Russia, manifestazioni per Navalny in diverse città: oltre 3mila i fermati

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Cortei per appoggiare l’oppositore, arrestato appena tornato in patria dopo l’avvelenamento. L'Ong Ovd-Info: 3.060 persone arrestate in almeno 65 città. Fermata e poi liberata anche la moglie. Le prime manifestazioni nell'estremo oriente del Paese e in Siberia, comprese Vladivostok e Khabarovsk. Migliaia in piazza a Mosca, con fermi e scontri. Le autorità avevano annunciato di voler reprimere le proteste - definite dal Cremlino “inammissibili” - con forza. Farnesina chiede rilascio immediato del dissidente

In Russia è stato il giorno delle manifestazioni in appoggio all’oppositore Alexey Navalny, arrestato non appena tornato in patria dopo l'avvelenamento (FOTO). Sono oltre 3mila, ed esattamente 3.060, le persone fermate dalla polizia nelle proteste in circa 65 città del Paese (fra cui 681 fermi a Mosca e 274 a San Pietroburgo), secondo quanto sostiene l'Ong Ovd-Info sul suo sito web. Migliaia le persone in piazza a Mosca, dove tra i fermati c'è anche Yulia Navalnaya, moglie di Navalny (poi liberata in serata), e Liubov Sobol, una delle più strette collaboratrici del dissidente. Nelle scorse ore c'era attesa per vedere se la gente avrebbe risposto all'appello di Navalny a scendere in piazza rischiando manganellate e pene severe. E se, eventualmente, a rispondere sarebbero state come sempre Mosca e San Pietroburgo oppure anche la Russia profonda. Il Cremlino, comunque, per non rischiare si era preparato a rispondere alla piazza e le autorità sono entrate subito in modalità “massima repressione”. La Farnesina "segue con preoccupazione l'arresto di centinaia di manifestanti scesi in piazza in diverse città russe per richiedere la liberazione di Navalny" - si legge in un tweet del ministero degli Esteri, che aggiunge: "Continuiamo a chiedere il suo rilascio immediato e ci aspettiamo che vengano rispettati i suoi diritti". Anche gli Usa "chiedono alle autorità russe di rilasciare tutte le persone detenute per aver esercitato i loro diritti universali" e il rilascio "incondizionato" di Navalny, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato Ned Price, condannando anche i "metodi brutali" delle autorità contro i manifestanti.

Cortei e arresti in diverse città

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Le manifestazioni sono state pianificate dal movimento fondato da Navalny in quasi tutte le principali città e cittadine russe, con l'obiettivo di chiedere la scarcerazione dell'oppositore. I primi cortei sono partiti nell'estremo oriente del Paese e in Siberia: Vladivostok, Khabarovsk, Chita, Novosibirsk, Irkutsk e persino Yakutsk, dove il termometro segna meno 50 gradi. Poi è stato il momento della Russia europea, a partire da Ekaterinburg, dove migliaia di persone si sono riversate sul lungo fiume. Infine Mosca: la Pushkinskaya, nel cuore della città, si è riempita di persone, giovani ma non solo, che hanno deciso di sfidare le autorità pur di chiedere la liberazione di Navalny. "Russia senza Putin" e "Putin ladro" gli slogan più gettonati. Visto che le manifestazioni sono state per lo più non autorizzate, si sono registrati subito anche i primi arresti. A Valdivostok è sceso in piazza anche il famoso blogger e YouTuber Yuri Dud.

La situazione a Mosca

A Mosca è stata fermata anche Yulia Navalnaya, moglie di Navalny, poi liberata in serata. La donna ha pubblicato un selfie su Instagram dall'interno della camionetta della polizia e ha scritto: “Scusate la cattiva qualità, c'è molta poca luce nel furgoncino”. La polizia ha transennato la piazza Pushkinskaya e così molti manifestanti si sono diretti altrove, lungo la centralissima Tverskaya, raccogliendo l'incoraggiamento degli automobilisti. Un gruppo si è avviato verso la sede dei servizi di sicurezza, il famigerato FSB diretto a suo tempo dallo stesso Putin, e un altro si è scontrato duramente con la polizia all'angolo tra la Petrovka e lo Strastnoy Boulevard. Il Comitato Investigativo ha così lanciato una pre-indagine "sull'assalto" alle forze dell'ordine, che potrebbe costare molto caro a chi verrà riconosciuto colpevole. È stato fermato anche un ragazzino di 14 anni, strattonato da un poliziotto e portato verso le camionette. Le immagini hanno creato scalpore e sono state criticate dalla garante per i diritti umani, che poi ha assicurato che il minore è stato riconsegnato ai suoi genitori. Nella piazza di Mosca si sono radunate migliaia di persone, circa 4mila secondo le forze dell'ordine (che di solito stimano al ribasso la partecipazione alle proteste antigovernative). I manifestanti hanno urlato alla polizia "Fascisti, fascisti" e slogan come "Putin ladro" e "Russia senza Putin". Nella città la partenza della manifestazione era fissata alle 14 ora locale (le 12 in Italia) nella centrale piazza Pushkinskaya, ma la polizia ha iniziato a fermare i manifestanti pro-Navalny ancora prima dell'inizio ufficiale della protesta. Gli agenti, ha spiegato la testata, trattenevano chi aveva in mano cartelli con slogan pro-opposizione come "Libertà per i prigionieri politici". Tra i fermati a Mosca, sempre secondo Meduza, c'è anche la dissidente Liubov Sobol, una delle più strette collaboratrici di Navalny. Sobol era stata fermata anche giovedì e multata per 250.000 rubli (circa 2.750 euro) da un tribunale di Mosca.

