Molotov contro la polizia: l'ira degli Unionisti in Irlanda del Nord infiamma Belfast

Mondo

Tiziana Prezzo

Trenta ordigni sono stati fatti esplodere contro le forze dell’ordine in un sobborgo  protestante di Belfast. Cresce la rabbia e la frustrazione tra gruppi paramilitari, già sul piede di guerra. E’ in questa parte del Regno Unito che si stanno facendo sentire gli effetti più preoccupanti della Brexit. (La nostra corrispondente da Londra)

Londra - Una dopo l’altra si infiammano le notti dei sobborghi di Belfast, dove la rabbia e la frustrazione non covano più sotto la cenere ma vengono allo scoperto. Sono almeno una trentina le molotov che sono state lanciate, in una sola notte, contro mezzi della polizia (LE IMMAGINI DEI DISORDINI). Auto sono state date alle fiamme, tombini sono stati divelti. Epicentro dello scontro, il sobborgo di Newtownabbey: roccaforte di unionisti che si sentono traditi  e non più politicamente rappresentati. E in un contesto particolare e delicato come quello dell’Irlanda del Nord, in mancanza della politica, non ci vuole molto perché le armi (a partire da quelle improprie per poi arrivare chissà dove) tornino a “parlare”.

 

Un confine all’interno del Regno Unito


E’ in Irlanda del Nord che si vedono già gli effetti più preoccupanti della Brexit, di quell'accordo arrivato alla vigilia di Natale che non è stato un bel regalo per nessuno da quelle parti. L’Ulster aveva votato in maggioranza no al referendum del 2016. E se la minoranza cattolica non poteva vederci nulla di buono, allora, da un distacco dall’Unione europea e dell’Eire in primis, ora sono gli unionisti a inveire contro l’aberrazione di un confine che si trova all’interno dello stesso Regno Unito. Un paradosso. E d’altronde: era fondamentale non far risorgere una barriera tra le due parti dell’isola e tutelare così, come bene supremo da difendere, gli accordi del Venerdì Santo. L’odio settario ha insanguinato per decenni le strade di Belfast come di (London)derry e se la pace è sempre difficile da costruire, ci vuole poco a indebolirla. In un altro articolo abbiamo raccontato, un mese fa, come gruppi paramilitari unionisti abbiano già detto di non riconoscersi più negli accordi del 10 aprile ’98 e come minacce siano arrivate al personale che nei porti nordirlandesi è preposto a effettuare i controlli sulle merci.

 

Tensioni tra unionisti e repubblicani dello Sinn Fein

 

Il premier, Boris Johnson, ha fin qui minimizzato, convinto che il buon senso prevarrà. Di buon senso, però, se n’è visto poco, venerdì scorso (un altro Venerdì Santo…) quando 15 agenti sono rimasti feriti e 8 persone, tra cui un ragazzino di 13 anni, sono state arrestate per aver attaccato le forze dell'ordine. Ad alimentare la tensione, nell’ultima settimana, è stata anche la decisione di non perseguire 24 membri dello Sinn Fein che il giugno scorso avevano preso parte al funerale di una figura preminente come quella di Bobby Storey, in palese violazione alle restrizioni imposte dalla pandemia di Covid-19. Ogni cosa, quando i nervi sono così scoperti, può essere letta come una provocazione.

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