Usa, giustiziato l’ex narcotrafficante Corey Johnson: era malato di Covid

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Un tribunale aveva sospeso l'esecuzione del 52enne - coinvolto in 10 omicidi - e di un altro condannato, Dustin Higgs, proprio perché entrambi avevano contratto il coronavirus. Ma una corte d'appello federale ha revocato lo stop e la Corte Suprema ha dato il via libera

Negli Stati Uniti un ex narcotrafficante condannato a morte per il suo coinvolgimento in 10 omicidi, Corey Johnson, è stato giustiziato il 14 gennaio nonostante fosse malato di Covid-19. Dopo che un tribunale aveva sospeso l’esecuzione dell’uomo, un afroamericano di 52 anni, proprio perché aveva contratto in coronavirus, mercoledì una corte d'appello federale ha revocato lo stop e la Corte Suprema ha dato il via libera all’iniezione letale.

Per Johnson sette condanne a morte

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Johnson era membro di una gang responsabile di 10 omicidi nel 1992 nello Stato della Virginia, ed è stato giustiziato ieri sera con un'iniezione letale nel carcere di Terre Haute, in Indiana. Secondo quanto riporta il ministero della Giustizia americano, nel febbraio del 1993 una giuria del tribunale distrettuale degli Stati Uniti per il distretto orientale della Virginia ha dichiarato l’uomo colpevole di numerosi reati federali, tra cui sette capi di imputazione per omicidio capitale, e ha raccomandato all'unanimità sette condanne a morte, che il tribunale ha imposto. L'esecuzione di Johnson inizialmente era prevista per maggio 2006, ma un'ingiunzione preliminare ha impedito al governo di procedere.

L’ultima esecuzione federale dell’era Trump

La vicenda di Johnson è la stessa di un altro detenuto, Dustin John Higgs, la cui esecuzione - che dovrebbe essere l’ultima prima della fine del mandato di Trump - era stata sospesa per via del contagio da Covid-19 ma è stata ora autorizzata ed è prevista per oggi. Higgs, riporta il ministero della Giustizia, nel 1996 ha rapito e ucciso tre donne e nel 2000 una giuria della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il distretto del Maryland ha raccomandato all'unanimità nove condanne a morte, che il tribunale ha poi confermato.

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