Covid, Wuhan un anno dopo: l’intervista all’artista cinese Ai Weiwei

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Pio d’Emilia

©Ansa

Una decisione “brutale”: è così che l’artista dissidente ha definito il lockdown, a un anno dall’entrata in vigore di quel primo provvedimento in Cina. In un’intervista a Sky TG24 racconta del suo ultimo documentario “Coronation”, che non è stato accolto con entusiasmo neppure in Occidente: “Nessuno vuole mettersi nei guai con Pechino”. E sul tweet sull’Italia che aveva provocato polemiche: “Era uno scherzo. Sono molto felice che poi siete riusciti a controllare la pandemia meglio di altri”

Tutto cominciò con una “strana polmonite”. Un anno e due milioni di morti dopo, mentre in buona parte del mondo si vive ancora sotto emergenza sanitaria, sociale ed economica, a Wuhan, là dove tutto era iniziato, tutto sembra essere tornato alla normalità. E nonostante proprio in questi ultimi giorni si siano registrati nuovi contagi e il primo decesso dopo 9 mesi, la Cina si appresta a celebrare l’anniversario del primo, duro quanto efficace, lockdown. Una decisione “brutale”, la definisce Ai Weiwei, il famoso artista cinese che dopo qualche disavventura in patria vive oramai da anni in esilio in Europa, e che con le sue opere continua a scuotere le coscienze (COVID: GLI AGGIORNAMENTI LIVE - LO SPECIALE).

"Coronation", l’ultimo documentario di Ai Weiwei

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Possibile che per garantire l’ordine e la sanità pubblica si debba rinunciare a diritti e libertà che si davano per acquisite e scontate? Possibile che per garantire la sicurezza si debba per forza sottomettere? Tornare sudditi, rinunciando ad essere cittadini. “Coronation” che potete vedere qui, on demand, sulla piattaforma Vimeo, è l’ultimo documentario di Ai Weiwei. Un documentario duro, lento, pesante, a tratti ossessionante, realizzato grazie ad una serie di contributi video che privati cittadini, medici, infermieri, ma anche funzionari hanno affidato ai collaboratori locali di Ai Weiwei. Un documentario che a differenza degli altri lavori di Ai Weiwei non è stato accolto con entusiasmo. E non parliamo della Cina, ovviamente, dove proprio oggi esce, in migliaia di sale, il documentario “ufficiale” Days and Nights in Wuhan (preceduto da una enorme promozione mediatica, che ha coinvolto centinaia di artisti e intellettuali famosi, da Jackie Chan a Jack Ma) ma anche dell’Occidente, dove i maggiori Festival Internazionali, compreso quello di Venezia, lo hanno respinto. E anche le popolari piattaforme come Netflix e Amazon Prime lo hanno rifiutato.

"Nessuno vuole mettersi nei guai con Pechino"

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Perché? “Perché la Cina oramai esercita un potere immenso nell’industria cinematografica – ha dichiarato lo stesso Ai Weiwei – e nessuno vuole mettersi nei guai con Pechino”. Di questo e di altro abbiamo parlato proprio con Ai Weiwei, che dopo alcuni anni in Germania e più recentemente in Gran Bretagna, vive oggi a Lisbona, dove ha trasferito il suo studio. “Sono un rifugiato recidivo – spiega l’artista cinese – non mi sento un eroe e nemmeno particolarmente coraggioso. Ma sono curioso e amo la verità. Ovunque vedo ingiustizie, le denuncio. E anche in Europa ce ne sono tante”. In Italia, dopo il successo avuto con le sue mostre, in particolare quella sui migranti, a Palazzo Strozzi, nel 2016, le sue azioni sono un po’ scese, dopo questo suo controverso tweet. “Era uno scherzo, una provocazione – ci dice nel corso dell’intervista – ma in un certo senso era vero. Ma sono molto felice che poi siete riusciti a controllare la pandemia meglio di tanti altri Paesi”.
 

Qui il trailer ufficiale di Coronation

Questo il trailer del documentario “ufficiale “cinese (esce oggi, 500 milioni di spettatori previsti)

Questo invece il trailer dell’altro documentario “semi-ufficiale”: “76 days”, candidato all’Oscar per il miglior documentario

L’intervista a Weiwei, 21 gennaio 2021

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P. Salve Weiwei, grazie per essere qui con noi, oggi è l’anniversario dello storico lockdown di Wuhan… è stato un successo, o un fallimento?

W.  Entrambi. Un successo perché ha fermato la pandemia, ma anche un fallimento per quanto riguarda il lato umanitario, e il ruolo che ha avuto lo Stato.
 

P.  Nel tuo film Coronation nonostante vi siano pochi dialoghi, sono evidenti le accuse di brutalità che fai al regime. Ma è possibile fare un lockdown senza essere brutali?

W.  Sì, certo, il lockdown è una pratica abnorme, ma allo stesso tempo coinvolge la libertà personale delle persone e per questo deve essere concordato con i cittadini. Lo Stato deve negoziare con i cittadini e avere il loro consenso. 
 

P.  Lei negli ultimi anni ha vissuto in Germania, in Inghilterra, e adesso in Portogallo, e ha quindi sperimentato le diverse gestioni della pandemia, c’è qualcosa che questi Paesi hanno fatto meglio dei cinesi?

