John Bolton a Sky TG24: il ritiro dell'esercito USA dall'Afghanistan è sconfitta clamorosa

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Intervista di Valentina Clemente

©Getty

"Il ritiro dell'esercito americano dall'Afghanistan? Una sconfitta clamorosa". È quanto ha dichiarato, in un'intervista rilasciata a Sky TG24, l'Amb. John Bolton, ex Consigliere per la sicurezza nazionale e già Sottosegretario di Stato per il controllo delle armi e la sicurezza internazionale nel primo mandato di George W. Bush. Bolton ha anche parlato delle responsabilità del ritiro dei soldati statunitensi e delle modalità (fallimentari) in cui tutta l'operazione si sta svolgendo

Ambasciatore, un attentato all'aeroporto di Kabul, con più esplosioni, ha provocato molte vittime civili e statunitensi. Dietro questo tragico evento, Isis-K. È questa la prova che i talebani non possono gestire la situazione?

La migliore ipotesi è che la responsabilità sia di Isis-K, ma la differenza tra talebani, Isis e al-Qaeda è meno di quanto sembri: sono tutti fanatici, sono tutti estremisti, si contendono il potere in Afghanistan e in altre zone, ma domani potrebbero fare un patto ed essere di nuovo migliori amici. Tutto questo prova che il potere dell'ideologia, dell'ostilità teologica estremista contro l'Occidente e gli Stati Uniti in particolare, è molto forte. E penso sia un brutto segnale per l'Afghanistan in generale. E se c'è un'ostilità temporanea tra Isis-K e talebani, abbiamo tutti i motivi per pensare che, dopo che i talebani avranno preso il controllo, al-Qaeda e Isis-K avranno il loro spazio in Afghanistan come, del resto, tutti gli altri gruppi in grado di pianificare attacchi contro l'Occidente. È tutto ancora molto complicato. Penso che questa situazione rifletta il caos ancora nascosto che vedremo a lungo.

Gli Stati Uniti sono andati in Afghanistan per non dare rifugio ai terroristi, quei terroristi che hanno attaccato l'America l'11 settembre. Pensa che 20 anni siano stati sprecati?

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Con il ritiro ci siamo certamente messi quasi nella stessa posizione in cui ci trovavamo prima dell'11 settembre. Sono stati fatti molti errori in Afghanistan e anche subito dopo aver rovesciato i talebani nel 2001. Abbiamo sicuramente sprecato un sacco di soldi. Ma abbiamo raggiunto l'obiettivo fondamentale, ovvero prevenire un altro attacco terroristico. Non penso che il ritiro si dovesse fare, non credo fossimo così affaticati da questa lunga guerra. In un anno e mezzo non c’è stato neanche un morto. Penso che il governo afghano sarebbe sopravvissuto se negli ultimi tre anni non avessimo detto al mondo del nostro ritiro. È un errore. Non siamo stati sconfitti in Afghanistan. Ma ce ne siamo andati e abbiamo restituito il Paese ai talebani.

Gli afghani si sentono traditi, frustrati. Come possiamo - loro e noi - essere sicuri che i talebani manterranno le loro promesse?

Temo che non manterranno le loro promesse. Proprio ieri, un portavoce dei talebani ha affermato che Osama bin Laden non è stato coinvolto nell'11 settembre. E se mentono su un punto fondamentale come questo, non esiteranno a mentire su altro. Proprio ora hanno a portata di mano qualcosa che hanno cercato di avere per 20 anni, tornando al potere. L'ultima cosa che vogliono è trovare dei motivi per farci stare a Kabul più a lungo di quanto vogliamo. Penso che si comporteranno nel migliore dei modi. Vogliono riprendersi la sovranità monetaria dalla Federal Reserve Bank di New York e riportarla in Afghanistan. È come se li tenessimo in ostaggio, in un certo senso. È un qualcosa di temporaneo da parte loro. In questi ultimi 20 anni l’ideologia non ha aiutato.

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Penso che l'errore fatto in Afghanistan sia stato credere che il Paese fosse pronto per la democrazia. Una nazione è pronta quando è pronta. E sono le persone e il Paese a decidere. Questa non è una logica contemporanea, come quella scritta da John Stuart Mill nel XIX secolo nel suo famoso saggio sulla rappresentanza democratica di ciascun Paese. Mill diceva: il popolo deve essere pronto a ricevere. Questa era la condizione fondamentale. E non puoi preparare le persone a ricevere la democrazia.

Quando pensa che l'Afghanistan sia pronto a ricevere la democrazia e a crearne una?

È stato un Paese diviso per molto tempo e non ha avuto quello che consideriamo un "governo centrale". Questo è stato un altro errore: pensare che un governo centrale fosse essenziale per bloccare i talebani. È molto difficile da dire. Ci sarà una forte opposizione contro i talebani quando cercheranno di imporre il rispetto rigoroso della Sharia. Ma questa è la loro ideologia. Anche quando dicono "Sosteniamo pienamente i diritti civili delle donne", aggiungono "secondo la Sharia". Chi decide la Sharia? Loro. Sarà un governo autocratico, non ci sono dubbi. Penso che la gente, dopo aver beneficiato di un governo libero, non sopporterà la nuova situazione. I talebani sono uno degli eserciti meglio equipaggiati al mondo. Sarà molto difficile fermarli.

Parliamo ora della differenza tra le posizioni di Obama, Trump e Biden sull'Afghanistan. Di chi è la responsabilità del ritiro dell'esercito americano?

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Penso ci siano due decisioni. La prima riguarda il ritiro, la seconda su come eseguirlo. Biden voleva lasciare il Paese dal 2009, Trump voleva solo andare via. Ora puntano il dito l'uno contro l'altro, con Biden che dice "Sono stato incastrato dall'accordo di Trump" e Trump che risponde "No, sei stato tu a fare un errore". Il segnale che Trump ha dato ai talebani durante i negoziati durati più di due anni era lasciare l'Afghanistan. Era esattamente quello che loro volevano sentirsi dire. E ovviamente anche gli afghani e l'esercito lo sapevano, ecco perché erano così demoralizzati. Biden avrebbe potuto modificare l’accordo: ha cambiato molte altre cose fatte da Trump, come la data del ritiro dall'1 maggio al 31 agosto. Entrambi volevano andare via ed entrambi hanno delle responsabilità per tutte le conseguenze. Per quanto riguarda l’effettivo ritiro dell’esercito, la responsabilità è di Biden. È una sconfitta clamorosa, imbarazzante. Biden ha detto "Abbiamo pianificato tutto". Se questo vuol dire pianificare, detesto dire che questa non assomiglia a nessuna pianificazione.

Crede che l'America possa risolvere questa situazione?

Penso che ora - visto che l’Afghanistan è stato perso - la vera domanda sia cosa possiamo fare a distanza per evitare che al-Qaeda e Isis si insedino sempre di più. In Pakistan, per esempio, bisognerebbe evitare un governo terrorista a capo del Paese: sarebbe ovviamente una minaccia di per sé, e controllerebbe anche 150 armi nucleari, il che sarebbe un enorme rischio per il mondo intero.

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