Le proteste nelle altre città

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Anche San Pietroburgo ha risposto all'appello e un fiume di persone si è riversato nella Prospettiva Nevsky, bloccando il traffico. La gente si è fatta vedere anche a Gelendzhik, la cittadina sul Mar Nero dove si troverebbe il presunto "palazzo segreto" di Putin. "Spazzoloni dei water uguali per tutti!", hanno gridato, in riferimento alla video-inchiesta di Navalny secondo cui nella proprietà di Putin ci sarebbero degli scopettoni che costano 1.000 euro l'uno. E allora si replica: "Il prossimo fine settimana organizzeremo altre proteste", ha detto uno dei 'colonnelli' di Navalny, Leonid Volkov. "Alexey deve essere liberato immediatamente".

Le manifestazioni senza i coordinatori

Nelle scorse ore quasi tutti i colonnelli di Navalny sono stati raggiunti dalla polizia e fermati con l'accusa di voler organizzare proteste non autorizzate e quindi illegali. In cella è finita anche la portavoce Kira Yarmish: per tre giorni, in modo da farle saltare le manifestazioni. “Dato che i nostri coordinatori sono al 99% in prigione, vediamo come funziona da sola la base”, ha commentato Leonid Volkov, coordinatore della rete regionale del Fondo Anti-Corruzione. “Vedremo sicuramente nuovi leader e questo ci darà dei nuovi volti interessanti”, ha aggiunto. Poi ha avvertito: “Non reagite alle provocazioni della polizia, siate pacifici”.

La risposta delle autorità

Le forze dell'ordine di Mosca, nei giorni scorsi, avevano detto che le proteste sarebbero state considerate come “una minaccia all'ordine pubblico” e “immediatamente represse”. Il Cremlino ha ribadito per l'ennesima volta che sono “inammissibili” e la Procura generale ha avvertito che chi vi prende parte potrà essere perseguito penalmente per “disordini di massa”. Il Comitato Investigativo, inoltre, ha già aperto un procedimento penale per aver lanciato l'appello a scendere in piazza. Il tutto con l'aggravante del coinvolgimento di minori. Tra chi ha risposto alla chiamata di Navalny, infatti, sembra ci siano tantissimi giovanissimi, almeno stando al tam tam che si rincorre sul web. I video pubblicati su TikTok con l'hashtag #FreeNavalny hanno raccolto più di 200 milioni di visualizzazioni. Tanto che l'autorità per le Telecomunicazioni, il Roskomnadzor, ha scelto d'invocare i nuovi poteri censori da poco varati intimando ai maggiori social - tra cui TikTok, Instagram e YouTube - di rimuovere i contenuti bollati come illegali. Ottenendo quanto chiesto, con varie percentuali di cancellazione.

Il comunicato di Navalny

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Intanto, in vista delle manifestazioni, ieri sera Navalny aveva letto un comunicato dalla prigione. "Voglio farvi sapere che non ho nessuna intenzione di togliermi la vita e che sono stabile mentalmente", ha detto tra il serio e l'ironico. E le richieste dall'estero per una sua "liberazione" continuano. Tra gli ultimi appelli, quello del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. "Nella mia telefonata con Vladimir Putin ho ribadito che l'Ue è unita nella sua condanna per la detenzione di Navalny", ha detto. Ma sull'aspetto che più conta, cioè nuove e più stringenti sanzioni, stando a fonti bene informate il fronte Ue non è ancora compatto, con la maggioranza dei Paesi intenzionati a prendere tempo "per studiare quale sia la strategia più efficace".

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