della Russia che sostiene una mobilitazione per l'escalation, la radicalizzazione delle ostilità e la possibilità di usare armi che sono vietate da varie convenzioni".

Natalia Vovk
Natalia Vovk in due screenshot del video diffuso dall'Fsb - ©Ansa

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L'Fsb ha diffuso un video che mostrerebbe i movimenti di Natalia Vovk. "Come si evince dal video - ha scritto la Tass - la donna, insieme alla figlia, è entrata in Russia il 23 luglio dopo un check doganale. Il video mostra anche filmati di lei che entra nel condominio di Dugina e mentre lascia la Russia per l'Estonia: con la figlia viene ripresa al confine alle 12.02 del 21 agosto. La loro auto, come mostrano le immagini riprese dalle telecamere a circuito chiuso, viene perquisita a fondo", ma la Vovk sarebbe riuscita comunque ad attraversare la frontiera. Secondo la ricostruzione fornita dai servizi russi, la Vovk e sua figlia sarebbero arrivate in Russia a bordo di una Mini Cooper alla quale sarebbero state applicate tre targhe diverse: la prima della Repubblica di Donetsk, per varcare il confine, la seconda del Kazakhstan, usata a Mosca, e la terza dell'Ucraina per uscire dal Paese. La Russia ha annunciato che la inserirà nella lista dei ricercati e ne chiederà l’estradizione. Ma al momento "non abbiamo ricevuto alcuna informazione ufficiale o richiesta dalle autorità russe su questa questione", ha affermato il ministro degli Esteri estone in una nota.

Natalia Vovk
Una foto di Natalia Vovk nella Mini Cooper - Telegram/Intel Slava Z

Cosa si sa su Natalia Vovk

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Vovk, una volta arrivata in Russia, avrebbe affittato un appartamento a Mosca, nello stesso complesso dove risiedeva la figlia del filosofo del Cremlino e avrebbe utilizzato una Mini Cooper per seguire i movimenti della vittima. Infine, la sera stessa dell'attentato, la donna e la figlia avrebbero partecipato alla conferenza di Zakharovo. E pochi minuti dopo che l'auto della Dugina era partita, l'agente ucraina avrebbe azionato a distanza la carica esplosiva posta sotto il sedile di guida. Fonti della sicurezza citate dalla Tass ipotizzano che la bambina possa essere stata usata dalla madre per piazzare l'ordigno. Secondo i russi, "la Vovk potrebbe aver usato la figlia per mascherare il crimine. Una teoria è che potrebbe aver piazzato l'ordigno esplosivo nell'auto di Dugina con l'aiuto della bambina", avrebbe detto una fonte della sicurezza russa. Sul canale Telegram "Intel Slava Z", gestito dal ministero della Difesa russo, è stata condivisa una foto attribuita a Vovk, oltre quello che si sosterrebbe essere il tesserino che certifica il suo ruolo nelle forze militari ucraine. In un’altra immagine viene mostrata la Mini Cooper usata per l’attentato che, ora, sarebbe in vendita sul sito internet ucraino AutoRia. Come riporta Open, che ha provato a verificare l’annuncio, il contenuto sull’auto in vendita attualmente non si trova sul sito indicato dal canale "Intel Slava Z". Sui canali Telegram abbonderebbero altre presunte informazioni e ricostruzioni. Un gruppo di hacker russi, RaHDit, avrebbe affermato per esempio che la Vovk appartenga al battaglione ucraino Azov e ne avrebbe pubblicato anche il presunto tesserino militare, ma le autorità di Mosca non hanno confermato tale ipotesi. E il battaglione ucraino ha fatto sapere di non avere nulla a che fare con la donna.

Natalia Vovk
Il tesserino di Natalia Vovk diffuso dall'Fsb - ©Ansa

La replica dell'Ucraina

Mentre i russi sosterrebbero che Natalia Vovk faccia parte del battaglione ucraino Azov, la Guardia Nazionale di Kiev smentisce e replica sui social: "I media russi stanno diffondendo informazioni secondo cui l'Fsb (l'intelligence di Mosca) riporta che l'omicidio della figlia di Alexander Dugin è stato preparato e commesso dai servizi segreti ucraini", si legge sul profilo Facebook. "Inoltre, i propagandisti russi riportano che Vovk aveva prestato servizio nel battaglione ucraino Azov, cercando così di giustificare tra i propri cittadini la decisione di riconoscere l'unità della Guardia Nazionale dell'Ucraina come organizzazione terroristica, mostrando ai russi crimini commessi da Azov nel territorio della Federazione Russa". In una conferenza stampa riportata da Ukrainska Pravda, un soldato di Azov ha affermato che "i documenti forniti dai nemici appartengono a una persona che non è un soldato del battaglione Azov. La nostra divisa militare è MultiCam (a motivo mimetico). Tutti i nostri documenti contengono foto di noi vestiti con l'uniforme MultiCam. La donna al telegiornale indossa l'uniforme della Guardia nazionale ucraina". Secondo il difensore ucraino, la carta d'identità della donna sarebbe stata alterata dai russi: "È un falso di bassa qualità, fatto in fretta".

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