11/9 Stories, Bernstein (presidente League of Theatres): "Broadway è NYC, doveva riaprire"

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Valentina Clemente

Il 13 settembre 2001, a soli due giorni dagli attacchi al World Trade Center, a New York riaprono i teatri di Broadway. La decisione viene presa da Rudy Giuliani, sindaco di New York, dopo aver consultato Jed Bernstein, presidente della League of Broadway Theatres and Producers. "Una decisione giusta, forse azzardata, ma da prendere: Broadway è un simbolo iconico di NYC e, se spegni le sue luci, è come lasciare al buio tutta la metropoli. L'economia di New York dipende anche dai musical", ci ha detto Bernstein

Visitare New York significa immergersi in esperienze pressoché iconiche. E se nella Big Apple non si va almeno una volta a vedere un musical o una pièce teatrale, vuol dire non aver vissuto la città al meglio. Broadway, the one and only, è solo a New York. L'arte che si respira lì non si trova da nessun'altra parte al mondo. Broadway è New York, e New York è anche Broadway. E a 48 ore dalle tragedia dell'11 settembre, Rudy Giuliani decide di far ripartire proprio quei teatri, gli unici in grado di ridare un po' di speranza alla città, perennemente illuminata dalle loro luci. C'è chi ha guardato a questa scelta come un azzardo, ma anche chi ha visto un segnale di speranza, da cui ripartire. Il teatro è gioia, ti fa compagnia ed è il compagno fedele che sta sempre al tuo fianco, nei momenti belli ma soprattutto quelli brutti. Ecco perché ripartire dall'arte ha fatto bene alla città e ai newyorkesi. Ne abbiamo parlato con Jed Bernstein che, nel 2001, era Presidente della League of Broadway Theatres and Producers e che, insieme al sindaco, ha riaperto i teatri della Big Apple.

Ecco cosa ci ha raccontato:

Penso sia stata un'ottima decisione riaprire Broadway perché è, da sempre, un simbolo iconico della città di New York, ed era molto importante inviare un messaggio al mondo che The Big Apple ce l'avrebbe fatta. E anche in senso pratico, l'economia di New York è così legata al turismo e Broadway è la più grande attrazione turistica di New York City. Sapevamo che le persone avrebbero avuto pausa a viaggiare nei primi giorni dopo gli attacchi, ma volevamo comunque assicurarci che New York fosse in grado di accoglierle quando sarebbero state pronte a viaggiare di nuovo.

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Pensa sia stata dura per gli attori e gli attori tornare sul palco due giorni dopo gli attacchi? Sono performer, ma sono anche esseri umani, e hanno emozioni e sentimenti. Erano spaventati. E a New York c'erano solo assistenti di volo e turisti che non potevano tornare a casa. È stato difficile per lei dire agli artisti di tornare sul palco?

 

È stato molto difficile per tutti a New York superare questa tragedia, ma penso che, al di là di tutto, abbiamo voluto contribuire in qualche modo. Sa, non c'erano davvero sopravvissuti a questo attacco, il che è stato frustrante. La gente era in fila nei centri di donazione del sangue, ma non c'erano superstiti a cui darlo. Le persone si sentivano impotenti e si chiedevano: cosa posso fare per aiutare? Posso inviare denaro? Come posso fare qualcosa di pratico? Penso che le persone a Broadway, gli attori e i tecnici, tutto il personale dietro le quinte si siano sentite in dovere di fare ciò che, da sempre, fa Broadway: intrattenere, portare sorrisi alle persone, e forse portare un po' di sollievo dopo la tragedia era un modo per loro di contribuire. Quindi, per quanto potessero avere dei dubbi, tutto, poi, è passato in secondo piano perché bisognava muoversi e fare qualcosa.

Ha visto qualche spettacolo a Broadway il 13 settembre 2001?

 

Sì, sono andato a molti spettacoli di Broadway perché come Presidente della Broadway League volevo vedere quale fosse la reazione delle persone in sala. Gli show non sono stati tutti uguali: c'erano spettacoli felici, quelli seri. Ora che ci penso, è ancora molto interessante continuare a parlarne dopo 20 anni, ma è davvero molto difficile. La maggior parte degli spettacoli iniziava con discorso del produttore o degli attori davanti al sipario e la maggior parte degli spettacoli finiva con gli attori che cantavano l'inno nazionale o altre canzoni patriottiche. Penso davvero che le persone sentissero che stare insieme fosse importante, sia chi era sul palco sia il pubblico in sala.

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Mi sono emozionata ad ascoltare le sue parole in questo momento perché penso davvero che l'arte, i teatri possano essere il punto di partenza per ricominciare. Sono così felice che New York e lei abbiate deciso di ripartire da lì. New York è Broadway, è tante cose ma soprattutto è Broadway. La cultura nasce da lì. Ci sono stata nel 2001 e le sue parole sono molto emozionanti per me.

 

Lei è molto gentile a dirlo perché vive in un Paese come l'Italia che venera l'arte  da molti anni. L'Italia e molti altri Paesi europei ci hanno indicato la strada, in termini di celebrazione proprio dell'arte. Broadway e l'intrattenimento tradizionalmente sono stati molto importanti in tempi difficili, è stato importante durante la Grande Depressione negli anni '30, è stato importante durante entrambe le guerre mondiali, ed è stato importante nel 2001. E spero davvero che sarà importante di nuovo, anche se siamo di fronte a una crisi di tipo diverso. Speriamo davvero che a metà settembre, quando gli spettacoli riapriranno, le persone si riuniranno di nuovo e torneranno a Broadway. Nel 2001 la gente voleva stare insieme, ora alcune persone pensano sia pericoloso a causa del virus. Non so se Broadway avrà lo stesso ruolo, ma lo spero, perché gli effetti che abbiamo visto 20 anni fa sono stati molto positivi.

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