Usa, Trump minaccia contestatori al suo comizio a Tulsa

Mondo

Donald Trump si affida ancora una volta a Twitter per avvertire eventuali manifestanti di evitare contestazioni, domani, durante il suo comizio a Tulsa, in Oklahoma

"Qualunque dimostrante, anarchico, agitatore, saccheggiatore o farabutto stia andando in Oklahoma cerchi di capire che non sara' trattato come lo e' stato a New York, Seattle o a Minneapolis. Sarà una scena molto diversa!", ha twittato il Presidente degli Stati Uniti. Il tycoon mette le mani avanti e fa una vera e propria minaccia verso chi si permetterà di contestarlo, sapendo che al momento il Paese è scosso da migliaia di manifestazioni in favore del movimento Black Live Matters.

Contestazioni

Alla vigilia del primo comizio elettorale in presenza del presidente e candidato repubblicano dopo il lungo stop per la pandemia, crescono di ora in ora i timori di proteste e scontri. Trump è molto contestato dai manifestanti, ha più volte minacciato l’intervento dell’esercito per contrastare le proteste e non ha fatto mai niente per calmare gli animi. Inasprendo la situazione quando, durante una photo opportunity in cui teneva una Bibbia in mano davanti alla St. John Church, ha fatto sgomberare la zona con lacrimogeni e proiettili di gomma.

Juneteeth

Il comizio che si terrà domani sarebbe dovuto in realtà tenersi oggi. Venerdì scorso, però, giusto una settimana prima dell’evento, Trump ha annunciato che sarebbe stato spostato al giorno dopo in segno di rispetto per la comunità afroamericana. Il 19 giugno negli Stati Uniti è il Juneteenth, una ricorrenza annuale che celebra la fine della schiavitù nel paese. In questo giorno, nel 1865, i soldati dell’Unione arrivarti a Galveston, in Texas, annunciarono agli schiavi che la guerra civile era finita e la schiavitù era stata abolita, e che di conseguenza loro erano diventate persone libere. Il Juneteenth si festeggia da più di 150 anni ed è sempre stata molto sentita della comunità afroamericana. Sentimento aumentato quest’anno, da quando le proteste sorte dopo la morte di George Floyd, e continuate dai movimenti antirazzisti in molte città, hanno assunto un valore maggiore anche per i non afroamericani. La scelta del 19 giugno per il suo comizio elettorale è stata quindi accolta da numerose critiche, anche se lo stesso Trump ha poi dichiarato che la scelta della data non aveva niente a che fare col Juneteenth.

Tulsa

La storia vuole che proprio a Tulsa, nel 1921, si svolse uno dei più brutali episodi di violenza razzista nella storia degli Usa, chiamato il “massacro di Tulsa”, durante il quale morirono 300 persone afroamericane e migliaia rimasero ferite. In seguito a un episodio che vedeva una donna bianca denunciare un afroamericano per violenza dopo aver preso l'ascensore insieme, migliaia di uomini bianchi armati, decine dei quali appartenenti alle forze dell’ordine, saccheggiarono e bruciarono case con l'obiettivo di ristabilire la supremazia razziale.

Mondo: I più letti