Mark Chapman, il killer di John Lennon, chiede scusa a Yoko Ono

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A 40 anni dall'omicidio, l'assassino ha domandato perdono alla vedova del leader dei Beatles, definendo il proprio gesto come un atto egoista e di autocelebrazione

“Non l'ho ucciso per la sua personalità o per il tipo di uomo che era, ma perché era molto, molto famoso. È stato un atto egoista, di auto celebrazione, e mi dispiace per il dolore che ho causato, ci penso sempre”. Con queste parole, l'assassino di John Lennon, Mark Chapman, ha chiesto scusa alla vedova Yoko Ono a 40 anni dall'omicidio del leader dei Beatles e dopo che per l'undicesima volta gli è stata negata la libertà condizionata.

No alla libertà condizionata

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Chapman, nella sua dichiarazione, ha sostenuto che un atto come il suo meriterebbe la pena di morte e ha riconosciuto che non gli spetterebbe alcun beneficio: "Se scegliete di lasciarmi in prigione per il resto della mia vita, non ho niente da eccepire". La commissione del centro correzionale di New York ha effettivamente respinto la sua richiesta di libertà condizionata, ritenuta “incompatibile con il benessere della società” e sottolineando che il suo "atto violento ha causato devastazione non solo alla famiglia e agli ex membri della band, ma al mondo intero". Chapman avrà la possibilità di ripresentare la domanda tra due anni.

I timori di Yoko Ono

Yoko Ono si è sempre opposta in tribunale ai tentativi dell'assassino di ottenere la libertà condizionata. Nel 2015 in un'intervista confessò di essere molto preoccupata all'idea che Chapman potesse circolare liberamente: "Lo ha fatto una volta, potrebbe rifarlo. A me, a mio figlio, a chiunque altro", disse l'artista.

Chi è Mark Chapman

L'8 dicembre del 1980 Chapman sparò quattro volte a Lennon fuori dal suo appartamento a New York. Non oppose resistenza all’arresto e ammise immediatamente la sua responsabilità. Ex tossicodipendente ed estremista religioso dai comportamenti antisociali, fu ricoverato per un periodo in una struttura ospedaliera per problemi mentali. Nel corso degli anni sviluppò una profondissima ossessione per i Beatles, in particolare per John Lennon, che da idealizzazione si trasformò in rabbia e lo portò al gesto criminale.

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