Israele archivia l'era Netanyahu: chi è il premier più longevo della storia del Paese

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Marco Melegaro

Dopo 12 anni al potere nel Paese si annuncia un governo senza il leader 71 enne

E’ il leader più longevo alla guida del Paese, al dodicesimo anno consecutivo al potere (15 in tutto se si considera anche il mandato 1996-1999, un record con il quale ha superato persino il padre della patria, David Ben Gurion). E’ stato anche  il più giovane primo ministro nella storia di Israele (nel 1996 a 46 anni). Soprannominato Bibi, è nato a Tel Aviv il 21 ottobre 1949 ed è di origine per metà polacche e per metà bielorusse. Ha operato nelle Forze di difesa israeliane durante il conflitto tra Israele ed Egitto. In Israele ha combattuto nella guerra dello Yom Kippur. Poi, rientra negli Stati Uniti dove si laurea in architettura nel 1976. Nel 1988 si iscrive al partito di Centrodestra Likud del quale è tuttora il leader. Con lo slogan: “Una pace sicura” Netanyahu si aggiudica le elezioni del 1996 e da vita ad una maggioranza di Centrodestra. Negli anni e con i  plurimi mandati governativi sposta l’asticella sempre più a Destra cercando di sancire l’alleanza con i partiti religiosi così influenti nel suo Paese. Ora, dopo le elezioni di marzo, la destra dell’ex fedelissimo Bennett e il centrista Lapid sono pronti ad allearsi per estrometterlo. Il leader uscente è furioso: "È la truffa del secolo, scandaloso che con 6 seggi si possa fare il premier”.

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Nelle elezioni di marzo puntava a conquistare il sesto mandato. Il leader del Likud ha insistito al massimo sui risultati eccezionali della campagna di vaccinazione anti-Covid con  Israele è primo al mondo per popolazione immunizzata. Un successo ottenuto grazie anche all'ampia disponibilità di vaccini, letteralmente conquistati dal premier, come ha raccontato di recente l'Ad di Pfizer, Albert Bourla, dipingendo un Netanyahu "ossessivo" che lo ha chiamato trenta volte per ottenerli. Riuscito finora anche a 'sopravvivere' politicamente all'incriminazione per corruzione, frode e abuso di ufficio in tre casi e all'avvio del processo. E’ stato anche  il più giovane primo ministro nella storia di Israele (nel 1996 a 46 anni). Il leader del Likud stavolta è orfano dell'appoggio dato dalla Casa Bianca nelle ultime tre tornate elettorali. Nei suoi quattro anni, Donald Trump ha fatto molto per lo storico alleato, accreditando Gerusalemme come capitale d'Israele, spostandovi l'ambasciata, e riconoscendo la sovranità israeliana sulle Alture del Golan. Ha inoltre presentato un 'piano di pace del secolo' che prevedeva l'annessione da parte di Israele del 30% della Cisgiordania e della Valle del Giordano, ha tagliato i fondi ai palestinesi e portato avanti una lotta senza quartiere all'Iran, abbandonando unilateralmente l'accordo sul nucleare del 2015 e ristabilendo sanzioni contro la Repubblica islamica. Tra i successi che Netanyahu si è intestato, con l'aiuto determinante di Washington, c'è anche la firma degli Accordi di Abramo nel settembre 2020 con Emirati e Bahrein, i primi Paesi arabi del Golfo a normalizzare le relazioni diplomatiche con lo Stato ebraico, seguiti da Marocco e Sudan. Con l'arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, il legame così sbandierato con l'altra sponda dell'Atlantico è venuto a mancare.

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