W.  Penso che la situazione sia molto complicata, sì ho visto come hanno reagito in Germania e in Inghilterra, anche loro hanno avuto i loro problemi, hanno cercato di gestire le cose rispettando i principi di libertà, ma questo ha provocato molte tensioni tra i politici, i medici e le autorità locali. 
 

P.  Possiamo dire che questa pandemia ha mostrato anche il lato umano dei cinesi? Mi sembra che abbiano dimostrato molto coraggio.

W.  No, non sono d’accordo, non penso che una società possa diventare umana o disumana di colpo. È una combinazione di mentalità, cultura, consapevolezza dei diritti umani. È molto difficile dare una risposta. Nel mio film concentriamo l’attenzione su 4 o 5 persone. Persone decisamente umane, che hanno le loro convinzioni, che si fanno molte poche domande, ma che agiscono nonostante i limiti della situazione. E non penso che questo sia comparabile alle vostre società, dove lo Stato non ha gli stessi poteri.
 

P.  Raccontaci del tuo film, Coronation, i tuoi lavori sono sempre stati molto apprezzati in Occidente, magari non in Cina, ma in Occidente sì, ma questa volta non ha avuto successo neanche nei grandi festival internazionali. Perché?

W.  Mah, l’Occidente mi apprezza solo perché sono anti comunista, ma quando critico anche le vostre società, non sono così apprezzato. Io critico qualsiasi forma di disumanità, dovunque. Ricorderai i tempi di Human flow, quando ci siamo ritrovati. Anche quel film che parlava dei migranti, non fu molto apprezzato. Ma questa volta Venezia ha addirittura rifiutato il nostro film, e questo è un fatto.
 

P.  Pensi che questo sia dovuto al sempre maggiore potere che la Cina esercita sul mercato cinematografico mondiale?

W.  Penso che la Cina stia intensificando il suo soft power e che abbia già un enorme potere su questo mercato e questo è ben noto nell’industria del settore e dai festival internazionali. Nessuno vuole rinunciare al mercato cinese.
 

P.  Negli ultimi anni hai vissuto in Germania, Inghilterra e hai dichiarato che la gente non era molto amichevole. Adesso in Portogallo ti trovi bene?

W.  No, non ho detto che gli inglesi non sono amichevoli, tutt’altro, sono molto gentili. Quanto al Portogallo c’è un’atmosfera molto dolce e pacifica, ecco perché sono venuto qui.
 

P.  Sappiamo che hai un rapporto un po’ strano con l’Italia, dove tutti ti stimano ma è bastato un tweet per farti un sacco di nemici. “Il Corona virus è come la pasta: l’hanno inventato i cinesi, ma sono gli italiani che lo hanno esportato in tutto il mondo”.

W.  Beh, purtroppo è andata proprio così. Non capisco perché ve la siate presa così tanto. Anche se qualcuno mi ha detto che a voi non bisogna toccare né la mamma, né la pasta. E comunque siete un popolo che deve stare al gioco, e ora sono molto contento  che siate riusciti a gestire l‘emergenza molto meglio di altri Paesi. 
 

P. Già, perché come hai detto in una vecchia intervista, non ti ritieni coraggioso, solo un uomo divertente.

W.  È assolutamente vero, non sono un uomo coraggioso, sono una persona qualsiasi e mi piace scherzare. Sono una persona curiosa, e soprattutto sincera.
 

P.  Quindi non possiamo escludere che dopo Germania e Portogallo, non vorrai escludere di venire a mangiare la pasta da noi?

W.  Sì, certo. Io adoro la pasta, ne ho mangiata di buonissima a Venezia, ma mi sembra che sia molto difficile, oggi, trovare una buona pasta, anche in Italia.
 

P.  Ti cito un commento dell’Ambasciatore cinese a Londra Liu Xiao Ming: “Weiwei è un artista di basso livello che ha fatto fortuna insultando non solo il governo cinese, ma anche l’intero popolo cinese”.  Che ne pensi? Divertente, no?

W.  Ma certo, comunque sono molto contento che finalmente se ne sia andato. Per molti anni ha ingannato l’Occidente con la sua propaganda e le sue bugie. Sono contento che non gli piacciano le mie opere, spero che piacciano al prossimo.
 

P.  Ultima domanda: abbiamo un nuovo presidente negli Stati Uniti e il mondo si interroga sulla decadenza dell’impero americano, secondo te nel corso della nostra vita assisteremo al sorpasso cinese?

W.  La Cina si sta rafforzando sempre di più. Ha una strategia, una visione, e sanno come realizzarla, non penso che l’Occidente, guidato dagli Stati Uniti, sia consapevole di questa realtà. Sì, penso che la Cina sia destinata a diventare sempre più forte.
 

P.  Bene, allora è meglio che ci mettiamo tutti a studiare cinese.

W.  Forse non è necessario, ma dovere stare attenti… provate a esportare più pasta in Cina.
 

P.  Grazie, Weiwei, buona fortuna per ora e per il futuro.

W.  Grazie, chissà se ci sarà un futuro.

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