Colpo di Stato in Myanmar, arrestata Aung San Suu Kyi. Tutti i poteri a capo esercito

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La leader del governo birmano di fatto è stata arrestata dalle forze armate, come ha fatto sapere il suo partito: "È detenuta a Naypyidaw".  "Non accettate il golpe", il suo messaggio al popolo. L'esercito, intanto, ha annunciato l'imposizione di uno stato di emergenza di un anno, alla fine del quale ci saranno nuove elezioni "libere e regolari". Tutti i poteri sono stati trasferiti al generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate. Biden: "Rivedremo regime sanzioni". Domani riunione straordinaria Onu

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Colpo di Stato in Birmania, dove Aung San Suu Kyi, a capo del governo birmano di fatto, è stata arrestata dalle forze armate. Lo ha fatto sapere la portavoce del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (LND): "È detenuta a Naypyidaw (la capitale del paese, ndr)". L'esercito birmano, intanto, ha annunciato l'imposizione di uno stato di emergenza per la durata di un anno, alla fine del quale i militari vorrebbero indire nuove elezioni "libere e regolari". Tutti i poteri sono stati trasferiti al generale Min Aung Hlaing, capo delle forze armate. I militari denunciavano da diverse settimane irregolarità avvenute durante le elezioni legislative di novembre, vinte in modo schiacciante dall'LND. Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha convocato per domani una riunione straordinaria sulla situazione

Aung San Suu Kyi al popolo: "Non accettate il golpe"

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Myanmar, da transizione democratica a colpo di Stato: cosa è successo

Dopo il suo arresto, Aung San Suu Kyi ha esortato il popolo birmano a "non accettare il colpo di Stato". "Esorto la popolazione a rispondere e a protestare con tutto il cuore", si legge in una dichiarazione diffusa dal suo partito, secondo quanto riporta la Bbc

Le accuse dei militari sulle frodi elettorali

Gli arresti sono avvenuti poche ore prima della riunione inaugurale del Parlamento recentemente insediato. Con il pretesto della pandemia di coronavirus, le elezioni "non sono state né libere né eque", ha assicurato in conferenza stampa la scorsa settimana il portavoce dell'esercito, il maggiore generale Zaw Min Tun. I militari affermano di aver identificato milioni di casi di frode, tra cui migliaia di centenari o minori che risulterebbero tra i votanti. Più di una dozzina di ambasciate, tra cui quella degli Stati Uniti e la delegazione dell'Unione Europea, lo scorso venerdì avevano sollecitato la Birmania ad "aderire a standard democratici", che assieme all'Onu, temevano il colpo di Stato.

Il partito di Aung San Suu Kyi

Il partito di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace nel 1991, molto criticato a livello internazionale per la gestione della crisi legata alla minoranza musulmana Rohingya ma ancora supportato dalla maggioranza della popolazione, ha ottenuto una schiacciante vittoria a novembre. È la seconda vittoria nelle elezioni elezioni generali dal 2011, quando la giunta che ha governato il Paese per mezzo secolo è stata sciolta. L'esercito, tuttavia, mantiene un potere molto importante, avendo il controllo su tre ministeri chiave (Interno, Difesa e Confini). 

Biden: "Attacco a democrazia, esercito ceda potere"

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Usa Weekly News, la prima settimana del Presidente Joe Biden

Il presidente statunitense Joe Biden ritiene che "il colpo di stato militare in Birmania, la detenzione di Aung San Suu Kyi e di altri dirigenti civili, e la dichiarazione dello stato nazionale di emergenza siano un assalto diretto alla transizione del Paese verso la democrazia e il ruolo della legge". Il capo della Casa Bianca chiede che la comunità internazionale "si unisca in una sola voce per premere sull'esercito birmano perchè ceda immediatamente il potere, rilasci gli attivisti e i dirigenti detenuti, revochi le restrizioni alle comunicazioni e si astenga dalla violenza contro i civili". Gli Usa "rivedranno immediatamente le leggi e i poteri sulle sanzioni" alla Birmania e "prenderanno un'azione appropriata", annuncia poi Biden. Le sanzioni erano state rimosse nell'ultimo decennio in seguito al progresso verso la democrazia. Il presidente Usa ha assicurato che "lavoreremo con i nostri partner nella regione e con il mondo per sostenere il ritorno della democrazia e del ruolo della legge, come pure per chiamare a rispondere i responsabili del ribaltamento della transizione democratica birmana".

La condanna dell'Ue

Anche l'Ue condanna quanto sta avvenendo in Brimania. "Chiedo un immediato rilascio dei detenuti. I risultati elettorali e la costituzione devono essere rispettati. Il popolo" della Birmania "vuole la democrazia. L'Ue è con loro", ha fatto sapere l'Alto rappresentante dell'Ue, Josep Borrell, su Twitter. E il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha sottolineato a sua volta: i militari devono "rilasciare quanti sono stati detenuti illegalmente durante i raid in tutto il Paese. Il risultato delle elezioni deve essere rispettato e deve essere ripristinato il processo democratico". 

Italia chiede rilascio di Aung San Suu Kyi 

"L'Italia condanna fermamente l'ondata di arresti in Myanmar e chiede l'immediato rilascio di Aung San Suu Kyi e di tutti i leader politici arrestati", si legge in una nota della Farnesina. "La volontà della popolazione è chiaramente emersa nelle ultime elezioni e va rispettata. Siamo preoccupati per questa brusca interruzione del processo di transizione democratica e chiediamo che venga garantito il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali".

Cina: "Salvaguardare la stabilità politica e sociale"

Su caso si è espressa anche la Cina che si è definita un "vicino amichevole del Myanmar". "Speriamo che tutte le parti nel Paese possano gestire adeguatamente le differenze nell'ambito del quadro costituzionale e legale", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Wang Wenbin, aggiungendo che per Pechino è importante "salvaguardare la stabilità politica e sociale".

 

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